Uno, cinque, novanta giorni dopo: del nostro tempo (e corpo) rubato

15 / 1 / 2015

La contraccezione d'emergenza torna nuovamente ad accendere dibattiti e polemiche: è di poche ore fa la notizia della decisione di UE ed Ema - l'agenzia del farmaco europea -, in base alla quale per acquistare la cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo” non c'è più bisogno di una prescrizione.

Voi lo sapevate?

Esiste in commercio in Italia, da aprile 2012, un farmaco chiamato EllaOne (ulipristal acetato il principio attivo, una molecola nuova, meno sperimentata), molto simile alla più conosciuta pillola del giorno dopo, che garantisce un´efficacia contro una gravidanza indesiderata fino a 120 ore dopo il rapporto a rischio, come spiegò bene a suo tempo Altroconsumo e la Fondazione Veronesi.

Prima di addentrarsi nel dibattito, squisitamente e cattolicamente tutto italiano, sulla liceità o meno di un farmaco considerato dai medici obiettori come abortivo, sorgono alcune riflessioni.

Quante, ragazze, giovani, meno giovani, madri per sbaglio, per scelta, per dovere, ma prima ancora di tutto questo, donne erano a conoscenza dell´esistenza di questo farmaco? Molto poche, evidentemente, poiché, secondo Repubblica, “in 20mila l'anno sceglie EllaOne, mentre 320mila prende la pillola del giorno dopo”. Va aggiunto inoltre, dettaglio di non poco conto, che EllaOne si può prendere solo dopo aver eseguito un test di gravidanza che risulti negativo.

Va fatto un test di gravidanza per accedere al farmaco?

Anche se la cosa ha del paradossale, è proprio così. Il test è necessario affinché il medico possa prescriverlo: che sia medico di base, del consultorio, guardia medica, del pronto soccorso, augurandosi che non sia obiettore e non impedisca l´accesso al farmaco a priori.

Si sa, la donna è un essere bugiardo e sibillino, meglio accertarsi in loco! In caso vi sia una gravidanza in corso non si avrà accesso al farmaco. Questo iter, ovviamente, vale solo per l´Italia.

Il percorso per assumere il farmaco sembra essere costellato di ostacoli, il prezzo è perlomeno accessibile? Certo che no! Costa, infatti, la bellezza di 34,89 €, cui aggiungere il costo del test di gravidanza.

RU486, Norlevo, Ellaone: un gran calderone che chi ricorda qualcosa... 

Come spiegano numerosi media che si occupano di medicina e salute, vi sono differenze sostanziali tra la Ru486 (o pillola abortiva, che al momento si può ricevere solo con ricovero ospedaliero) e la contraccezione di emergenza: mentre per la prima si tratta di un aborto farmacologico, la pillola del giorno o dei cinque giorni dopo agisce a livello di prevenzione, bloccando l´ovulazione e rendendo inospitale la mucosa uterina. Essendo possibile assumere Ellaone per più tempo dopo il rapporto, rispetto a Norlevo, potrebbe evitare l´impianto di un ovulo già fecondato.

E’ questo il dettaglio su cui si giocano le polemiche: l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che la gravidanza ha inizio quando l'ovulo fecondato s’impianta nell'utero. Una nuova definizione che cancella, di fatto, quella vecchia in cui si affermava che la gravidanza aveva inizio al momento della fecondazione. E, in effetti, medici e farmacisti cattolici italiani sostengono che si tratti di un aborto mascherato e si preparano a dare battaglia mentre Francia, Inghilterra e Germania partiranno da febbraio con la vendita senza ricetta.

Come da dichiarazioni riportate sul sito di Repubblica: "Non vogliamo che sia sancito il divieto di usare la pillola - dice Filippo Boscia, ginecologo e presidente dell'Associazione medici cattolici  -  ma definirla un contraccettivo è una bugia. Usarla vuol dire abortire, ma non è questo che mi preoccupa, quanto il fatto che ormai le giovani hanno rapporti a 13-14 anni. Se iniziano così presto a usare farmaci di questo tipo danneggiano il loro sviluppo riproduttivo. Confido che Governo e Aifa blocchi tutto".

Pare che il dottor Boscia abbia finalmente toccato il punto: come si stanno muovendo associazioni, medici e legioni di antiabortisti italiani, davanti alla confusione di una giovane cui viene proibito tutto e spiegato niente?

Basterebbe fare un breve sondaggio tra donne dai 13 anni in su per essere sicuri della grandissima confusione che regna in materia di conoscenza della sessualità, del proprio corpo, del proprio ciclo, dei metodi contraccettivi. Sembra che in Italia, quando c´è da trattare pragmaticamente un tema delicato e politicamente esplosivo, la ricetta sia sempre la stessa: proibizionismo, utilizzo smodato dell´etichettamento e del giudizio facendo leva sui sensi di colpa, informazione nulla o quasi, fondi destinati alla prevenzione pari a zero. Così è stato anche per la Fini-Giovanardi e i suoi bigottissimi sostenitori, legge che equiparando tutte le droghe ha mandato tantissime persone in carcere ingiustamente, ha fatto disinformazione totale rispetto alle sostanze, ai loro effetti ed eventuali pericoli; ha mandato insomma un sacco di giovani al macello, al grido di “te lo sei voluto tu con il tuo stile di vita!”.

Ora, al posto del termine sostanze, proviamo a utilizzare quello di “pillola contro la gravidanza”: l'effetto sarà lo stesso, un dito puntato contro la scellerata fornicatrice, in particolare se minorenne: “te lo sei voluta tu, con il tuo stile di vita!

Dall'ignoranza trae beneficio chi davanti alla consapevolezza delle persone ha solo da perdere; così il nostro paese sta costruendo un nuovo concetto, più moderno e video controllato, di medioevo: dire tutto e il contrario di tutto senza alcuna evidenza scientifica, sostenere la libertà d'espressione ('#JesuisChiarlie perché questo è un paese libero e laico, vero?!), ma aver totalmente accantonato il concetto di prevenzione e riduzione del danno, tutelare l´embrione pretendendo di disquisire sul corpo della futura madre, salvo poi non avere alcuna politica a garanzia e tutela della maternità.

Quindi?

Ci interessa davvero, a conti fatti, discutere della possibilità di poter comprare senza ricetta un farmaco di cui nessuno ci aveva parlato, per il quale fino a ieri dovevi pisciare davanti al tuo medico per dimostrare di non essere già incinta, i quali proventi andranno ad ingrassare le case farmaceutiche? Ci interessa nel momento in cui già sappiamo che nel nostro Paese medici e addirittura farmacisti si mobiliteranno contro la possibilità di autodeterminazione della donna?

Forse la soluzione è ricominciare da zero. Mentre i grandi teologi disquisiscono di un pugno di cellule, della Vita con la V maiuscola, le compagne devono tornare a sporcarsi le mani dove c´è semplicemente la vita con tutte le sue contraddizioni: nei quartieri, tra le migranti che non hanno accesso alle cure primarie, le prostitute, le ragazze che si fanno i selfie e che probabilmente sono le prime ad additare chi abortisce e a sentirsi riconosciute e realizzate solo attraverso un figlio in grembo: “non sono riuscita a diventare nessuno, ma almeno sono mamma”.

Fuori e dentro i consultori, a fare la spola tra un disservizio e l'altro, un medico obiettore e l'altro, e il fine settimana spera che almeno in pronto soccorso ci sia un medico abortista, mentre il tempo stringe, stringe, e sale l´angoscia di una decisione che sempre altri prendono al posto nostro, altri a decidere il nostro tempo di vita, di fecondità, di amare, morire o lottare. La riflessione, la discussione e la capacità di agire e creare conflitto non possono essere condizionate dagli oscurantismi.

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