Un’alleanza per il Mediterraneo, il Mare Bianco arabo



Non c'è nessun'altra area del mondo in cui in uno spazio così concentrato si trova un'eredità così comune e così diversificata insieme: è tempo di affrontare anche dal basso la costruzione di una nuova fratellanza euromediterranea.

9 / 4 / 2013


Dal 26 al 30 marzo si è svolto a Tunisi il Forum Sociale Mondiale. In questa occasione si sono scambiate esperienze e  percorsi avviati in questi anni, ma   prima di tutto si sono  condivise speranze e desideri. Insieme  con chi sulle coste del nostro Mediterraneo, sta lottando per richiedere a gran voce giustizia sociale,  libertà, democrazia reale e soprattutto  un futuro migliore.


A Tunisi è stato ribadito con forza e si è voluto lanciare un messaggio chiarissimo e cioè che,  dopo le primavere e le rivoluzioni arabe che stanno  vivendo una difficilissima transizione,  indietro  non si può proprio tornare.


Un appuntamento quello tunisino, il primo Forum mondiale tenuto in un paese arabo,  da molti auspicato e atteso da tempo. Ho voluto ricordarlo  in occasione della presentazione del Forum  che si è svolta presso la Casa delle Culture di Trieste, dove ho letto questa riflessione,  il titolo era “Fratellanza Euromediterranea, nei paraggi del paradiso perduto ”

“Tutti abbiamo passato alcuni anni in cui l'Europa occidentale ha dovuto - non senza fatica - riscoprire la sua altra faccia della luna, cioè i propri concittadini europei dell'Est. Caduti i muri e le cortine, una reciproca amputazione durata almeno mezzo secolo si sta lentamente ed assai contraddittoriamente rimarginando...



Oggi un'altra fratellanza affievolita o forse dimenticata è da riscoprire: quella euromediterranea. In anni passati in Italia si è assistiti ad un curioso dibattito geopolitico: chi voleva entrare in Europa, reclamava spesso la necessità di staccarsi dal Mediterraneo, dall'Africa, come talvolta si diceva in senso spregiativo. Anche nel resto d'Europa, l'attenzione al Mediterraneo negli ultimi anni ha subito alterne vicende....

L'assenza di una comune politica mediterranea rende  ancor più pesante la marginalità dell'Europa nel ritrovare la pace tra israeliani ed arabi, nel dialogo con i paesi "difficili" (come Libia, Siria, ecc.), in alcune ingiustizie ormai da troppo tempo sopportate (la divisione di Cipro, per esempio), nella ricerca di un nuovo ordine post-guerra-fredda anche nel Mediterraneo. La proposta, avanzata fin dai primi anni '90, di organizzare per quest'area una sorta di Helsinki del Mediterraneo, cioè un quadro complessivo di accordi per la cooperazione e la sicurezza, è stata lasciata cadere…attraverso accordi di cooperazione e di finanziamento, dobbiamo  osare un disegno più ambizioso: un partenariato che porti ad una vera e propria Comunità euromediterranea, a fianco ed intrecciata con l'Unione europea.



D'altra parte forse non si può chiedere ai governi quanto dai cittadini e dalla società civile non è ancora sufficientemente sentito e condiviso.

E' questa oggi una sfida ed una possibilità di grande rilievo per i cittadini ed i gruppi europei e mediterranei. Non c'è nessun'altra area del mondo in cui in uno spazio così concentrato si trova un'eredità così comune e così diversificata insieme: al crocevia tra i tre continenti (Europa, Asia, Africa) e le tre grandi religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo, Islam), in una cornice ambientale e monumentale con caratteristiche fortemente comuni ed oggi gravemente minacciata.

Ecco perchè riteniamo che sia tempo di affrontare anche dal basso la costruzione di una nuova fratellanza euromediterranea, e di accompagnare criticamente ed attivamente il processo che si svolge al livello delle istituzioni e dei governi.

Una parte del volontariato europeo impegnato per la pace, per la cooperazione, per l'ambiente, per la giustizia tra nord e sud, per uno sviluppo umano e sociale sostenibile, già opera in questa dimensione. Ma se vogliamo davvero ravvivare e rinnovare il patrimonio comune che lega comunità, popoli, cittadini, eco-sistemi, economie e società mediterranee, ed intrecciarle con quell'altro grande processo di integrazione che oggi faticosamente avviene tra l'Occidente e l'Oriente del continente europeo, bisognerà sviluppare una nuova sensibilità, e cogliere le molte occasioni di azione ed inter-azione. La prospettiva di una Comunità euro-mediterranea, fortemente intrecciata con l'Unione europea (certo non l’Europa di oggi n.d.r) , ma non esaurita in essa, esige innanzitutto la riscoperta e valorizzazioni delle radici comuni, di un'ispirazione culturale ed ideale capace di suscitare energie, entusiasmi, creatività. A questa prospettiva le tre grandi religioni del Mediterraneo potrebbero e dovrebbero dare un apporto determinante.”


Era il testo di una riflessione di grandissima attualità, che Alexander Langer, allora presidente dei Verdi al Parlamento europeo, aveva fatto ad Arezzo.
Era il 4 maggio 1995.


Una riflessione che Alex, in grandissima parte, aveva fatto anche due anni prima a Trieste. Era se ricordo bene il marzo  1993 e l‘occasione era stata la presentazione  del libro/intervista di Riccardo Ferrante alla nostra grande anima Fulvio Tomizza,  dal titolo Destino di frontiera.

Un libro che Vi invito a rileggere oggi, si proprio oggi vent’anni dopo, alla vigilia cioè del ritorno della Croazia nella Casa comune europea. Dell’Istria si ricorda che è : “…una terra che si apre all’altro, alla storia, agli avvenimenti. (pag. 24)
e che questa nostra terra plurale, nonostante gli eventi, mantiene un suo volto immutabile, ma ha il potere di far cambiare la gente. ….Dove vi è il confronto tra l’irruzione della storia devastatrice che tende a cambiare e mutare, e questa terra aperta e disponibile ma che è sempre lei; non è possibile travolgerla, mentre è lei ad assimilare persone di cultura e mentalità diverse.”


Voci profetiche di quasi vent’anni fa. E in parte, purtroppo, siamo ancora lì.  Alexander Langer e Fulvio Tomizza, due grandi profeti del nostro tempo e proprio per questo spesso, ahimè inascoltati,   riuscivano splendidamente a cogliere i segni  dei tempi. In particolare quello di condividere una cultura del dialogo, del confronto e dello scambio, ma anche del risveglio della grande cultura del Mediterraneo.  Indicando però anche il cammino  da percorrere.


Questi splendidi ricordi rendono ancora più evidente il silenzio assordante  e l’inadeguatezza, la scarsa attenzione e direi il silenzio assordante su questi temi  delle Istituzioni pubbliche. In particolare quelle di una città potenzialmente straordinaria come Trieste . Anche perché  molti comuni italiani hanno sostenuto il Forum e poi mi piace ricordare che la Regione Puglia da molti anni ha un Assessorato dedicato esclusivamente al Mediterraneo Dobbiamo quindi ringraziare  quanto ha fatto l’Associazione Ya Basta e l’amico Alfredo Racovelli che ha voluto presentare proprio a Trieste, alla Casa delle Culture, il Forum di Tunisi. Perché ci  ha ricordato e ci ha aiutato  a riflettere da questo nostro Adriatico/mare dell’intimità ormai sempre più mare europeo, che siamo parte del Mediterraneo Di quello stesso   Mare Bianco, come lo chiamano nel  mondo arabo, con il quale dobbiamo condividere un destino comune.


Dobbiamo infine assolutamente ringraziare la moltitudine di giovani, i veri protagonisti del Forum di Tunisi, che ci hanno voluto ricordare che  al di là del Canale di Sicilia e dei nostri “piccoli recinti”,  soffia il vento fresco di grandi  cambiamenti. I giovani e le donne di tutto il mondo e in particolare quelli dell’Europa di oggi e di domani, che ci hanno indicato un percorso da intraprendere.   Un cammino di pace, di libertà, di giustizia e soprattutto di speranza per un futuro comune.  Una nuova fratellanza anche per questa nostra vecchia Europa.  Perché   oggi,  anche se  per la mancanza  di una vera politica mediterranea dell’Unione Europea sembra che la distanza tra le due sponde sia aumentata, è veramente difficile pensare che tutto potrebbe tornare come prima. Ecco perché dopo questo appuntamento  anche dall’angolo più a nord del Mare bianco, quello in cui si trova questo nostro straordinario mondo plurale,  non solo dobbiamo immaginare,  ma concretamente costruire insieme una alleanza mediterranea.

Certo il Mediterraneo è il mare del pessimismo, ma proprio dal profondo del buio della crisi dobbiamo ricordarci che il Mare Bianco,  è stato la culla ancestrale di tante utopie che hanno cambiato il mondo!

Marino Vocci

Marzo 2013

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