Una “tagliola” sui diritti: «ma non avete vinto voi!»

28 / 10 / 2021

Ieri al Senato avrebbe dovuto essere esaminato il disegno di legge Zan, legge contro omolesbobitransfobia, contro la discriminazione di genere, di orientamenti sessuali e abilista. Come sappiamo, grazie al voto anonimo per la “tagliola” presentata da Fratelli d’Italia e Lega questo non è stato possibile. Con 154 voti favorevoli, 131 contro e 2 astenuti è stato affossato e di conseguenza si è bloccato l’iter del ddl Zan, togliendo così qualsiasi possibilità di una sua approvazione, almeno in questa legislatura.

Nella sala del senato alla fine della votazione si è alzato un boato di urla di gioia, urla che esprimono quanto odio e meschinità ci sia in chi siede in quelle aule e (in)degnamente rappresenta la parte più becera e reazionaria di questo Paese.

Ma non sono gli unici che nella giornata di ieri si sono lasciati andare a commenti ed esternazioni: stiamo infatti vedendo “gioire” i  movimenti pro-vita e pro famiglia tradizionale e tutte quelle realtà che da sempre hanno marciato e combattuto contro i diritti di tutte le soggettività che non siano conformi al loro ideale.

Emblematica è la figura di Simone Pillon, che non ha perso ovviamente l’ occasione per ribadire quanto per lui sia importante che lə bambinə crescano con una mamma e un papà. Ma al carrozzone si sono ovviamente aggiunti tutti quei partiti e personaggi dichiaratamente fascisti, come l’assessora all’istruzione del Veneto Elena Donazzan, che subito commenta il fatto dicendo che è “un’ottima notizia: ha vinto la libertà”.

Ma di quale libertà stiamo parlando?! Quella di discriminare, abusare e violare tutte quelle soggettività non conformi, che ogni giorno vengono invisibilizzate?!

Ma non dobbiamo “ringraziare” solo loro se ieri, il Ddl Zan è stato bloccato, dobbiamo anche ringraziare i/le 16 senatorə del centrosinistra che sono passatə dalla parte del centrodestra vigliaccamente, coprendosi col voto segreto e votando contro al disegno.

Quello che ieri è stato messo in atto è l’ennesimo esempio di come le persone che dovrebbero governare facciano valere e predominare il loro privilegio, decidendo dall’alto delle loro posizioni sulla pelle delle soggettività non conformi, LGBTQ+, discriminate e con disabilità .

Con il voto di ieri pensano di aver vinto coloro che definisco il ddl Zan come una legge liberticida, ma che da sempre parlano di “teoria gender”, di “famiglia naturale” e di togliere alle donne la libertà di decidere sul proprio corpo. Pensano di aver vinto tuttə coloro che in nome di una “libertà” individualista quotidianamente attuano comportamenti d’odio, discriminazione e violenza nei confronti di chi non si riconosce nell’etero-cisnormatività imposta nella società.

Ma questa, ci spiace per voi, non è la realtà: non avete vinto e non vincerete. A voi che esultate per aver stoppato questa legge, ci dispiace ma - come abbiamo sempre detto - vogliamo molto di più, vogliamo molto di più della 194, vogliamo molto di più del Ddl Zan: lo dicevamo prima e ora ci faremo sentire ancora più forte.

Quello che è successo ieri in Senato non ci farà stare zittə, anzi siamo ancora più incazzatə di prima. La violenza che subiamo è quotidiana, ma questo non ci ferma e non ci ha mai fermato dal lottare per i diritti di tuttə .

Negli ultimi mesi come soggettività non conformi  siamo più volte scesə in piazza per chiedere l’approvazione della legge Zan, sottolineando anche come questa non fosse sufficiente per combattere il sistema etero-cispatriarcale e abilista in cui viviamo. Ecco perché, a maggior ragione, dopo la giornata di ieri torneremo per le piazze e le strade delle nostre città per chiedere molto di più.

Ricordiamo che la lotta per i diritti delle soggettività LGBTQ+ è nata da una rivolta portata avanti da donne trans e drag queens che non hanno avuto paura di lottare per la loro libertà e la loro autodeterminazione. Non siamo dispostə a farci mettere i piedi in testa da una classe dirigente che come interesse ha quello di portare avanti un sistema retrogrado, patriarcale e discriminatorio.

Non staremo zittə e ci faremo sentire perché il bigottismo che si è espresso ieri nelle aule istituzionali non rappresenta la realtà che quotidianamente viviamo nelle scuole, nei collettivi e collettive, nelle piazze e nelle strade delle nostre città.

Vogliamo essere ascoltatə, vogliamo riprenderci il nostro futuro e tutto quello che ci spetta, senza se e senza ma.

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