Una coalizione di lotta per un’altra Europa

Movimenti. La posta in gioco è una diversa politica sulla cooperazione trans-nazionale

30 / 1 / 2014

È in uno dei punti più sen­si­bili dei «con­fini esterni» dell’Unione Euro­pea che uomini e donne pro­ve­nienti da Paesi e mondi diversi si incon­tre­ranno per siglare un patto: per sten­dere la «Carta di Lam­pe­dusa» e per impe­gnarsi a dare attua­zione ai suoi principi.

Lam­pe­dusa, in effetti, è diven­tata uno snodo stra­te­gico nelle poli­ti­che euro­pee di con­trollo dei con­fini e delle migra­zioni, che hanno ridi­se­gnato com­ples­si­va­mente lo spa­zio medi­ter­ra­neo. La stessa azione del governo ita­liano va vista all’interno di que­sto qua­dro più gene­rale, carat­te­riz­zato dal ten­ta­tivo di fil­trare selet­ti­va­mente i flussi migra­tori, di «ester­na­liz­zare» per quanto pos­si­bile la gestione dei richie­denti asilo, ma anche di «armo­niz­zare» que­ste poli­ti­che con inte­ressi stra­te­gici ed eco­no­mici nei Paesi della sponda Sud del medi­ter­ra­neo (dove la caduta di regimi «amici» e col­la­bo­ra­tivi, nel 2011, ha posto più di un pro­blema). Le poli­ti­che di «coo­pe­ra­zione allo svi­luppo», in par­ti­co­lare, sono state negli ultimi anni sem­pre più diret­ta­mente col­le­gate al con­trollo dei con­fini e delle migrazioni.

Lam­pe­dusa è uno spec­chio in cui si pos­sono vedere riflessi alcuni dei «risul­tati» di que­ste poli­ti­che. Sui fon­dali del mare che cir­conda l’isola giac­ciono migliaia di cada­veri. La com­po­si­zione delle donne e degli uomini che rie­scono a sbar­care sulle sue coste rac­conta la vio­lenza delle crisi e delle guerre che con­ti­nuano a deva­stare molte aree sulla «sponda sud» del Medi­ter­ra­neo (non­ché molti Paesi da cui donne e uomini in fuga la rag­giun­gono). I rituali di degra­da­zione a cui, come tutti hanno visto, i migranti ven­gono sot­to­po­sti nel «cen­tro d’accoglienza» dell’isola, ci par­lano poi delle con­di­zioni quo­ti­diane di vita negli innu­me­re­voli luo­ghi di deten­zione in Europa e ai suoi con­fini. E quei rituali di degra­da­zione pre­pa­rano i migranti alle degra­da­zioni e alle discri­mi­na­zioni che costi­tui­scono la «nor­ma­lità» in Ita­lia e in Europa, tanto nel lavoro quanto nella società.

Lungi dal rive­stire un signi­fi­cato «mar­gi­nale», ciò che accade da anni a Lam­pe­dusa, pro­prio in quanto «luogo di con­fine», fa dun­que emer­gere alcuni dei carat­teri stra­te­gici di quella che pos­siamo chia­mare la costi­tu­zione mate­riale dell’Unione Euro­pea: la defi­ni­zione dei cri­teri di accesso al suo spa­zio, l’affermazione e la nego­zia­zione dei suoi inte­ressi nel rap­porto con aree di grande rile­vanza stra­te­gica ed eco­no­mica, la stessa arti­co­la­zione della cit­ta­di­nanza euro­pea e del «modello sociale» a essa collegato.

Tutt’altro che «mar­gi­nale», con­se­guen­te­mente, è la posta in gioco nella ste­sura della Carta di Lam­pe­dusa. L’annunciata par­te­ci­pa­zione di atti­vi­sti e atti­vi­ste da Paesi della sponda Sud del Medi­ter­ra­neo costi­tui­sce una straor­di­na­ria occa­sione di con­fronto su una diversa poli­tica di coo­pe­ra­zione trans-continentale, nutrita dalla straor­di­na­ria spinta dei movi­menti del 2011. La pre­senza di molti col­let­tivi di migranti por­terà all’interno della discus­sione di Lam­pe­dusa la voce dei pro­ta­go­ni­sti delle for­mi­da­bili lotte che la migra­zione con­ti­nua a deter­mi­nare tanto nei ter­ri­tori euro­pei quanto ai suoi con­fini. E l’interesse dimo­strato per la Carta di Lam­pe­dusa da parte di molti movi­menti che si bat­tono con­tro l’austerity pre­fi­gura più ampie coa­li­zioni di lotta per un’altra Europa.

A Lam­pe­dusa del resto abbiamo visto in que­sti anni anche imma­gini diverse da quelle che si sono ricor­date in pre­ce­denza: imma­gini di una soli­da­rietà costruita in con­di­zioni spesso dif­fi­cili, l’immagine di una sin­daca corag­giosa capace di dire le parole giu­ste al momento giu­sto, imma­gini della dignità, della rab­bia e della resi­stenza di donne e uomini migranti che non inten­dono subor­di­nare la pro­pria libertà di movi­mento ai cri­teri di «con­ve­nienza» che ispi­rano le poli­ti­che migra­to­rie ita­liane ed euro­pee. Ecco, nella radi­ca­lità di que­sta affer­ma­zione di un prin­ci­pio (di un «diritto», se si pre­fe­ri­sce) da parte dei migranti, in un gesto che si ripete quo­ti­dia­na­mente nelle nostre città, c’è una trac­cia per inten­dere il signi­fi­cato della Carta di Lam­pe­dusa e dei suoi prin­cipi fon­da­tivi: un dispo­si­tivo di mol­ti­pli­ca­zione e di inten­si­fi­ca­zione delle lotte che già oggi pre­fi­gu­rano un’altra Europa.

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