Lo scontro Nord/Sud ai tempi odierni ha origini lontane

Un' altra storia

di Giovanni Pagano

2 / 7 / 2010

“ Bisogna viaggiare sempre sotto
il segno dello spaesamento,
essere in transito , essere sempre nel posto sbagliato”

Edward Said

“ Avevo la sensazione, c'era la netta sensazione,
che il Sud non potesse vincere contro il nord.
Giocammo contro la Juve a Torino e gliene facemmo 6.
Sai cosa significa che una squadra del Sud fa sei gol alla Squadra dell'avvocato Agnelli?”

D.A.Maradona , tratto dal film Maradona di Kosturica

“ Fummo calpestati e ci vendicammo”
Gianni De Vita, Brigante
luogo tenete di Carmine Crocco,
dichiarazione in sede di processo

La prima cosa che penso è che sono passati 150 anni ,dal mio punto di vista sembrano un tempo infinito , un tempo cosi lontano che è difficile pure nominarla quella data 1861, però se si sta un attimo fermi a ragionarci meglio ,150 anni non sono mica tanti ,forse sono il tempo che ci vuole a costruire i meridionali.
Oggi nel nostro paese è in atto una nuova pantomima mediatica sulle celebrazioni del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, tra fasti e recupero dei percorsi dei mille , polemiche per le frasi poco allineate alla ricorrenza dei ministri leghisti di turno (tutto molto noioso in verità). Quello che però non si dice è cosa siano stati questi 150 anni per il nostro paese, soprattutto dopo tutto questo tempo, quello che si tiene nascosto è che il processo di unità abbia avuto più il carattere di un'unificazione forzata, di un'occupazione militare, di invasione coloniale che quello di un processo di costruzione di unità nazionale su base territoriale.
C'è una parte di questo paese che non ha nulla da festeggiare, forse c'è una parte del paese che oggi dovrebbe provare a ricordare a ricostruire la propria identità, partendo dal fatto che niente si può leggere fuori dal testo, noi oggi siamo meridionali o meglio ci hanno fatto diventare meridionali, quando più semplicemente eravamo duo-siciliani. Siamo cresciuti con la consapevolezza di essere il sud di qualcun altro, sempre subalterni a qualcosa, arretrati e pieni di del senso di colpa di non essere come gli altri europei.
Quando dico hanno fatto in modo, parlo delle stragi compiute dall'esercito savoiardo e dalla spedizione dei mille( si contano più di un milione di morti), della distruzione dell'economia Duosiciliana, della devastazione e conseguente cancellazione di decine di piccoli paesini della Lucania e della Campania, della costruzione di campi di concentramento per meridionali al nord, degli oltre 20 milioni di meridionali costretti ad emigrare per non dover scegliere la morte o l'infamia della schiavitù coloniale. 2O milioni sono un'altra nazione che è sparsa per il mondo.
Di tutto questo parla un libro che sta avendo un discreto successo, “Terroni” di Pino Aprile. Il libro di Aprile ,se pur ricalca lo stile dei best seller alla Saviano, fornisce una serie di dati che sono sconvolgenti; quando rileggi la tua storia, quando ti guardi alle spalle, pensi come hai fatto fino ad oggi a non vedere tutto ciò che sei diventato, ti rendi conto di come la forza del discorso dei vincitori finisca per penetrare nella mente dei vinti e diventare verità assoluta. La Storia con la S maiuscola, ci parla di un popolo di lazzari, senza dio, nulla facenti e mafiosi, che un bel giorno furono annessi al regno d'italia e traghettati verso la civiltà. Questo processo così “ benevolo” in tutti questi anni non si è potuto realizzare perchè quegli stessi straccioni e cammorristi non hanno fatto altro che continuare a essere quello che erano mettendo in ginocchio anche il resto del paese con la loro voglia di non fare niente.
Se si osserva bene, però si può anche trovare una storia con la s minuscola, di serie b, che sembra dare una dignità alla gente di qua giù. Sarà la solita scorciatoia contro le responsabilità che i meridionali hanno nei confronti della loro condizione attuale? Partendo da questo assunto due economisti Vittorio Daniele e Paolo Malanima, in un loro lavoro per la Rivista di Politica Economica1,legata a Confindustria (Non la pravda del sud) provano ad analizzare i fenomeni economici e il divario tra regioni del nord e regioni del sud dal 1871 al 2004. Quello che ne viene fuori è qualcosa che lascia a bocca aperta, non esistevano prima del 1871 “due italie” anzi dicono i due economisti: <>, cioè l'inizio del divario tra nord e sud comincia quando intellettuali del calibro di Fortunato e Villari parlano di “ Questione meridionale” 10 anni dopo l'annessione del Regno delle Due Sicilie. Nonostante si avverta la nascita di un problema che ancor oggi è senza soluzione, negli anni 70 e 80 del '800 , c'è ancora un quadro della penisola molto diversificato , più semplicemente non esiste ancora una divisione netta tra nord e sud :<< In Campania il reddito pro capite è comparabile a quello della Lombardia, mentre in Puglia e nelle Isole maggiori è analogo a quello medio nazionale. Una situazione di relativo ritardo caratterizza alcune regioni del Mezzogiorno, come Abruzzi e Calabria, mentre nel Nord è il Veneto la regione più arretrata. Le condizioni regionali sono, dunque, molto simili e le differenze esistenti nei livelli del reddito pro capite non rendono possibile una divisione secondo la linea Nord-Sud.>>
Ciò che avviene nei decenni successivi è storia nota( mica poi cosi tanto!) le regioni del Sud diventano sempre più povere mentre quel del centro-nord cominciano un livellarsi verso l'alto. La Campania che ne 1911 era la regione al Sud con un reddito pro capite superiore a quello medio italiano, nel 1921 raggiunge il livello di tutte le altre regioni del Mezzogiorno, si può dire che il processo è completato!
Ma ciò che più è significativo secondo il mio avviso è questa data 1921. Su me ha avuto un effetto Copernicano, ho sempre pensato di capire a fondo ciò che la storia( quella con S grande) avesse fatto alla mia gente, sono sempre stato, e sono ancora, un convinto antifascista, nemico giurato della propaganda del ventennio, ma anche io ho scoperto di aver costruito la mia vita su delle presunte verità. Lo spiego in breve, nei libri di scuola così come i documentari , il fascismo viene descritto come un fenomeno reazionario e male assoluto, ma si cela tra le righe il messaggio che al duce e ai suoi gerarchi vada dato il merito di aver provato a costruire un'identità nazionale( se poi è un merito?) , si legge il fascismo ha provato a fare gli italiani. Io non lo so se ha fatto gli italiani ( a scuola mi hanno insegnato il fascismo aveva ridotto le differenze territoriali), ma i meridionali li ha fatti e pure bene, durante il ventennio fascista il divario tra nord e Sud raggiunge il suo massimo storico, il distacco aumenta sensibilmente, un meridionale ha un reddito pro capite che è circa il 47 percento di quello del centro-nord, in Calabria e in Basilicata raggiunge il 37 per cento. Quello che qualcuno aveva cominciato nel 1861 , viene continuato per anni dagli stessi apparati e gruppi dirigenti per tutti e 150 anni successivi. Se la storia si legge bene se superano le verità assolute, si ha la forza di guardarsi alle spalle, si scopre che in questi 150 gli stessi gruppi dirigenti, le stesse lobby, hanno dato vita a un feroce attacco verso una parte del paese costruendo le condizione per cui si vivesse nell'arretratezza, nella povertà e legati all'assistenzialismo dello stato italiano. Ma qui non è sempre stato cosi , sembrerà strano ma il regno di Napoli poteva vantare di una serie di primati economici e sociali paragonabili solo all'Inghilterra in piena rivoluzione industriale, sicuramente non eravamo uno stato moderno ma le Due Sicilie godevano di una condizione di salute migliore delle casse del regno di Savoia. 2 Lo sviluppo del Nord, le ricchezze di una parte del paese sono gravate sulle spalle della parte che la guerra durante quel famoso 1861 l'ha persa. Questo processo non è stato solo lo spostamento di capitali o beni dal sud al nord, è stato sangue (tanto, troppo), quello di chi decise di restare , scegliere di combattere, di lotta ,di essere brigante piuttosto che vedere la propria terra violentata, come violentate furono migliaia di donne durante gli stupri di massa dei carabinieri e dei soldati dei Savoia ( e oggi la maggior parte delle forze armate del paese è composta da meridionali, che giochi infami che tira il destino,quanto disonore sui briganti) furono anche il sudore e le lacrime di 20 milioni di meridionali costretti a emigrare una volta che quella guerra di guerriglia ormai era stata sconfitta , dieci anni di resistenze in armi ,grandi partigiani meridionali oggi non vengono neanche ricordarti, nomi come quello di Carmine Crocco suonano quasi come una bestemmia qua giù, gli hanno preferito quelli di Garibaldi o di Cavour che come dice una canzone di recentissima uscita del artista napoletano Eddy Napoli , Malaunità, scritta per i 150 anni dell' Unità d'Italia, altro non sono che “eroi abusi nei libri di storia”. Lacrime di chi all'inizio fu deportato nei campi di concentramento in Piemonte e poi sepolto nella calce delle fosse comuni, o di chi divento clandestino per sfuggire alla fame del fascismo , illegale nella nuova nazione italia. Si perchè per coprire la vergogna di quello che stava succedendo, la strage silenziosa che si stava consumando, fu istituito il divieto di migrazione per i meridionali( non solo leggi razziali per gli ebrei insomma) mentre i settentrionali venivamo trapiantati nelle paludi pontine appena bonificate i loro “fratelli d'italia del Sud” morivano di fame e schiacciati dalle tasse( i meridionali dovettero pagare anche le tasse per coprire i costi della guerra di annessione). Qualcosa però ancora non è chiaro, perchè noi del Sud abbiamo subito e continuiamo a subire tutto questo? Cosa ci impedisce di ribellarci? Cosa ha fatto di noi quello che siamo?
L'unica risposta che mi viene spontanea è : il colonialismo e il tempo.
Da un lato la violenza coloniale ha fatto si che milioni di meridionali perdessero la memoria di quello che è successo qui dal momento dell'annessione, la fuga dei nostri padri migliori, quelli più preposti a mettere in gioco per trovare una nuova vita fuori dall'italia, ha ci ha privati di risorse e intelligenze che non torneranno mai più (oggi l'unica speranza che abbiamo risiede in quel mare mediterraneo che è stato sempre una parte integrante delle nostre vite, solo la voglia di libertà di milioni di fratelli e sorelle in fuga, che sono pronti a portare le loro intelligenze e le loro vite fuori dalle loro terre natali, può essere speranza per noi tutti) . Il regime coloniale dei primi anni dell'occupazione meridionale, ha prodotto anche la nascita di una borghesia locale legata alle briciole che garantiva il governo del nord, mentre faceva massacrare il popolo nella campagna unitaria si accordava con i capi mafia locali unici in grado di gestire in modo violento e autoritario la voglia di rivolta e di liberazioni di milioni di contadini . Dovremmo parlare poi delle deportazioni interne di forza lavoro meridionale nelle fabbriche del nord durante il boom degli anni '80, ma penso che il tempo abbia fatto più male di tutto, cancellando i ricordi e i torti, soffiando incessante sul fuoco della rabbia.
Non possiamo leggere noi stessi fuori da questo contesto , ogni lettura risulterebbe schizofrenica sempre tendente a giustificare quel senso di colpa per l'arretratezza del meridione che per anni hanno provato ad inculcarci, anche partiti come il Pci. Senso di colpa che si può trovare facilmente, ad esempio, nei salotti della Napoli bene: il dialetto segno d'identità viene bandito come forma di barbara di comunicazione, fin da bambino ti insegnano che la gente per bene non parla napoletano, quasi a voler cancellare ogni forma di contatto con la terra che ti ha partorito. Il popolo, la gente vieni ancor oggi considerato plebe, da governare e indirizzare, plebe che nella sua barbarie può rivoltarsi da un giorno all'altro contro la mano che gli da il pane ogni giorno. Le parole con cui Saviano descrive Napoli sono emblematiche in questo. La città viene definita sempre come putrida, come il regno del male, in cui un cancro ristagna. La puzza di monnezza e morte è una costante di tutto il libro, come se la camorra fosse qualcosa che nasce dalle viscere della città e non una forma di imprenditoria come tante altre.
La storia non può essere letta come rapporto continuo tra tradizione e modernità. più propriamente la storia delle lotte ,invece ,si muove dentro un quadro di contrasto tra subalternità ed egemonia. Egemonia che si manifesta nel razzismo strisciante che ancora oggi pervade la penisola, che ancor di più esplicito nell'inconsapevolezza dei meridionali di poter vivere positivamente questa identità come un tratto costituente di un modo nuovo di pensarsi. Manca forse questo? la consapevolezza di se e della propria storia,? anche noi abbiamo avuto le nostre Marzabotto, i nostri generali Caster con tanto di fiamma sul cappello e il nostro Sand Creek, ma nessuno lo ricorda. Dovremmo imparare a ricostruire noi stessi per poter pensare a un futuro del Mezzogiorno. Guardare a ciò che negli stessi anni stava succedendo in tutto il mondo non-occidentale, l'imperialismo.
L'esigenza di allargare i mercati nazionali e la continua ricerca di mano d'opera a basso costo, ed ecco che l'Inghilterra, la Francia,la Germania,l'Olanda , costruiscono i loro imperi coloniali in Africa e che qui in Italia lo stesso processo si avvia anche su scala regionale, dal Piemonte e Lombardia verso il Sud del paese. Di fatti il processo di emigrazione e di sfruttamento del Sud cresce costantemente fino agli anni 60 del 1900, anni in cui l'aumento dei consumi presuppone anche un aumento della domanda( Cassa del Mezzogiorno), quando però i mercati nazionali iniziano a non riuscire più a sostenere un sistema economico così stretto il gioco si rompe, la crisi del 73 mette in ginocchio mezzo mondo e la globalizzazione cerca nuovi Sud da affamare, anche il mercato del lavoro cambia si frammenta le migrazioni da Sud verso nord( inteso in senso generico non nord italia) si assottigliano ma cambia anche la qualità della forza lavoro. I gruppi dirigenti del paese non hanno più bisogno di un Sud interno se possono avere tutto il Sud che vogliono nel mondo. Qui non rimane che uno scenario post-coloniale, fatto di un'infinita provincia e di una metropoli che niente ha a che vedere con Roma , Milano,Berlino, Madrid, ma che forse dovremmo leggere nello stesso modo in cui guardiamo Algeri, Caracas o Buenos Aires.
Da noi non ci sono stati i regimi dittatoriali, ma ciò che Saviano non riesce proprio a vedere, e che la camorra ,come la mafia, altro non è che un sistema di gestione del territorio in forme sicuramente autoritarie ,se poi a questo affianchiamo le operazioni di polizia o il controllo del territorio fatto da Polizia e Carabinieri abbiamo un quadro più completo di come probabilmente la borghesia italiana abbia usato le mafie come sistema di controllo del dissenso. Niente è fuori dal capitalismo, tanto meno la criminalità organizzata, non lo dico per fare polemiche antisaviano che oggi sono tanto di moda, ma penso che leggere il mondo attraverso la camorra non dia il senso della realtà , che forse bisognerebbe fare il contrario e cioè leggere la camorra attraverso il neoliberismo.
Oggi oltre alla rabbia di sempre forse c'è qualcosa di più che si muove nel ventre pieno di bile del meridione, qualcosa anche negli assetti globali sta cambiando, l'europa non ha completato quel processo di trasformazione che qualche anno fa sembrava inevitabile, così come la gestione della crisi greca ha visto un ruolo della forma stato che pensavamo fosse poco probabile, non possiamo parlare di ritorno alla centralità degli stati ma sicuramente il ripiegarsi della crisi su scala locale fa ritornare le forti divisioni interne, l'egoismo con cui i processi di impoverimento vengono gestiti avviene anche a livello macro regionale, la lega torna ad accusare i meridionali di essere evasori fiscali, così come il governo vara una manovra che taglia le gambe al sud, le fabbriche fiat al sud chiudono o subiscono un attacco senza precedenti, per non parlare dello scippo dei fondi F.A.S. Oggi sicuramente non si può costruire un discorso sul futuro che non tenga dentro la questione meridionale e la meridionalità, ma senza pensare che questo sia un processo neutro o opportunista. Noi non siamo catalani come non siamo baschi, siamo meridionali è da questo che dobbiamo partire da una condizione di subalternità, convinti però che la storia non è fatta di nazioni ma di sfruttati e sfruttatori e anche se i confini a volte si toccano( Vedi la Palestina) ciò che va definito di volta in volta è la faccia del nemico, guardando a chi come te vive la tua stessa condizione. Penso ai fratelli e alle sorelle che attraversano il mediterraneo per cercare delle vie di fuga e con cui vorrei costruire le condizione per non dover scappare più ne per fame ne per guerra. Penso alle possibilità di uscire dal teorema ,stile partito comunista, che vede come unica speranza per il Sud le fabbriche e il turismo, io vorrei sapere perché noi dobbiamo continuare a pensare ad un'economia fatta di prodotti che sono destinati a un mercato saturo? Perché non provare a sfruttare le risorse che la nostra terra possiede già, come le energie alternative?
Penso a un modo diverso di concepire la politica e la partecipazione, i sistemi che da 150 ci hanno proposto sono più che falliti, hanno prodotto solo clientele e nepotismo, ora è il momento di mettere in campo modelli di democrazia diversi ( in quanto a storia di democrazia qui 3000 anni fa si studiava la filosofia, si prendeva a modello la democrazia ellenica anche noi ogni tanto possiamo rivendicare un passato da cui trarre insegnamento) , anche noi vogliamo il federalismo, l'abolizione delle provincie , la possibilità di sfiduciare e controllare gli amministratori. Siamo stanchi di subire giorno dopo giorno le conseguenze dell'unità d'italia.
Hanno provato a risanare,ricostruire il sud 150 mila volte in 150 anni, dovremmo provare a costruirne uno nuovo di Sud, che sappia porsi queste sfide ed respingere tutte le derive leghiste che anche qui cercano cittadinanza. Provando anche a dire qualche no, respingendo i luoghi comuni al loro luogo d'origine. Napoletano ladro? Proviamo a chiedere a Cragnotti e Tanzi di che regione sono e vediamo se i pacchi di Napoli o gli scippi raggiungeranno mai le loro cifre. Cammorista e Mafioso? Le sedi legali delle aziende legate ai clan sono tutte al nord(quindi aumentano anche il PIL delle regioni settentrionali) i morti e il degrado stanno qua. I meridionali non vogliono lavorare? Si, abbiamo dato il sangue dei nostri padri nelle fabbriche e nelle miniere di mezza europa non vogliamo più continuare a farlo. Perché i meridionali non si rimboccano le maniche? Vieni tu a vivere 150 anni così e poi mi fai sapere! Oggi essere a Sud per noi può e deve essere un opportunità, un'occasione che finalmente dia la voce a tutti i meridionali qui al Sud e in giro per il mondo ( che dal 2004 aumentano sempre di più perché dal 2004 sta aumentando anno dopo anno il numero di meridionali che scelgono la strada dell'emigrazione), stanchi di essere offesi da questo governo e dai suoi amici leghisti, che impuniti raccontano una storia che non è mai esistita, loro uguali a quei mille che 150 anni fa sbarcarono a Marsala quel'11 maggio aprendo la strada alla fame alla sottomissione.
Noi non festeggiamo, c'è veramente poco da festeggiare, preferiamo ricordare ciò che è ancora oggi provoca lacrime e dolore.
Non portate tricolori perché per noi non significano niente se non miseria e lutto.

*Attivista Laboratorio Insurgencia,Napoli

1- La Rivista di Politica Economica è stata fondata nel 1911 come Rivista delle Società Commerciali ed ha assunto l'attuale denominazione nel gennaio del 1921.
E' una delle più antiche pubblicazioni economiche italiane ed accoglie analisi e ricerche di studiosi appartenenti alle varie scuole di pensiero. Gli articoli pubblicati nella Rivista sono citati in Econlit, e-JEL, JEL on CD e nella International Bibliography of the Social Sciences.
2 2 INDUSTRIA:
Nell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato il Premio per il terzo Paese al mondo come sviluppo industriale (I in Italia); Primo ponte sospeso in ferro in Italia (sul Fiume Garigliano); Prima ferrovia e prima stazione in Italia (tratto Napoli-Portici); Prima illuminazione a gas di città; Primo telegrafo elettrico; Prima rete di fari con sistema lenticolare; La più grande industria metalmeccanica in Italia, quella di Pietrarsa; L’arsenale di Napoli aveva il primo bacino di carenaggio in muratura in Italia; Primo telegrafo sottomarino dell’Europa continentale. Primo esperimento di Illuminazione Elettrica in Italia a Capodimonte; Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Palmieri; Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a Pietrarsa;

ECONOMIA:
Bonifica della Terra di Lavoro; Rendita dello Stato quotata alla Borsa di Parigi al 12%; Minor tasso di sconto (5%); Primi assegni bancari della storia economica (polizzini sulle Fedi di Credito); prima Cattedra universitaria di Economia (Napoli, A. Genovesi, 1754); Prima Borsa Merci e seconda Borsa Valori dell’Europa continentale; Maggior numero di società per azioni in Italia; Prima flotta mercantile in Italia (terza nel mondo); Prima compagnia di navigazione del Mediterraneo; Prima flotta italiana giunta in America e nel Pacifico; Prima nave a vapore del Mediterraneo; Prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi); Minor numero di tasse fra tutti gli Stati italiani. La più grande Industria Navale d'Italia per numero di operai (Castellammare di Stabia, 2000 operai); La più alta quotazione di rendita dei titoli di Stato (120 alla Borsa di Parigi); Prima Nave da guerra a vapore d'Italia (pirofregata "Ercole"), varata a Castellammare; Prima Nave da crociera in Europa ("Francesco I"); Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l'America (il "Sicilia", 26 giorni impiegati); Prima nave ad elica ("Monarca") in Italia varata a Castellammare; Prima città d'Italia per numero di Tipografie (113 solo a Napoli); Primo Stato Italiano in Europa, per produzione di Guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno); Premio Internazionale per la Produzione di Pasta (Mostra Industriale di Parigi); Primo Premio Internazionale per la Lavorazione di Coralli (Mostra Industriale di Parigi)

GIURISPRUDENZA – ORGANIZZAZIONE MILITARE:
Promulgazione del primo Codice Marittimo italiano; Primo codice militare; Istituzione della motivazione delle sentenze (G. Filangieri, 1774); Corpo dei Pompieri. Prima applicazione dei principi della Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi;

SOCIETÀ, SCIENZA E CULTURA:
Prima assegnazione di "Case Popolari" in Italia (San Leucio presso Caserta); Primo Cimitero italiano per poveri (il "Cimitero delle 366 fosse", nei pressi di Poggioreale); Primo Piano Regolatore in Italia, per la Città di Napoli; Cattedra di Psichiatria; Cattedra di Ostetricia e osservazioni chirurgiche; Gabinetto di Fisica del Re; Osservatorio sismologico vesuviano (primo nel mondo), con annessa stazione metereologica; Officina dei Papiri di Ercolano; La più alta percentuale di medici per abitante in Italia; Più basso tasso di mortalità infantile in Italia; Prime agenzie turistiche italiane Scavi archeologici di Pompei ed Ercolano; Prima cattedra di Astronomia; di Architettura. una delle prime e più prestigiose in Europa; Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare; Prima istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio); Prime agenzie turistiche italiane;Primo Atlante Marittimo nel mondo (G. Antonio Rizzi Zannoni, "Atlante Marittimo delle Due Sicilie"); Primo Museo Mineralogico del mondo; Primo "Orto Botanico" in Italia a Napoli; Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte; Primo Centro Sismologico in Italia presso il Vesuvio;Primo Periodico Psichiatrico italiano pubblicato presso il Reale Morotrofio di Aversa da Biagio Miraglio; Primo tra gli Stati Italiani per numero di Orfanatrofi, Ospizi, Collegi, Conservatori e strutture di Assistenza; Primo istituto italiano per sordomuti; Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al San Carlo; Prima Città d'Italia per numero di Teatri (Napoli); Prima Città d'Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli); Prima Città d'Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste (Napoli); Scuola pittorica di Posillipo (da cui uscì, fra gli altri, G. Gigante); Le celeberrime fabbriche di ceramica e porcellana, fra cui quella di Capodimonte; Teatro S. Carlo (il primo nel mondo), ricostruito dopo un incendio in soli 270 giorni; Scuola musicale napoletana (Paisiello, Cimarosa, Scarlatti);

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