Tsipras al teatro Valle riprende la lotta contro lo Stato-Nazione

8 / 2 / 2014

Al tea­tro Valle occu­pato è ini­ziata la cam­pa­gna elet­to­rale euro­pea. L’Europa è lo spa­zio di una bat­ta­glia comune, ha detto il lea­der della sini­stra greca di Syriza, Ale­xis Tsi­pras, davanti ad oltre set­te­cento per­sone (un migliaio sono rima­ste fuori), non la scena dove i lea­der nazio­nali con­ti­nuano le loro baruffe dome­sti­che in nome del bilan­cia­mento dell’austerità. «Dob­biamo rom­pere il muro di vetro dog­ma­tico del neo­li­be­ri­smo» ha detto Tsi­pras, prima in inglese e poi in greco con len­tezza e gra­vità sce­nica, tra­dotto dal nostro cor­ri­spon­dente da Atene Argi­ris Panagoupulos.

A dif­fe­renza del coe­ta­neo Mat­teo Renzi, il poli­tico tren­ta­no­venne sostiene che «non basta essere gio­vani per fare una poli­tica giu­sta», ma biso­gna tra­guar­dare i con­fini nazio­nali, anche per resti­tuire alla sini­stra ita­liana depressa, e ultra fram­men­tata, la pro­spet­tiva trans­na­zio­nale di un’Europa poli­tica e demo­cra­tica. A que­sto punto l’incontro romano è diven­tato una seduta di trai­ning moti­va­zio­nale. Per­ché, per ben due volte, dalla pla­tea è salito un moto di sfi­du­cia in se stessa. Quando poi Tsi­pras ha riba­dito che per l’esperimento vir­tuoso di Syriza (i son­daggi la danno al 28% in Gre­cia) è stato fon­da­men­tale il patri­mo­nio cul­tu­rale dei comu­ni­sti ita­liani (da Gram­sci a Ingrao e Ber­lin­guer) e forse, rite­niamo noi, anche la sini­stra No glo­bal più con­tem­po­ra­nea con­tro il neo­li­be­ri­smo e quella con­tro l’Impero, la pla­tea ha riba­dito l’incredulità. Risate isteriche.

A quel punto Pana­gou­pu­los è esploso chie­dendo: «Ma per­ché ridete? Guar­date che la sini­stra ita­liana è fon­da­men­tale. Noi non abbiamo mai vinto un refe­ren­dum sull’acqua pub­blica. In Gre­cia l’acqua viene pri­va­tiz­zata». E Tsi­pras, con sot­tile umo­ri­smo, ha ras­si­cu­rato: «Nes­suno è pro­feta in patria, ma invece di auto­fu­sti­garvi — ha detto — pren­dete le cose posi­tive, andate avanti. Pra­ti­chiamo l’“ottimismo della volontà» (dicendo di cri­ti­care ami­che­vol­mente Gram­sci, ma in realtà cogliendo la cita­zione). E poi ha pre­ci­sato: «Met­tiamo le dif­fe­renze da parte, fac­ciamo un passo indie­tro, per farne mol­tis­simi in avanti tutti insieme». Non è stata una catarsi, ma il mes­sag­gio è stato con­di­viso con applausi liberatori.

Ieri il Tea­tro Valle è stato eletto a sim­bolo di un euro­pei­smo fon­dato sulle lotte sociali e una demo­cra­zia dell’autogoverno. È stato Tsi­pras a volerci andare, rinun­ciando a sedi di par­tito e rifiu­tando l’idea di affit­tare una sala nella Capi­tale. Il Valle è ben cono­sciuto ad Atene, dov’è in con­tatto con il gemello tea­tro Embrios, occu­pato sei mesi dopo il Valle nel dicem­bre 2011. Gli atti­vi­sti del tea­tro viag­giano da anni in Europa, il loro modello di auto-governo e di nuova isti­tu­zione della demo­cra­zia radi­cale è ben cono­sciuto anche dai comi­tati di base ter­ri­to­riali che costi­tui­scono lo sche­le­tro sociale di Syriza. Più volte hanno incon­trato il respon­sa­bile comu­ni­ca­zione e quello dei gio­vani del par­tito greco. Alla luce di que­sti con­tatti, e delle reti che gli atti­vi­sti e gli arti­sti hanno creato, Tsi­pras ha scelto il Valle non come un con­te­ni­tore, ma come sog­getto politico.

Il lea­der greco ha scan­dito con chia­rezza l’atto di accusa con­tro il pac­tum sce­le­ris tra l’Europa con­ser­va­trice e quella social­de­mo­cra­tica in nome del neo­li­be­ri­smo e dell’austerità. Can­di­dato della sini­stra alla pre­si­denza dell’Unione Euro­pea, soste­nuto alle ele­zioni di mag­gio da una lista omo­nima («il nome sarà deciso da un refe­ren­dum online» — ha detto Guido Viale — sarà auto­fi­nan­ziata dai cit­ta­dini e non dai par­titi») Tsi­pras chiede un New Deal euro­peo, la rine­go­zia­zione radi­cale di tutti i trat­tati euro­pei, e del debito pub­blico, la libertà di movi­mento per i migranti e l’abolizione del trat­tato Dublino II, la tra­sfor­ma­zione eco­lo­gica della pro­du­zione e una lotta con­tro le dise­gua­glianze. Si schiera a fianco della Fiom di Lan­dini nella sua bat­ta­glia con­tro la Fiat di Mar­chionne, chiede poli­ti­che di inclu­sione sociale. Crede che i pre­cari, i lavo­ra­tori dipen­denti e auto­nomi, gli agri­col­tori, gli inse­gnanti pos­sano ritro­varsi in una coa­li­zione sociale den­tro e fuori dagli stati di appar­te­nenza. L’obiettivo è un’alleanza tra le demo­cra­zie dell’Europa del Sud con­tro l’Europa «germanizzata».

«L’austerità è una guerra — ha detto — e la Gre­cia e i paesi dell’Europa del sud sono il fronte dove biso­gna com­bat­terla. Nes­sun popolo euro­peo deve vivere il nostro cal­va­rio. Unia­moci, per­ché noi siamo il nuovo che è già nato in que­sto continente».

Il totem pole­mico di Tsi­pras è la ten­ta­zione del ritorno allo Stato-Nazione. Nelle sue parole risuona il desi­de­rio di rivin­cita con­tro la sini­stra euro­pea, e in par­ti­co­lare dei socia­li­sti fran­cesi che nel 2004 affos­sa­rono con Fabius il refe­ren­dum sulla Costi­tu­zione euro­pea, in nome del pro­te­zio­ni­smo e del sovra­ni­smo. Dieci anni dopo, in uno sce­na­rio cam­biato dove in Ita­lia spicca Grillo (a cui Tsi­pras fa i com­pli­menti per avere inter­cet­tato il «mal­con­tento», ma rim­pro­vera la man­canza di un pro­getto poli­tico euro­peo), la bat­ta­glia è sem­pre con­tro le sini­stre neo-sovraniste e si è radi­ca­liz­zata in chiave anti-liberista (con­tro il colpo di stato gui­date dalle «grandi coa­li­zioni» in Ger­ma­nia o in Ita­lia) e anti-fascista (con­tro Alba Dorata o il Front National).

«Le destre, i popu­li­smi e i neo-fascismi euro­pei — ha detto — si pre­sen­tano come forze anti-sistema, ma in realtà lo raf­for­zano». «L’Europa oggi è lo spa­zio della lotta di classe, sociale ed eco­no­mica, è il campo pri­vi­le­giato dalla sini­stra per cam­biare gli equi­li­bri a favore di chi lavora, di chi è pre­ca­rio o disoccupato».

«La guerra che com­bat­tiamo non è tra gli Stati o tra i popoli — ha riba­dito — tor­nando alla sva­lu­ta­zione com­pe­ti­tiva delle monete nazio­nali. Oggi è con­tro i ban­chieri e il capi­tale finan­zia­rio. Per que­sto dob­biamo cam­biare la costi­tu­zione poli­tica e mate­riale dell’Europa». E poi, prima di salu­tare l’intero tea­tro in piedi: «Non sono il capo di un nuovo par­tito — ha con­cluso Tsi­pras — sono come voi e vi porto l’unità che ha por­tato Syriza ad un passo dal governo».

A garan­zia della lista ita­liana che por­terà anche il suo nome, Tsi­pras ha sot­to­scritto l’appello pro­mosso da Bar­bara Spi­nelli, Guido Viale, Marco Revelli, Luciano Gal­lino, Andrea Camil­leri. Un segno a garan­zia di un pro­getto a cui dovreb­bero ade­rire i movi­menti, la “società civile” e i par­titi della sini­stra (Rifon­da­zione e Sel) che con­ti­nuano a guar­darsi da lontano.

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