Treviso - La protesta dei profughi in piazza poi l’incontro con il Prefetto

20 / 2 / 2015

 Nell’intervista che avevamo realizzato qualche giorno fa ad uno dei profughi che aveva partecipato alla protesta dell’11 febbraio scorso a Vittorio Veneto con un blocco stradale per chiedere condizioni di vita dignitose nel centro gestito dal Ceis in cui vivono, la richiesta che ci avevano fatto era stato "Qualcuno ci aiuti".
E qualcuno li ha aiutati. Sostenuti dall'Ass.ne Razzismo Stop e l’Ass.ne Diritti dei lavoratori oggi i 120 richiedenti asilo hanno dato vita au un presidio in Piazza dei Signori e poi una delegazione è stata ricevuta dal Prefetto.

Sono arrivati con un pullman offerto dai cittadini democratici di Vittorio Veneto, sono arrivati tutti, 120 richiedenti asilo ospitati da parecchi mesi presso la struttura del Ceis di Vittorio Veneto.

Molti di loro non avevano mai visto Treviso, se non la Questura per il rilascio dei documenti; non parlano italiano ma con i loro cartelli comunicano meglio di qualsiasi grande oratore: “Restiamo umani”, “Scusate se non siamo annegati”, “Noi non siamo un business”.

Chiedono di essere ricevuti dal Prefetto per raccontare lo stato di sofferenza e abbandono che vivono quotidianamente. Si dispongono ordinatamente in piazza dei signori ed altrettanto ordinatamente parlano dal megafono di Razzismo Stop.

Raccontano di paesi lontani da cui sono scappati per non morire, raccontano di viaggi interminabili e rischiosi, raccontano di mesi e mesi di attesa per ottenere un appuntamento presso la Commissione rifugiati di Gorizia, appuntamento che quando arriva può portare ad un diniego al quale loro da soli non sono in grado di far fronte.

Servono avvocati che preparino i ricorsi, che spieghino loro cosa li attende. Servono mediatori linguisti ed insegnanti perché la voglia di imparare la nostra lingua è tanta, la voglia di comunicare con noi ancor di più.

Alle ore 12.00 la delegazione viene accolta nel palazzo della Prefettura, in tutto siamo in sei: tre rappresentanti della comunità dei profughi e un rappresentante di Adl Cobas, l’Ass.ne Razzismo stop e Said Chaibi, consigliere comunale.

Sono emozionati, saliamo le scale del palazzo del governo e ci guardiamo negli occhi, ci sorridiamo cerchiamo di trasmetterci forza con un sorriso, di abbassare la tensione.

Per oltre un’ora i rappresentanti dei richiedenti asilo punto per punto hanno spiegato la loro situazione di disagio.
E’ stato richiesto un controllo e monitoraggio costante da parte della Prefettura sulla gestione del Centro di Accoglienza che gli ospiti chiamano “campo”.

E’ stato richiesto il rispetto degli standard di igiene e di qualità alimentare come da convenzione con la cooperativa che gestisce il “campo”.

E’ stato richiesta la possibilità di avere a disposizione dei mediatori linguistico-culturali, degli operatori formati e degli psicologi nel “campo”, tutte figure che dovrebbe garantire la cooperativa che gestisce il centro.

Da parte dei rappresentati delle associazioni è stata proposta la costituzione di una rete di soggetti solidali e accoglienti come volontari, avvocati, medici, insegnanti, psicologi e mediatori, che possa far da supporto e da rete di sostegno e monitoraggio dal basso della realtà dei profughi.

Con la giornata di oggi, dopo tutte le umiliazioni e le speculazioni che hanno dovuto subire, i profughi hanno per la prima volta preso la parola di fronte alla città ed alla Prefettura rivendicando diritti negati e dignità ed avviando un percorso di condivisione con la città solidale contro il razzismo.

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