Treviso - Carriera Alias, perché deve essere una priorità

Un documento di Non Una di Meno Treviso

17 / 11 / 2022

Si è tenuto giovedì 20 ottobre a Treviso un evento pubblico promosso da Rete Lenford – la rete italiana di Avvocatura per i diritti LGBTQIA+ - e rivolto al personale educativo in cui sono stati presentati i punti essenziali e il regolamento che definiscono la cosiddetta “carriera alias”. Con tale espressione si fa riferimento, nel contesto dell’istruzione, a un provvedimento già adottato da oltre 120 scuole e 30 atenei – tra i quali, Padova, Venezia e Verona – che sancisce la possibilità per lз studentз trans* e non-binary, di essere riconosciutз nei registri scolastici attraverso un nome differente da quello anagrafico, cioè quello che ne rispecchia l’identità.

L’iniziativa, appoggiata anche dall’Ordine degli Psicologi e delle Psicologhe Veneto, ha ottenuto un riscontro alquanto positivo da parte degli istituti scolastici trevigiani, vedendo la presenza nel pubblico di un nutrito gruppo di presidi, alcuni dei quali hanno espresso l’intenzione di adottare entro tempi brevi la carriera alias.

Se la notizia si concludesse qui, ci sarebbe stato, per una volta, da festeggiare. Nonostante alcuni aspetti problematici di tale provvedimento – non da ultimo il fatto che l’accessibilità del registro elettronico ai genitori vanifica la riservatezza che l’ipotesi di non rendere necessario il consenso genitoriale sopra i 14 anni punterebbe a rispettare – per una città complessa e ostile alla diversità come Treviso, si sarebbe comunque trattato di uno spiraglio di luce per la vita di moltз studentз. Ma, purtroppo, la storia continua ed ecco che questo spiraglio di luce si trova a dover fare i conti fin da subito con una bufera di bigottismo.

“Perché nessuno pensa ai bambini?”: confusione e repressione

Propinando la solita zuppetta riscaldata fatta di panico morale e profezie apocalittiche, l’associazione “Provita e Famiglia” entra in scena promettendo barricate contro l’introduzione della carriera alias. Con un comunicato fin troppo confuso e fumoso, persino per i loro standard comunicativi, ecco che la carriera alias viene presentata come un provvedimento “illegale” – sebbene all’interno della proposta viene ben specificata la normativa di riferimento – e orientato a favorire confusione nella mente di ragazzз e bambinз.

Il tema della “confusione” è uno degli assi nella manica nell’arsenale retorico dei movimenti conservatori internazionali, ivi incluso Provita e Famiglia, e tende ad avere una certa efficacia nel discorso pubblico. Nonostante il richiamo a quel macchiettistico “Perché nessuno pensa ai bambini?” di Helen Lovejoy nei Simpson, è sufficiente evocare lo spettro della corruzione dell’infanzia per generare scandalo e sdegno nell’opinione pubblica, tanto che i laboratori di educazione all’affettività e al genere sono stati resi un tema “radioattivo”. Una volta applicata al tema della carriera alias, tuttavia, questa arma retorica perde efficacia, va in cortocircuito e rende più evidente che mai l’ideologia repressiva che muove l’azione di Provita. Quando si parla di corsi e laboratori vi sono dellз adultз che entrano a scuola a parlare con lз studentз, e dunque è possibile dare un volto e un nome al rischio di corruzione. Aggiungi un po’ di allarmismo e una manciata di disinformazione, e la ricetta è servita: chi gestirà il corso viene presentatз alla stregua di un molestatore intenzionato a manipolare le fragili menti giovanili per gettarle nel baratro della perdizione.

Nel caso della carriera alias, la situazione è assai differente: non c’è nessun adulto che sta entrando a scuola, nessun potenziale corruttore, solo un provvedimento burocratico che è – o, quanto meno, dovrebbe essere – direttamente nelle mani dellз studentз e fornisce loro l’opportunità di affermare la propria identità. Quando crea barricate contro la carriera alias parlando di “confusione”, Provita ci rivela che il suo intento è difendere un mondo in cui giovani e bambinз sono tenutз a reprimersi e in cui le strutture educative collaborano nel mantenere salda questa repressione: “confusione” è qualsiasi opportunità che venga offerta allз studentз di esplorare la propria identità ed esprimerla in un modo non conforme al genere assegnato alla nascita.

Facendo eco alla posizione di Provita, anche l’Assessora Elena Donazzan utilizza il termine “confusione” per dipingere a tinte fosche i potenziali effetti di tale misura e sostiene che il lavoro educativo dev’essere orientato prima di tutto al rispetto delle “regole”. Con queste parole tradisce in un modo ancora più netto l’intento repressivo di questo modo di opporsi alla carriera alias perché implica che le persone trans* sono un errore – o comunque una deprecabile violazione di una norma – e lз studentз non devono essere incoraggiatз ad esplorare ed esprimere la propria identità. L’Assessora è tutt’altro che nuova ad uscite apertamente transfobiche, come rammentano i suoi reiterati attacchi nei confronti della professoressa Cloe Bianco, ma vi è anche una particolare ipocrisia quando fa uso dell’espressione “ideologico”. Con essa il suo scopo è quello di far passare la carriera alias per una pratica non solo nociva, ma anche senza fondamento, evitando di menzionare che essa risponde ai più basilari principi dei cosiddetti Modelli Affermativi di Genere (Gender Affirmative Models), prospettive educative e psicologiche che riconoscono la validità delle identità trans* e non-binary e sottolineano l’importanza di dare spazio alla loro espressione in contesti inclusivi fornendo supporto per contrastare gli effetti nocivi delle pressioni sociali. Sono, al contrario, le parole dell’Assessora a poggiarsi su fondamenti inesistenti dal momento che cercano d’ingabbiare la naturale complessità e creatività dei processi identitari all’interno di regole imposte a tavolino.

La Strategia del “Silenzio Calcolato”

Di fronte a tale scenario, il Sindaco Mario Conte, chiamato in causa per la concessione di Palazzo Rinaldi come luogo della presentazione, sfodera le sue note doti da prestigiatore per sottrarsi dalla discussione. Proteggendosi dietro ad un regolamento comunale che gli impedisce di negare le sale comunali per eventi “che sono o meno di suo gradimento”, si è limitato ad affermare che l’evento non è stato patrocinato dal comune, evitando in tutti i modi di entrare nel merito del tema della carriera alias. Mario Conte è stato molto bravo ad apprendere la lezione del governatore Zaia, è estremamente attento a mostrare in pubblico la facciata di persona moderata e ragionevole. In questo si distingue nettamente dal suo predecessore leghista, lo “sceriffo” Gentilini, figura tragicomica nota per le sue esplicite prese di posizione razziste, sessiste ed omolesbobiatransfobiche.

Adottando quella che potremmo denominare una strategia del “silenzio calcolato”, l’attuale Sindaco in pubblico non espone il proprio pensiero su tematiche sociali e politiche, limitandosi a tirare fuori qualche frase fatta su quanto l’argomento in oggetto sia complesso. Prende parola in modo più netto solo quando vuole orientare lo sdegno popolare nei confronti delle manifestazioni che hanno luogo in città. Focalizzandosi sui metodi delle proteste, ben attento a non nominarne mai i contenuti, sfodera anche in questo caso la carta della “complessità” per far apparire le proteste come pericolose banalizzazioni e toglier loro legittimità. Ma, in tutto questo, sta continuando a non dire o fare nulla in merito al problema sociale da cui si sono generate: restano i tassi elevati di obiettori di coscienza, gli abusi della polizia nei confronti delle persone senza fissa dimora, l’insufficienza dei sistemi di accoglienza delle persone migranti e la mancanza di alloggi popolari.

Tra le mura di Ca’ Sugana questa facciata ragionevole e moderata decade e, quando si tratta di scelte politiche, il Sindaco mostra il suo vero volto, conservatore e repressivo. A titolo esemplificativo ricordiamo che questo Sindaco, che va a pranzo con Zan ed esprime la sua preoccupazione sull’impatto che il pride di quest’anno può avere sul “proficuo” dialogo in città in merito alle tematiche LGBTQIA+, è lo stesso che a inizio mandato ha portato all’uscita dalla Rete Re.a.dy, Rete degli Enti e delle Istituzioni contro l’Omolesbobitransafobia. A tal proposito, un gruppo di consiglieri regionali di opposizione sta presentando una mozione che ha come oggetto la promozione dell’adozione di regolamenti per l’attivazione delle carriere alias. Se la mozione dovesse passare, l’attuale Sindaco si troverà a dover prendere una posizione esplicita in merito all’attuazione della carriera alias negli istituti scolastici. Sarà dunque interessante vedere come gestirà il dibattito conseguente alla sua presa di posizione, qualunque essa sia, ad un passo dalle elezioni comunali: deciderà di inimicarsi “Provita e Famiglia” o scoprirà le carte, rendendo esplicita la natura conservatrice ed escludente del suo mandato politico?

Oltre il “benaltrismo”: le priorità non sono altre, le priorità sono tante

Una parte della risposta pubblica alla proposta d’introduzione della carriera alias negli istituti scolastici, pur non esprimendo aperti sentimenti ostili nei confronti di questi provvedimenti, ne hanno messo in dubbio l’importanza insistendo sul fatto che i “veri problemi della scuola sono altri”. Strutture fatiscenti, strumenti attempati e la mancanza di personale, è chiaro che sono problematiche che non si possono ignorare. Quel che, però, non è chiaro, è in che modo l’introduzione della carriera alias ne ostacolerebbe la realizzazione. Il comune denominatore delle situazioni elencate è il progressivo disinvestimento economico che è stato fatto nei confronti del mondo dell’istruzione. Non è la carriera alias la ragione per cui nelle scuole manca la carta igienica, mancano gli insegnanti o le aule sono sovraffollate, è la mancanza di fondi. Per capirci, nel triennio 2022-2025 è prevista un’ulteriore riduzione degli investimenti nel campo scolastico – dal 4% al 3,5% del PIL – in favore di un ulteriore investimento nelle spese militari (15 miliardi in più fino al 2026).

La tragica situazione del mondo dell’istruzione è ben chiara alla popolazione studentesca, che si è mobilitata il 21 ottobre a Treviso con lo slogan “Nei Vostri Programmi Manca il Nostro Futuro” in una piazza chiamata dal nodo locale del Coordinamento Studenti Medi rispondendo ad una call dei coordinamenti del nord-est. Sono proprio lз studentз che sono scesз in piazza a reclamare un lavoro che non passi esclusivamente attraverso la risoluzione dei problemi relativi agli edifici scolastici e alle strumentazioni, ma richiede una rivoluzione che metta la salute mentale al primo posto: le priorità non sono altre, le priorità sono tante. Come ci ricordano i principi di base della Psicologia dello Sviluppo, il percorso che va dall’infanzia fino al termine dell’adolescenza include le tappe cruciali per la formazione e il consolidamento del senso di sé. Se la scuola vuole assumersi in pieno una vocazione educativa, e non di semplice luogo di trasmissione d’informazioni, deve fornire allз studentз spazi inclusivi e strumenti per esplorare ed esprimere la propria identità.

La carriera alias, con tutti i suoi limiti, può rappresentare un primissimo passo in questa direzione. In primo luogo, in quanto permette allз studentз trans* e non-binary di dare materialità alla propria identità, sperimentarla e vederla riconosciuta nel mondo esterno. Per quanto la costruzione dell’identità sia un lavoro che coinvolge direttamente l’individuo, non è un lavoro solitario e si nutre del riscontro che abbiamo dal mondo esterno. Non è un caso che per le persone LGBTQIA+ vi sia una forte associazione tra ideazione suicidaria e il livello di supporto ricevuto dal proprio contesto sociale. In secondo luogo, in quanto li sottrae almeno nel contesto scolastico alla violenza di essere chiamati con un nome e un genere che non appartiene loro. A dimostrazione dell’importanza che la carriera alias può assumere, nei pochissimi giorni passati dall’evento, già tre studentз del Liceo Artistico Statale di Treviso hanno iniziato ad interessarsi alla possibilità di farvi ricorso. È opportuno ricordare che il regolamento proposto è, allo stato attuale, un fazzoletto di base che i singoli istituti scolastici possono adattare. Considerando si tratta, lo ribadiamo, di una procedura che dovrebbe essere nelle mani dellз studentз, è essenziale che lз stessз studentз siano coinvoltз direttamente nella creazione del regolamento definitivo.

Affinché la carriera alias non si trasformi in una mera misura simbolica, va da sé che deve inserirsi all’interno di un più ampio pacchetto di trasformazioni che vanno dalla ridefinizione delle politiche dell’istruzione – es. fondi strutturali per la costruzione di laboratori di contrasto a stereotipi di genere e bullismo omolesbobiatransfobico – ad azioni per ridefinire il ruolo del binarismo di genere come principale strumento di organizzazione della vita scolastica – es. la differenziazione di grembiuli, giochi e attività sportive – fino alla costruzione di progettualità rivolte a genitori di studentз trans* e non-binary per accompagnarli nel comprendere e supportare lз propriз figlз nel loro percorso. È purtroppo palese che l’attuale governo ha intenzione di percorrere una direzione diametralmente opposto da questa – e, d’altronde, i governi precedenti hanno comunque latitato da questi punti di vista – di conseguenza non è possibile attendersi che tali trasformazioni abbiano luogo da sé. Occorre un’azione sempre più serrata che coniughi le mobilitazioni di piazza, essenziali come strumento di rivendicazione, con il supporto attivo alle realtà studentesche impegnate nella costruzione di progetti extra-scolastici liberi ed inclusivi.

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