Trento - La sostenibilità agroalimentare si coltiva senza Expo 2015

Incursione degli attivisti della Coalizione trentina No Expo al convegno "Coltivare la sostenibilità"

30 / 1 / 2015

Questa mattina incursione degli attivisti della Coalizione trentina No Expo al convegno "Coltivare la sostenibilità" della Cooperazione Trentina patrocinato da Expo 2015 che nel comunicato di lancio della giornata non ha risparmiato entusiasmo e parole d'elogio per “comprendere l'opportunità che l'imminente Expo 2015 - Nutrire il pianeta. Energia per la vita - porterà al territorio nazionale: qualità, sostenibilità e innovazione”.

Gli attivisti hanno voluto portare la loro voce critica non solo per svelare la vera natura del grande evento, ma soprattutto per dire che "qualità, sostenibilità e innovazione" sono invece necessari per creare un nuovo sistema di sviluppo mettendo in discussione il modello di agricoltura chimico e industrialista a partire innanzitutto dal  territorio locale.

La diffusione di modelli di produzione agricola non “convenzionale” hanno infatti l'ambizione di produrre un equilibro ed una integrazione tra paesaggio, ambiente e territorio: nella provincia di Trento questi ingredienti sono già presenti, sono esperienze concrete che vanno valorizzate. Da piccole nicchie nate qualche decina di anni fa, si sono allargate ad altri contadini e possono avere la forza di diventare maggioranza, se incentivate e avallate da una buona politica che sceglie da che parte stare liberandosi dai falsi miti dell'agroindustria.

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Di seguito il volantino consegnato agli organizzatori e ai partecipanti del convegno: 

Coltiviamo la sostenibilità agroalimentare

Qualità e innovazione nel rispetto della terra e della natura

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La sostenibilità del settore agroalimentare è un tema centrale per la salvaguardia del nostro territorio, la sua salubrità e quella dei cittadini, la qualità del lavoro degli operatori.

Il Trentino ha imboccato la strada delle monocolture industriali e dei distretti territoriali (mele, viti, piccoli frutti) inserendosi nelle logiche delle economie di scala ed ignorando vocazioni territoriali, tutela della salute e dell'ambiente: logiche che opprimono gli stessi agricoltori che vi aderiscono, con profitti in calo e dipendenza da finanziamenti e contributi provinciali. Il caso noto del crollo finanziario della Cantina LaVis, che ha impoverito più di un migliaio di contadini e generato ripercussioni nel mondo cooperativo circostante, è l'emblema di un modello che non funziona.

Un nuovo sistema di sviluppo che metta in discussione il modello di agricoltura chimico e industrialista è la vera sfida per nutrire il pianeta. Per il nostro territorio la prospettiva di avere più biodiversità, più salute, più benessere economico.

I modelli di produzione agricola non “convenzionale” hanno l'ambizione di produrre un equilibro ed una integrazione tra paesaggio, ambiente e territorio: nella nostra provincia questi ingredienti sono già presenti, sono esperienze concrete che vanno valorizzate. Da piccole nicchie nate decine di anni fa, si sono allargate ad altri contadini e possono avere la forza di diventare maggioranza, se incentivate e avallate da una buona politica che sceglie da che parte stare liberandosi dai falsi miti dell'agroindustria.

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Le contraddizioni:

- Si può coniugare agricoltura e salute sostenendo il biologico o il biodinamico e non riconvertire la produzione affrancandola dai fitofarmaci?

- Si può sostenere la filiera corta e il km/0 e investire sul marketing per cercare nuovi sbocchi nel mercato globale?

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E soprattutto: si può sostenere la necessità di sostenibilità agroalimentare e al tempo stesso farsi abbagliare da Expo 2015?

Expo 2015 vuole nutrire realmente il Pianeta?

Il brand Expo 2015 è ovunque, in puro stile greenwashing: un linguaggio ammiccante per mostrare quanto sia “sostenibile”, “partecipato” e “trasparente”. E promesse di sviluppo e rilancio dei territori, quando i veri affari sono altrove: autostrade, ferrovie, centri commerciali.

Expo mangia la terra: oltre 1000 ettari di terre fertili per le opere connesse e 100 ettari per la piastra espositiva”.

Expo sfama la criminalità: con un costo di 11 miliardi di euro conta già numerosi arresti per corruzione e su tutto aleggia lo spettro della mafia.

Expo sfama le multinazionali: oltre 70 multinazionali quelle presenti, fra cui Nestlè tra le prime aziende di imbottigliamento di acqua minerale al mondo; Mc Donald's che in fatto di qualità del cibo non ha nulla da insegnare a nessuno; Monsanto, la multinazionale dei semi contestata dai piccoli contadini di tutto il mondo e che in Italia sostiene l'introduzione degli OGM attraverso agricoltori conniventi come Giorgio Fidenato in Friuli; Mekorot, l’azienda idrica di Israele che, sottraendo illegalmente acqua dalle falde palestinesi, si è macchiata di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani.

Non cadiamo nell’inganno: il pianeta si nutre da solo!

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Volantino "Coltivare la vera sostenibilità senza Expo"