Trento - Incursione al convegno "Vino & Marketing"

E' tornato "El Salvanel" il personaggio leggendario che custodisce i segreti della buona agricoltura

4 / 11 / 2011

E' da poco terminata l'incursione degli attivisti dell'assemblea "Cibo&Terra" all'Istituto Agrario di San Michele a/A. dove si sta svolgendo il convegno della Fondazione Edmund Mach su "vino e marketing". Una conferenza che vuole convincere i contadini che aumentare il marketing per esportare il prodotto sui mercati globali sia una soluzione per uscire dalla crisi del settore.

Gli attivisti, alcuni delle reti dei GAS locali e dei comitati "no pesticidi per il diritto alla salute" assieme a quelli dell'assemblea di Alternativa per i beni comuni, con alla testa "El Salvanel" (una figura leggendaria dispensatrice di buone pratiche agricole e casearie), hanno portato la loro voce critica indicando, dal basso, un percorso virtuoso fatto di economia reale, di reti corte e solidali e in generale di una riconversione ecologica dell'agricolura attraverso la valorizzazione della biodiversità.

"El Salvanel" è riuscito a intervenire all'inizio del convegno facendosi portavoce del documento dell'assemblea "Cibo&Terra", mentre gli attivisti regalavano al pubblico e agli studenti dell'istituto semi biologici di zucca, girasole, mais, fagiolini (...) e un dvd con la puntata di Presa Diretta dal titolo "Cibo e Terra".

Documento dell'assemblea:

Meno agroindustria significa più biodiversità, più salute, più benessere economico.

Migliorare il marketing non è una soluzione per l’agricoltura trentina.

Il tema del convegno di oggi alla Fondazione Mach segnala che i poteri forti dell’agricoltura trentina e la politica provinciale continuano a muoversi in un’ottica di breve-medio periodo che privilegia il profitto immediato e non vogliono vedere le contraddizioni disastrose che in questo settore si stanno aprendo.

Si cercano nuovi sbocchi di mercato per la produzione vitivinicola eccedente del Trentino. E nemmeno si dice che presto il problema potrebbe riguardare anche la frutticoltura e la trasformazione casearia.

Ci si occupa del sintomo, si ignorano le cause della malattia. I mercati globalizzati sono inondati da sovrapproduzione di ogni settore e di molte aree geografiche che cerca sbocchi in tutti i modi. Questa sovrabbondanza - mentre non si traduce in distribuzione equa, anzi aggrava le povertà - costituisce un problema che si potrà superare solo con un modello diverso di produzione e di consumo e non con una competizione tra produttori sempre più esasperata, più logorante, più costosa, più incerta.

In agricoltura il Trentino da troppo tempo ha imboccato la strada delle monocolture industriali e dei distretti territoriali (mele, viti, piccoli frutti) inserendosi nelle logiche delle economie di scala che impongono il costante aumento della produzione per sopperire al minor utile. Si è depauperato sempre più il territorio con impattanti impianti intensivi e conseguentemente si sono ignorate le vocazioni territoriali, la tutela della salute (uso dei pesticidi di sintesi) e dell'ambiente e persino le richieste del mercato locale. Logiche che comunque opprimono gli stessi agricoltori (al di là dei vantaggi economici immediati: sovvenzioni, contributi; l’utile è sempre costantemente in calo) e li fa dipendere in modo ricattatorio da un sistema provinciale di sovvenzioni e di servizi che continua a mantenere un grosso apparato di interessi e di riproduzione del potere ma comincia a mostrare crepe vistose.

Abbandonare la diversificazione dei prodotti è stato un errore che non consente di guardare con tranquillità ad un futuro difficile. Il Trentino non è autosufficiente dal punto di vista alimentare: la popolazione accoglierebbe con favore la conversione della propria agricoltura al servizio del territorio, come dimostrato dal grande successo dei mercatini e dalle vendite aziendali dirette. E’ quindi necessario - prima che sia troppo tardi - invertire gradualmente la rotta prima di tutto attraverso un salto culturale capace di recuperare identità all’agricoltura trentina e poi, ovunque possibile, attraverso le azioni che rovesciano il segno del sistema: agricoltura di prossimità al servizio del consumo locale e dell’offerta turistica trentina, filiera corta, produzione di qualità (biologica, biodinamica), intesa con i consumatori, organizzazione dei gruppi di acquisto, con effetti positivi anche sotto il profilo della remunerazione del lavoro agricolo.

Non è una strada agevole ma è l’unica da percorrere per anticipare una crisi irreversibile i cui segnali sono evidenti. Occorrerà: mettere in discussione le strutture del potere economico di settore che si muovono con logiche non corrispondenti agli interessi collettivi; contrastare il pensiero unico dei tecnici che nell’agricoltura industriale - anche oggetto di manipolazioni genetiche - vedono sviluppo; imporre alla provincia una politica di sostegno strutturato ad un’agricoltura capace di fare qualità e non quantità e valorizzi il rapporto positivo con la natura, nel rispetto dell’ambiente e della salute dei residenti e degli stessi operatori agricoli.

Assemblea -Cibo&Terra-

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Incursione al convegno "Vino e Marketing"

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El Salvanel

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