Torino: scricchiola il reato di associazione a delinquere contro Askatasuna

Ieri la conferenza stampa davanti allo Spazio Popolare Neruda per condividere la decisione avvenuta in Cassazione. Subito dopo sono stati eseguiti gli arresti per i singoli reati dell'inchiesta.

17 / 12 / 2022

Giovedì sera la Corte di Cassazione si è espressa sulle misure cautelari collegate alla cosiddetta inchiesta “Sovrano”, che ha come obiettivo l’accusa di associazione a delinquere decine di attivisti ed attiviste No Tav, del Centro Sociale Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda (per approfondire leggi un’intervista a Vincenzo, attivista di Askatasuna).

Ieri, nel corso di una conferenza stampa tenutasi davanti allo Spazio Popolare Neruda sono stati condivisi pubblicamente i principali dispositivi della decisione avvenuta in Cassazione: una prima evidenza è che l'associazione a delinquere inizia a scricchiolare, dato che il capo 1 non è stato accolto ed è stato rinviato al riesame.

Al Tribunale del Riesame la PM Manuela Pedrotta aveva ricorso in appello comminando 11 misure cautelari tra carcere, domiciliari e altre misure cautelari. Poco dopo la conferenza stampa sono stati eseguiti gli arresti: carcere per Giorgio, domiciliari per Alice e Andrea, restrizioni e braccialetto elettronico per Umberto già ai domiciliari, aggravamento delle misure per altri tre compagni e compagne (firme giornaliere e bigiornaliere oltre a divieti di dimora dai comuni della Val Susa).

Per comprendere al meglio una situazione tanto complessa sul piano giudiziario quanto surreale ripercorriamo quanto accaduto finora rispetto all'inchiesta “Sovrano”. Lo scorso marzo, dopo un’operazione di polizia, è emerso che per tre anni la Questura di Torino aveva condotto un’inchiesta per Associazione Sovversiva (con l’utilizzo di intercettazioni, microspie e pedinamenti) nei confronti di decine di attivisti ed attiviste. Lo stesso giudice istruttore aveva rilevato l’infondatezza dell’accusa di Associazione Sovversiva e dunque erano state applicate misure cautelari per i singoli reati. La PM Pedrotta aveva ricorso in appello, dove il tribunale aveva riconfigurato il reato in Associazione a Delinquere comminando nuove misure cautelari: su questo è stato fatto ricorso in Cassazione che si è espressa ieri.

«Dobbiamo attendere le motivazioni della decisione, ma possiamo già affermare che il tribunale di Cassazione non ha ritenuto sufficientemente giustificata la sentenza del riesame nel merito del Capo 1, cioè l’Associazione a Delinquere» si legge in un comunicato diramato da Centro Sociale Askatasuna e Spazio Popolare Neruda. Il processo per associazione a delinquere va avanti ma è evidente che un pronunciamento come questo prima o poi dovrà essere tenuto in conto.

Contemporaneamente, come scritto sopra, una serie di misure cautelari sono comunque state confermate, rispetto ad eventi interni al procedimento in corso, ma sono le stesse che in questi mesi sono state man mano attenuate dai giudici. «Questo poteva rappresentare un'occasione per la Procura di Torino di dimostrare un barlume di onestà intellettuale nel tener conto delle decisioni del tribunale (che è lo stesso ad aver alleggerito le misure) o decidendo di non eseguire gli arresti per i compagni e le compagne, per poi vederli liberare dopo poco tempo. Eppure, come nelle migliori sceneggiature d'azione, possiamo anche già dichiarare che la procura non ha colto questa occasione, infatti poco dopo la conferenza stampa la digos di Torino accompagnata da numerose camionette si è presentata davanti al Neruda per eseguire l'arresto di Alice».

L'assurdità di quanto successo è evidente: «pur di eseguire gli arresti e perpetrare la farsa di questo tentativo la procura si assume la responsabilità di effettuare un'ulteriore privazione delle libertà a compagni e compagne che molto probabilmente verranno liberati molto presto. Questo perché sarà lo stesso tribunale che ha già alleggerito le misure a dover rispondere alle istanze di liberazione».

Durante la conferenza stampa di ieri sono stati sottolineati alcuni punti: «non appena un procedimento esce al di fuori dei soliti pm e dei soliti tribunali, nel momento in cui qualcuno esterno a questo circuito prende parola il risultato è che viene denunciata una situazione che non funziona come dovrebbe. L'impianto scricchiola, e sonoramente. Se dalla nostra abbiamo la consapevolezza che sia fondamentale lottare in questo mondo di ingiustizie e lo facciamo alla luce del sole, senza sottrarci alle nostre responsabilità, dato che non è la prima volta in cui si paga il fatto di essere scomodi, dalla loro hanno meccanismi tortuosi, atti a screditare, discriminare e pronti a fare carte false per impedire di organizzarsi per lottare. Dalla nostra abbiamo anni di lotte che di fronte alla caccia al militante per cancellarle sono e saranno sicuramente più forti».

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