#Thinkdifferent : Sara, tu, io, noi contro Apple

7 / 11 / 2014

We are foolish, we are hungry

A fine settembre 2013, quando da pochissimi mesi si era costituita in Emilia Romagna e a Rimini, l’Associazione Diritti Lavoratori (ADL Cobas), tramite alcuni compagni siamo entrati in contatto con un gruppo di 7 lavoratori e lavoratrici licenziati/e dalla APPLE Italia durante il periodo di prova all’Apple Store di Rimini (inaugurato il 3 agosto 2014) dopo aver firmato un contratto a tempo indeterminato.

Le mansioni dei 7 lavoratori fra loro erano differenti, ma ciò che colpiva – dal racconto e dalle analisi collettive emerse in lunghe assemblee a volte molto inconcludenti ma utili sul piano dell’elaborazione collettiva - erano i dispositivi totalizzati e di controllo agiti dalla APPLE nei loro confronti, già a partire dal periodo iniziale del rapporto di lavoro durante la fase di training o core, periodo in cui viene inculcata l’ideologia aziendale. La Apple, nei momenti iniziali del rapporto di lavoro, cerca di costruire un gruppo di lavoratori affiatato e fortemente ideologizzato alla comune causa, con slogan che vanno da “Apple siamo noi! Noi siamo la Apple!” a “Stay Hungry. Stay Foolish!”, per essere motivati al meglio alla funzione produttiva ovvero ai processi di vendita della merce. Per non parlare poi dello stress ripetuto nell’essere continuamente spostati di “staffettatura” ovvero di posizione nonostante la mansione indicata nel contratto e di essere poi convocati improvvisamente durante il turno di lavoro nella sala dei “capi” – come accaduto a Sara Ballestriero – dove ti viene comunicato in quindici minuti e a pochi giorni dalla fine del periodo di prova, che sei stata licenziata.

L’umiliazione però prosegue perché risponde ad una precisa “etica” della APPLE che si esprime nel fatto che sia il governo sempre più biopolitico e gerarchizzato dei lavoratori che la modalità di produzione sono legate a doppio filo ad un unico obiettivo: produrre profitto. Per questo ti viene chiesto dopo essere stata licenziata se preferisci andartene dalla porta posteriore o anteriore, e comunque in entrambi i casi sei addirittura scortata fino all’uscita.

Dei 7 lavoratori licenziati solo una, Sara Ballestriero – dopo la prima fase assembleare e la discussione intorno alle possibili azioni di lotta e percorsi formali – ha deciso di ribellarsi, impugnando tramite il nostro legale il licenziamento contro la Apple.

La cosa più dolorosa è che, dopo più di un anno – ci racconta Sara nella video intervista - mi chiedo ancora il motivo del licenziamento dopo avermi fatto firmare un contratto a tempo indeterminato, tipologia di contratto ‘grazie’ al quale mi sono dovuta licenziare dal precedente lavoro.” Non è forse una legittima aspettativa questa? Legittima aspettativa completamente disattesa se consideriamo il fatto che con le dimissioni dal precedente lavoro ed essendo stata licenziata per mancato superamento del periodo di prova Sara non ha potuto accedere a nessun ammortizzatore sociale. Altro che Iphone a gettoni caro Renzi!

Potremmo per tanto dire che vi è in APPLE un uso del contratto a tempo indeterminato come contratto atipico grazie ai tre mesi di durata del periodo di prova (come peraltro previsto dal CCNL del commercio) allo scadere dei quali si può essere licenziati per mancato superamento del periodo di prova e senza motivazione alcuna.

APPLE ha utilizzato, in questo caso, come mera manovalanza di ricambio, 1/3 dei neoassunti (7 su 21 neoassunti, su 50 lavoratori e lavoratrici occupate nel negozio) sacrificati al lancio e alla stabilizzazione dei profitti del nuovo Apple Store di Rimini. Prima stagisti durante il periodo di formazione o scuola dell’indottrinamento, poi manovali e magazzinieri, allestitori e poi cassiere/i, creative o specialist ecc ecc. a seconda dell’improvvisa decisione dello Store Leader e dei manager.

Decisione che risponde alla precisa “etica” della Apple, ovvero quella di licenziarti quando non sei più necessario sostituendoti poi con lavoratori inseriti nelle liste delle categorie protette o con lavoratori in esubero provenienti dagli altri Store e costretti a fare centinaia di km per recarsi al lavoro.

Nel giro di 15 minuti – prosegue Sara nel suo video racconto – ho perso un lavoro che credevo a tempo indeterminato, non mi è stata data una motivazione e mi è stato chiesto di uscire per la porta posteriore. Mi hanno scortato fino all’uscita ed è stata una delle umiliazioni più grandi della mia vita.” .

Arriviamo così all’udienza di Venerdì 7 novembre 2014; questa volta Sara non è sola, siamo insieme dentro e fuori le aule dei Tribunali nella lotta verso un pieno riconoscimento dei diritti inderogabili di ogni essere umano sui luoghi di lavoro.

Il motto di Apple è “Think different” ma in cosa questa multinazionale sarebbe differente rispetto alle altre? Apple, nel suo “credo” – inculcato nei lunghi periodi di formazione come un mantra motivatore – dice che lapiù importante risorsa, la vera anima di Apple, sono le persone”.

Certo dal punto di vista della ricchezza che producono e che gli viene costantemente rubata anche nella dimensione più biopolitica e di vita!

Per questo abbiamo delle domande da porre alla APPLE.

Come mai negli Apple Store i lavoratori vengono sottoposti ad azioni degradanti ed umilianti, e licenziati senza motivo pochi giorni prima della fine del periodo di prova e dopo aver firmato un contratto a tempo indeterminato? Questo non ricorda forse l’altro segmento della produzione, delocalizzato però in Cina e subappaltato ad aziende come la Foxxcon, che produce componenti elettroniche e responsabile dell’assemblaggio dei prodotti APPLE?

Mentre in Foxxcon il trattamento degradante è caratterizzato da bassi salari, elevati se non estenuanti ritmi produttivi e dalla nocività dei luoghi di lavoro, negli Apple Store lo stesso si esprime con una dimensione sempre più biopolitica e tecnologica di comando sul lavoratore e lavoratrice: soggezione psicologica, controllo, demansionamento, individualizzazione, competizione, spersonalizzazione, tanto da pensare di essere sorvegliati H24 ovvero anche nel tempo libero.

Va ricordato, inoltre, che l’udienza del 7 novembre al Tribunale di Bologna che vedrà per la prima volta una lavoratrice italiana, Sara, contro la più grande multinazionale del mondo, la Apple , cade proprio nella giornata di avvicinamento allo Sciopero Sociale del 14 novembre, social strike com’è stato ribattezzato.

Cogliamolo quindi come un segnale estremamente positivo questa coincidenza, consapevoli che dobbiamo risvegliarci dal torpore delle umiliazioni e agire contro lo sfruttamento lavorativo qualunque forma esso assuma.

Mentre Renzi e co. – in linea di continuità con i governi dei tecnocrati che l’hanno preceduto – ci raccontano che per combattere la disoccupazione e la precarietà dobbiamo togliere tutte le tutele e garanzie per il lavoratore e la lavoratrice, imponendo ad es. modelli contrattuali come il contratto a tutele crescenti che più che di far crescere le tutele permette licenziamenti liberi entro i primi 3 anni e nonostante il contratto sia a tempo indeterminato (come accaduto a Sara del resto), noi lottiamo per chiedere e conquistare nuovi diritti e dignità nei luoghi di lavoro.

Per essere risarciti delle umiliazioni subite.

L’iphone non andrà con i gettoni, Signor Presidente del Consiglio, ma guardando le condizioni di organizzazione del lavoro nel nostro paese e il dibattito sul tema dei diritti dei lavoratori siamo di sicuro nell’Ottocento.

We are hungry, we are foolish! La Apple sfrutta, i lavoratori si ribellano.

Verso il #14N #SocialStrike 

REDDITO DIRITTI DIGNITA PER TUTT*

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