Terremoto - I giorni dopo e la forza della solidarietà

31 / 5 / 2012

Il sisma non sembra fermarsi in Emilia Romagna. Anche questa notte più di trenta scosse si sono registrate nelle zone della pianura padana già colpite nei giorni precedenti.

Quello che possiamo notare dal nostro osservatorio tangenziale alla linea del terrore è il senso di smarrimento e di panico ogni volta che la terra trema, insieme all'incertezza sul futuro di queste terre e di chi le abita.

Terre quasi sconosciute anche a noi di Bologna che viviamo a poche decine di chilometri. Due giorni fa, la prima volta che le abbiamo attraversate in macchina abbiamo subito visto le case coloniche contadine, i capannoni industriali, le rocche del periodo estense crollati e circondati da macerie. Sembra che il terremoto abbia voluto colpire la storia di queste terre. I piccoli e antichi borghi, ma anche l'agricoltura, che prima dello sviluppo industriale dava lavoro alla maggioranza dei cittadini che vivono questi territori, la piccola e media industria (il settore più colpito è quello biomedico) che negli ultimi 40 anni ha occupato con i suoi capannoni e distretti migliaia di ettari di terra, cambiando il panorama della stessa pianura padana. Quegli stessi capannoni motore di occupazione oggi crollano causando la morte di decine di operai.

E poi le macchie azzurre degli accampamenti della protezione civile e le centinaia di tende e roulotte piazzate nei giardini, nei campi e nei parchi pubblici, perché molti agli accampamenti per gli sfollati preferiscono rimanere vicino alla propria casa.

La paura, la perdita della casa e del lavoro non aiutano a guardare avanti. Parlando con le persone che abbiamo incontrato a Finale Emilia, e con cui stiamo predisponendo una nuova raccolta di materiali e una serie di iniziative per le prossime settimane nei territori terremotati e a Bologna, lo spettro che tutti evocano è quello de l'Aquila, di una ricostruzione dei borghi, delle case, delle loro attività industriali e agricole lenta, contorta, irrazionale, diversamente dagli annunci di efficienza e di celerità.

Domani consegneremo il secondo carico di materiali che abbiamo raccolto grazie a tutte quelle decine di associazioni e di singoli cittadini che rendono attiva e solidale la città di Bologna. Al punto di raccolta del Tpo c'è un continuo via vai di persone che arrivano con le macchine piene di prodotti acquistati da portare nelle zone colpite dal terremoto: giovani studenti, precari, pensionati, colleghi di lavoro che hanno fatto le collette in ufficio. In questo periodo di crisi, con un livello di disoccupazione sempre più alto, con l'aumento della precarietà, con migliaia di operai in cassa-integrazione, constatare che la coesione ed il senso di comunità restano forti, e che tante persone non esitano a togliersi i soldi di tasca per portare il proprio contributo è la forza da cui ripartire.

Raccolta dei materiali, informazioni utili

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