"Tempo di riscatto": un contributo da Venezia-Mestre verso l'assemblea nazionale studentesca

5 / 2 / 2022

Sono due settimane che il mondo studentesco è tornato ad animare le piazze di tutt’Italia.

Il detonatore di questa nuova ondata di mobilitazioni è sicuramente stata la morte di Lorenzo Parelli, studente 18enne schiacciato da una trave d’acciaio il 21 gennaio 2022, nel suo ultimo giorno di PCTO (ex Alternanza Scuola-Lavoro, già al centro delle contestazioni studentesche alla “Buona Scuola” di Renzi del 2015).

In risposta a questo fatto tragico, alla narrazione mainstream, che si è ben guardata dall’indagare le cause reali di questa morte nel marciume del sistema scolastico, e in risposta al silenzio assordante di tutta la classe politica made in Confindustria, nella giornata di venerdì 28 gennaio sono state convocate mobilitazioni studentesche in tutto il Paese. Un fermento che si è dato naturalmente in una mobilitazione nazionale diffusa nei territori, che ci ha visto scendere in piazza anche a Venezia, e che ha saputo rimettere al centro della discussione un modello di scuola sbagliato proprio a partire dalla contestazione all’esistenza stessa di “percorsi formativi” che vedono migliaia di studentə prelevatə dalle proprie classi e speditə a lavorare gratuitamente in aziende private, in perfetta coerenza con quel sistema capitalista che continua a sfruttare le nostre vite e il nostro pianeta, e che ci sta portando verso una crisi climatica senza precedenti.

“La vostra scuola ci sta uccidendo” è la scritta comparsa il giorno dopo la morte di Lorenzo, davanti all’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, che dimostra la contraddizione malata di un sistema scolastico che ci fa morire in azienda e non si cura dell’aumento del tasso dei suicidi tra lƏ giovani, causato anche dall’imposizione della Didattica a Distanza.

Durante le mobilitazioni del 28 gennaio a Roma, Torino, Milano e Napoli la polizia ha caricato i cortei studenteschi, facendo decine di studentə, dimostrando l’ipocrisia delle vuote parole di cordoglio espresse dalle istituzioni dopo i fatti di Udine e cercando di reprimere la rabbia di chi ha animato quelle piazze.

Di fronte una scuola che da troppo tempo vive problemi enormi, a cui si sono aggiunti quelli legati alla gestione della pandemia da parte del governo, il MIUR ha dimostrato per l’ennesima volta quali siano le sue priorità nei nostri confronti: continuare a non ascoltare le nostre necessità e, al contrario, evocare un ritorno, fatto gravare sulle nostre spalle, a quella normalità che da sempre contestiamo.

Secondo il ministro dell’Istruzione non è importante andare a risolvere i danni sociali, psicologici e didattici emersi con forza durante la pandemia; l’unico obbiettivo è tornare a quel modello di valutazione dannoso e obsoleto su cui la scuola pubblica italiana si poggia. Lo testimoniano le scene grottesche viste in questi due anni quando pur di valutarci ci hanno fatto bendare di fronte a una telecamera, lo testimoniano le verifiche a tappeto a cui siamo statə costrettə al nostro ritorno in presenza, e in ultimo lo testimonia la volontà di reintrodurre le due prove scritte all’esame di maturità espressa lunedì 31 gennaio dal ministro Bianchi.

Dopo questo ennesimo abuso, in tutt’Italia sono state convocate mobilitazioni studentesche che sono riuscite a inserire nello stesso quadro la morte di Lorenzo e le ultime scelte del MIUR rispetto all’esame di Stato. Quella rabbia e quel fermento dimostrato a fine gennaio ci ha riportato in piazza contro il loro modello di scuola, contro il PCTO e contro la Maturità. Migliaia di studentə hanno attraversato le strade delle città da Torino a Palermo, da Roma a Venezia, dandoci un altro momento per sentirci unitə contro un sistema che ci sta togliendo troppo.

Questi due anni di pandemia hanno inevitabilmente portato ad un annichilimento del movimento studentesco, proprio perché siamo statə in primis noi studentə a venir chiusi in casa, costretti a vivere una socialità mediata da uno schermo a causa della mancanza degli investimenti necessari per assicurarci la possibilità di andare a scuola in sicurezza.

Le piazze di queste settimane però parlano di un fermento che non ha intenzione di fermarsi.

Anticipata dall’autunno di occupazioni nella Capitale, quest’anno la nostra generazione sta tornando in piazza riportando al centro bisogni concreti e rispondendo a un malessere diffuso che non può risolversi scegliendo una sola rivendicazione e ignorando le altre, ma rimettendo al centro un mondo della scuola che va cambiato radicalmente.

Questa risposta dal basso che stiamo costruendo è il nostro presente e va animata sempre più, creando reti e connessioni tra le assemblee, i presìdi, le iniziative e le occupazioni che si sta dando in tutt’Italia, anche grazie all'esperienza dei collettivi studenteschi delle scuole che stanno nascendo anche nella nostra città.

Febbraio è appena iniziato e all’orizzonte abbiamo due grandi momenti di mobilitazione internazionale, l'8 marzo e il 25 marzo, che dobbiamo essere capaci di animare e vivere da protagonistə a partire dalle scuole, per far si che tematiche come il transfemminismo e la giustizia climatica siano basi fondanti sulle quali cambiare il mondo di cui siamo il futuro.

Con questo spirito saremo all’assemblea nazionale lanciata dal movimento della Lupa – Scuole in Lotta, nelle giornate del 5 e del 6 febbraio a Roma.

Coordinamento Studenti Medi Venezia-Mestre

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