Tardi. Ma non troppo tardi capitano Priebke

Non si può perdonare un azione irreparabile ne chi l'ha commessa, essa è per sempre: nell'agire del presente, nel pensiero del futuro. (Maimonide)

29 / 7 / 2013

Nel quotidiano girovagare nel circo delle webnews leggo:

Il Centro Simon Wiesenthal ha lanciato una campagna di ricerca degli ultimi criminali di guerra nazisti si chiama “Operation last chance” e prevede l’affissione di migliaia di manifesti nelle città tedesche di Berlino, Amburgo, Francoforte e Colonia con lo scopo di raccogliere informazioni sui criminali nazisti superstiti, e scoprire nuovi casi di cui le autorità non sono state ancora informate.

Nel poster c’è l’immagine in bianco e nero dell’ingresso del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, con lo slogan: «Tardi. Ma non troppo tardi». Si legge anche: «Milioni di persone innocenti sono state assassinate dai criminali nazisti. Alcuni autori di questi crimini sono liberi e vivi! Aiutaci a portarli davanti alla giustizia». C’è un numero di telefono e l’offerta di una ricompensa fino a 25 mila euro per chi offrirà informazioni rilevanti.

In Germania, i crimini nazisti non possono cadere in prescrizione”

… ecco … … una notizia

Una notizia non indifferente che apre subito nella mente la parte della memoria, dei sentimenti, delle scelte e prese di parte. La caccia ancora aperta ancora possibile ai criminali nazisti, la necessità di svelare la banalità del male di continuare a riposizionarsi dalla parte dell'uomo, dei giusti senza l'obbligo del rimorso, per chi ha dimenticato, ne la possibilità del perdono, perchè la pietas è solo per gli innocenti le vittime. Ieri come oggi e per sempre.

Le mani partono sulla tastiera per capire, approfondire; un argomento su cui scrivere, cercando di dare un senso di collocarlo, e allora via al motore di ricerca …

… ecco … … e leggo:

Una festa per i 100 anni, con amici, parenti e persone vicine. Questo starebbe preparando per lunedì prossimo (29 luglio) Erich Priebke, l’ex ufficiale delle SS condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine ed intercettato questa mattina a spasso per le strade di Roma (dove è agli arresti domiciliari), sottobraccio alla sua badante, come testimoniato da un video dell’Ansa”

… ecco … ho caldo.

E’ il caldo di un agosto in una strada di Roma, il caldo tra il fumo dei lacrimogeni davanti al tribunale militare occupato dopo la sentenza di assoluzione di Erich Priebke; il caldo delle urla, del dolore, della rabbia, dei sassi. Il caldo di un anima che brucia e ti ricorda di essere vivo e dalla parte dei giusti.

Anche il vecchio con il braccio tatuato che si alza e parla tra i ragazzi nella strada ha caldo e le sue parole bruciano: “Non siamo qui per piangere nuove lacrime su vecchi dolori, ne per chiedere o esigere giustizia. Sappiano che siamo qui per impedirgli di fuggire di nuovo di scomparire per tornare nel buio dell’orrore da cui proviene e in cui si è nascosto, in cui ora vi siete nascosti anche voi evitando di assumervi la vostra responsabilità. Campasse 100 anni ne noi ne lui andremo via di qui, perché noi non proviamo rimorso per la nostra quotidiana lotta per la vita o per quelli che sono morti, questa vergogna la lasciamo a voi. Noi non vi perdoniamo perché non possiamo scegliere per le vittime ma abbiamo il dovere di combattere anche per loro, per chi non si è salvato, per gli innocenti!”

… ecco … e penso.

E’ campato cent’anni vecchio mio, libero di fare quello che gli pareva in un paese dove molti altri sono molto meno liberi solo per aver manifestato, per una resistenza a pubblico ufficiale, o sono morti, perchè di lagher e carceri ce ne è sempre e anche ottimi carcerieri, e ingiustizia e vittime.

… ecco … allora non c'è perdono.

E non c’è’ rimorso che mi rimane dentro quando si fa chiara la sensazione di un paese dove tutto è a prezzo concordato, in vendita e sotto ricatto di doppie, triple e ridondanti inutili ma pervasive morali. E quindi sempre forti con i deboli e deboli con i forti , sempre senza memoria, senza giustizia e con buona pace per quanti sono senza rimorsi e senza perdono per non aver mai voluto scegliere di essere la parte della vittima o del carnefice quando sarebbe bastato essere dalla parte dei giusti nella consapevolezza che … … quando una violenza, un’offesa è stata commessa, è irreparabile per sempre; può accadere che l’opinione pubblica richieda una sanzione, una punizione, un “prezzo” del dolore; può anche darsi che questo prezzo sia utile, in quanto indennizza, o scoraggia una nuova offesa, ma l’offesa prima resta, e il prezzo (anche se è “giusto”) è pur sempre un’offesa a sua volta, ed una nuova sorgente di dolore

… ecco … … allora capitano questo deve essere proprio il posto

quello che rimarca la distanza tra noi e lei, e tutti quelli uguali a lei che riconosciamo e combattiamo. E' il posto che separa la scelta tra l'uomo e il suo carnefice dove non c'è perdono possibile ne rimorso nel ricordarle ciò che lei è: non un inerme vittima ma un infame assassino. Il boia.

Campasse 100 anni e per sempre!

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