Lettera pubblicata su L'Adige di sabato 1 agosto

Sudicidio in carcere: lettera dal padre di Stefano Frapporti

3 / 8 / 2009

Sono il papà di Stefano Frapporti, ho 85 anni e sono perfettamente consapevole di quello che sto dicendo. In merito all'arresto ed alla morte in carcere di mio figlio, mi sento di esprimere oggi tutti i dubbi e le domande che ogni genitore si porrebbe.

Mio figlio era incensurato, con una fedina penale ineccepibile. Non capisco quindi come, libero cittadino che si fa un giro in biciclettaalla fine di una lunga giornata di lavoro, mio figlio venga fermato da duepersone in borghese, in malo modo e con pesanti insulti, come ho avuto mododi apprendere da testimoni oculari dell'evento.

Sono perfettamente alcorrente, come ho visto dal verbale dei Carabinieri, che addosso a miofiglio non è stato trovato nulla se non gli effetti personali ed il telefonino.

Come mai una persona così è stata sottoposta a unaperquisizione domiciliare senza alcuna assistenza legale o di un testimone? E chi mi dice che quello che dichiarano i Carabinieri è vero, comprese lequantità sequestrate? Perché conoscendo il carattere fragile di miofiglio, so che non lo avrebbe mai sopportato, proprio perché profondamenteonesto. E lo conoscevo bene, perché ho vissuto con lui fino a quattro annifa, nello stesso appartamento.

Sarebbe bastato alle autorità visionare ilsuo estratto conto bancario per capire l'onestà di Stefano: l'ultimo prelievo bancario l'aveva fatto alla Rurale, ed erano i soldi che aveva intasca e che non erano certo proventi di spaccio.

Dal momento dell'arrestofino a dopo i funerali, quattro giorni, non ho avuto alcun tipo diinformazioni o notizie, se non la dichiarazione di morte.

Vengo a sapere dal verbale dei Carabinieri che gli è stata persino sequestrata in casauna bilancia da cucina, che io stesso gli avevo regalato e avevo comperatoalla Lidl. Io personalmente, con il mio paio di chiavi, mi sono recato nelsuo appartamento e non c'è alcun segno di perquisizioni.

E non sapremo maila verità perché gli è stata negata la presenza di un testimone.

Sono consapevole che non avrò mai più indietro mio figlio, ma penso ora alfuturo di tanti giovani e persone che potrebbero trovarsi nella stessa situazione, per colpa di una legge.Certi fatti però, oltre che con lalegge, andrebbero valutati con l'umanità.

La mia non è una vendetta, Carabinieri e Guardie carcerarie sapranno rispondere alle loro coscienze. C'è solo da implorare il perdono per chi ha sbagliato e sperare che lavita umana, con cui hanno a che fare tutti i giorni, sia sempre davanti aloro.

Mi affido perciò, con grande speranza, alla Giustizia perché mi diatutte le risposte alle domande che ho nel cuore».

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