Gli studenti si sono mobilitati insieme al personale del campus, anche nel tentativo di fermare il piano di ristrutturazione che prevede l’ esternalizzazione del 90% dei servizi essenziali

Studenti in lotta alla Sussex

#occupysussexuniversity

28 / 3 / 2013

Grande giornata di protesta lanciata dalla Sussex University, in cui circa 2000 tra studenti provenienti da tutto il paese, docenti universitari e lavoratori all’interno del campus, hanno manifestato contro i tagli e il processo di dismissione e privatizzazione che sta investendo le università del Regno Unito in maniera sempre più drammatica.

Gli studenti si sono mobilitati insieme al personale del campus, anche nel tentativo di fermare il piano di ristrutturazione che prevede l’ esternalizzazione del 90% dei servizi essenziali non accademici (mense, bar, pulizie) in seno all’ università, in cui 235 lavoratori verrebbero esposti ad una considerevole diminuzione del loro salario e a condizioni di lavoro peggiori e più precarie passando da un contratto con l’ateneo ad uno con aziende private.

Gli studenti vivono sulla loro pelle una università sempre più dismessa e dequalificata, in un contesto in cui le tasse universitarie sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni, fino ad arrivare anche a 1200£ per gli studenti stranieri, giustificando questo scempio, come la semplice conseguenza delle spese da sostenere per varie questioni burocratiche.

Il 25 marzo è stata convocata la manifestazione nazionale in cui, secondo quanto hanno riportato gli studenti, sono stati organizzati pullman gratuiti per facilitare la mobilità e la partecipazione in tutto il paese.

E in quella giornata, all’interno dell’ ateneo completamente militarizzato, si sono svolte inizialmente varie azioni di protesta simboliche, tra cui picchetti davanti ai bar nell’università per favorire la partecipazione del personale al corteo, il blocco dell’ attività didattica e lanci di monete, che hanno visto contrapposti gli studenti con il book bloc che campeggiava nelle prime fila e gli agenti in assetto antisommossa. Gli studenti hanno eretto delle barricate all’interno del campus per prevenire le reazioni violente della polizia, che non sono mancate in queste settimane di mobilitazione.


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Dopo il corteo all’interno del campus, c’è stata una grande assemblea, molto partecipata, in cui è stata avanzata la proposta di lanciare una giornata di sciopero nazionale studentesco, un “National Day of Action”.

La campagna Occupy Sussex University prosegue dal maggio 2012 e in questo arco di tempo ha visto una serie di manifestazioni, flash mob e occupazioni di studenti e lavoratori uniti per fermare la grande svendita di questa università che è destinata a non essere un caso isolato, ma un esempio di quella che sta progressivamente emergendo come tendenza nazionale: la distruzione dell’ istruzione pubblica e la mercificazione del sapere, in linea con altri paesi europei dove questo processo è in atto già da tempo. E’ questa la risposta dei governi nazionali alla crisi.

Il 7 febbraio gli studenti hanno occupato Bramber House, la sala conferenze di un edificio all’interno del campus, uno spazio che è stato aperto al pubblico e in cui si sono tenuti una serie di incontri, letture in comune e seminari a cui hanno preso parte numerosi studiosi e accademici. Un luogo simbolico, uno dei principali edifici dell’università, centro congressi e sfavillante sede di lussuosi meeting aziendali. Immediatamente sono giunti i numerosi attestati di solidarietà da parte delle altre università inglesi e da personalità come Noam Chomsky, Vandana Shiva, Tariq Ali, David Graeber.

Tra le richieste degli studenti ci sono: l'immediato blocco del piano di privatizzazione, una commissione mista di studenti e personale amministrativo ed accademico che abbia poteri di valutazione dell'operato della direzione dell'università e sul futuro dei servizi accademici e la fine delle intimidazioni da parte della direzione nei confronti degli studenti che partecipano alla protesta. Nel frattempo è stata lanciata una petizione online per richiedere la fine delle politiche scellerate di privatizzazione all’interno della gestione dell’università, politiche che rappresentano il tentativo di trasformare quest’ultima in una impresa privata generante profitti e gli studenti, in semplici utenti di un servizio.

Seguendo l’esempio dell’Università di Birmingham, anche nel Sussex è arrivata in questi ultimi giorni, in risposta alla manifestazione del 25 (la più grande nella storia di questa università) la notizia di una richiesta di ingiunzione da parte dell’ Alta Corte, che vieta qualsiasi forma di protesta non autorizzata fino a settembre all’interno del campus, e l’intento di porre fine con la forza all’occupazione di Bramber House e intraprendere provvedimenti e azioni legali contro gli occupanti. Ma la risposta degli studenti non si è fatta attendere: il 27 mattina è stata convocato un presidio davanti alla Royal Courts of Justice per prendere parola anche contro queste decisioni definite “totalitarie”, ed un corteo alle 13 all’interno del campus.

Occupy Sussex, non è solo una campagna nata per motivi vertenziali e che mostra solo la sua opposizione a una serie di provvedimenti, ma anche uno spazio di discussione, che mira a rimettere al centro del dibattito politico inglese la situazione di studenti e lavoratori nel contesto della crisi attuale.

Il 25 è stata una prima importante giornata di protesta a livello nazionale, in cui gli studenti si sono mobilitati ancora una volta per ribadire a gran voce che il sapere, l’istruzione e l’università non sono in vendita. Get up. Strike. Occupy. Resist.


Per maggiori informazioni: il blog Sussex against the privatization e la pagina fb di Occupy Sussex.

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