Stretta finale

4 / 10 / 2010

Le lotte dei ricercatori strutturati cominciano ad ottenere i primi importanti successi: il voto della Camera sul DDL Gelmini è stato rinviato al 14 ottobre, ma il 15 inizia inizia il dibattito sul bilancio e la finanziaria e, visto il vento elettorale che non accenna a placarsi (gennaio?, marzo?), è molto probabile, anzi, probabilissimo, che la riforma salti.

Puntuale come una mannaia è partita l'offensiva polemica del Corriere della sera. Un editoriale, quello di Angelo Panebianco, e un'intervista (anzi un appello accorato), al rettore dell'università Statale di Milano e presidente della Crui Decleva, attaccano il governo e insistono sulla necessità assoluta di portare a casa il risultato. D'altronde proprio Milano (tra gli economisti della Bocconi e il Corriere) è stata, a partire dalla primavera del 2008, la cabina di regia del processo di dismissione dell'università pubblica, processo che prima ha incontrato l'opposizione dell'Onda e oggi quella dei ricercatori. Se i rettori, infatti, si sono per la maggior parte sbrigati, pur di ottenere due briciole da Tremonti, a riformare lo statuto (accorpamento delle facoltà e revisione della governance), nel senso previsto dal DDL, i ricercatori strutturati non ci stanno ad abbassare la testa e, con la loro indisponibilità,  vanno fino in fondo.

Ma perché la maggioranza ha così paura di portare a casa il risultato alla Camera, dopo aver vinto senza problemi al Senato? Non ci sono dubbi, la paura è che alle lotte dei ricercatori si saldino quelle studentesche. Una nuova Onda, infatti, dentro un quadro in cui la crisi economica morde con maggiore drammaticità (a dimostrarlo le mobilitazioni radicali dei metalmeccanici, ma più in generale l'esaurimento prossimo della Cig) e quella politica non accenna ad esaurirsi, potrebbe essere insostenibile, non solo per la maggioranza, ma per la governabilità del paese. E allora cautela, prudenza, paralisi. Fermo il DDL e, di conseguenza, fermo il rifinanziamento: nel primo caso si tratterebbe di una vittoria importante per il movimento, vittoria dimezzata, però, se non si riesce ad ottenere nulla sul terreno delle risorse. Dal 2011, infatti, entra in vigore il taglio di 1,5 milioni di euro e le università saranno costrette a soccombere.

Per questo è necessario non mollare e far si che l'affossamento del DDL sia il primo atto di un conflitto ancora tutto da giocare (o da rigiocare). Innanzitutto non è detto che la maggioranza non prenda per buone le sollecitazioni di Decleva e Panebianco, anticipando il giorno del voto alla Camera. In secondo luogo, anche se il DDL dovesse arenarsi, rimane il problema del rifinanziamento, vitale per far sopravvivere l'università pubblica. E' fondamentale, dunque, far ripartire le lotte, unire le istanze di studenti e ricercatori, ricostruire, dal basso, una nuova università.

E' davvero il caso di dirlo, l'università e la ricerca sono appese ad un filo e la partita che si giocherà in queste settimane sarà decisiva. Wake up!

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