Spolveriamoci. Appello alla costruzione di un sit in davanti la sede Arpav di Mestre, sabato 23 gennaio alle ore 11

20 / 1 / 2016

Al di là di alcuni passi in avanti sul piano del coordinamento istituzionale tra enti per la creazione del comitato di coordinamento ambientale contro lo smog, sempre che non diventi una scatola vuota nel momento in cui non definisce il piano della mobilità urbana nazionale, il vertice tra governo, regioni, sindaci di qualche settimana fa si è dimostrato assolutamente inadeguato ad affrontare questa che è una vera e propria emergenza sanitaria ed ambientale. Azioni e provvedimenti che cercano di tamponare la ferita ma sono assolutamente privi di una visione e azione di lungo periodo, strategica e strutturale che determini un cambiamento reale dei sistemi di produzione scaricando ancora una volta ai comuni la responsabilità di decisione e azione senza però garantirgli nè la copertura finanziaria (quattro lire in legge di stabilità e dal collegato ambientale), né la possibilità di spendere risorse senza i limiti imposti dallo spending review né la copertura di avere una norma di legge a cui appellarsi visto che parliamo ancora di accordi, di protocollo d’intesa che auspichiamo si traduca in norma di legge.

Siamo in presenza di un vuoto di strategia energetica nazionale . efficienza energetica, mobilità sostenibile, trasporto pubblico locale e merci su ferro non sono mai stati una priorità per il governo. nel luglio 2014 la commissione europea ha aperto una nuova procedura d’infrazione per il superamento delle polveri sottili in 10 regioni dopo che nel 2012 l’Italia era stata condannata dalla corte di giustizia europea per il mancato rispetto nel 2006-07 dei limiti p.m 10 in 55 zone. La suddittanza del governo alle lobby del petrolio è evidente nello Sbolcca Italia con la ricerca di raddoppiare la produzione di idrocarburi apparecchiando il sottosuolo e i fondali marini alle trivellazioni per il banchetto delle multinazionali del petrolio.

Alcune briciole di finanziamento per car-bike-sharing, reti di ricarica elettrica, efficienza energetica edifici pubblici, ecc non mettono al riparo i nostri polmoni dal pm 10 e 2,5, monossido di carbonio, ossidi di azoto, benzene, piombo, ozono. da brivido le cifre a tre zeri dell’emergenza sanitaria causata dall’inquinamento. nei giorni di traffico intenso il rischio di infarto aumenta del 5 % in particolar modo per gli anziani ,diabetici. ancora una volta i bambini pagano il prezzo più alto per patologie polmonari asma in testa.

Le ripercussione sull’ambiente ed in particolar modo i cambiamenti climatici non sono da meno. le polveri sottili non vengono disperse, lavate perché per settimane non piove a causa del surriscaldamento del pianeta la cui responsabilità ricade sempre sul co2, nox, ect . in queste settimane di emergenza abbiamo visto politici della giunta regionale veneta trasformarsi in stregoni della pioggia che affidano la nostra salute ai bollettini metereologici Invece di agire sui nodi strutturali del problema. affidare la nostra vita al caso, alla fortuita connessione tra correnti atlantiche e occidentali non è un buon metodo di governo anche perché a volte la salvifica pioggia va oltre al suo compito di lavare le strade distruggendole quando si trasforma in alluvione o tornado che la giunta regionale si impegni nella definizione del piano di risanamento dell’aria invece di rimandare la sua attuazione alla costituzione di tavoli tecnici locali che non possono operare in assenza di un quadro normativo dato dalla regione. al sindaco Brugnaro il compito invece di un maggiore protagonismo. il comune di Venezia può diventare il punto di riferimento anche per altri comuni, spendendosi in favore della trasformazione della tangenziale in strada urbana, per il blocco della Vallenari bis e di via fermi a Marghera.

Le misure antismog messe in atto dal governo, regioni, comune, non affrontano il nodo di un sistema di sviluppo che si alimenta con sistemi energivori e produttori di polveri. non c’è profitto se non c’è inquinamento. intervenire radicalmente su questo problema significa intervenire su tutta la torta sottoindicata. nel comune di Venezia la torta per il pm 2,5 è così diversificata:

– produzione di energia 20% riscaldamento domestico5% industria 12% trasporto stradale 15% altri trasporti 2% traffico acqueo locale 14% traffico portuale passeggeri 12% traffico commerciale 19% altro 1%.

Torta che si modifica se considerano il pm 10 o se ragioniamo su scala provinciale. Finché non si affronterà alla base il nodo che per riscaldarsi senza inquinare bisogna puntare all’efficienza energetica delle abitazioni e dei luoghi pubblici non ci saranno miglioramenti di lungo periodo. abbassare la temperatura di qualche grado è un palliativo. altrettanto per il nodo traffico. targhe alterne, limitazioni del traffico, bus per qualche giorno a biglietto agevolato sono panacee per l’emergenza con un qualche ritorno sulla creazione di una cultura del vivere in città ma siamo ben lontani dalla soluzione del problema . servono invece investimenti per creare una nuova mobilità più sicura, meno inquinante, meno costosa. questo è possibile solo cambiando la politica di spesa sui trasporti dirottando le risorse attualmente impegnate o che si vuol impegnare sulle grandi opere dalla Tav in poi verso il rafforzamento del trasporto pubblico su rotaia e non con nuovi mezzi, più efficienti, ecocompatibili, accessibili a tutte le fasce sociali. che la regione veneto si impegni per nuovi treni per i pendolari, autobus a metano, blocco degli aumenti per studenti e lavoratori. diversificazione del trasporto delle merci in Italia ancora legato nella stragrande maggioranza alla gomma. inoltre fuori i diesel dalle città e avanti con i motori elettrici sia per il trasporto pubblico che privato. verifica dei piani di risanamento dell’aria delle regioni inadeguati a sostenere le problematiche attuali. città sinergiche a basso impatto ambientale strutturate per auto elettriche, bici ,e autobus-tram ecologici altro che Vallenari bis strada di collegamento tra Tessera Mestre al servizio del quadrante opera inutile e costosa ambientalmente sbagliata dal punto di vista paesaggistico dell’invarianza idraulica del consumo di suolo oltre che nel portare nuovo traffico verso aree di Mestre densamente abitate nelle città e nelle cinture urbane, togliere strade/corsie alle auto per restituirle alle esigenze di qualità e sicurezza dei pedoni e ciclisti nell’area vasta, moltiplicare le linee, corse e fermate del servizio regionale ferroviario e corrispettive nuove e più regolari linee bus di complemento, razionalizzare la raccolta e distribuzione metropolitana delle merci con la prospettiva di diminuzione dei volumi grazie ad una nuova politica di imballaggi, per le lunghe distanze riqualificando e potenziando le ferrovie esistenti abbattendo progetti di alta velocità.

Ma non basta concentrarci su questo. Rimangono i grandi produttori di polveri industrie, centrali, porto, responsabili in larga parte dell’inquinamento.

Ad acuire maggiormente i danni causati da tangenziale, passante, aree commerciali ,nel territorio Veneziano influiscono in modo pesante la presenza dell’area industriale di p.m con impianti industriali e centrali elettriche e un porto tra i più grandi d’Italia dentro al cuore della città.

Se da un lato il ridimensionamento dell’area industriale di porto Marghera ha ridotto le emissioni ai camini delle miscele cancerogene, dall’altra parta la sua ridefinizione come polo logistico internazionale acuisce l’impatto sanitario per le polveri sottili . intere banchine di p.m. in questi anni sono diventate zone riservate all’arrivo e smistamento delle merci. file di camion caricano e scaricano con un volume di traffico sulle arterie locali raddoppiato . se per la viabilità si stanno programmando e attuando interventi di separazione dei flussi tra il centro urbano e l’area industriale per le polveri sottili emesse dalla combustione dei camion non c’è salvezza per la loro dispersione su vasta scala. necessita un piano di sviluppo portuale trasparente e condiviso che si determini in sinergia con la città e i suoi bisogni e che abbia come cardine il “limite” asticella della tenuta della compatibilità tra necessità produttive e area urbana.

Centrali elettriche a carbone. Non esiste altra città in veneto e val padana che abbia così tante centrali come Venezia. prima della recente chiusura della volpi Marghera contava 6 centrali: raffineria ENI, ex Enichem, due turbo gas di Edison (inquinanti per ossidi di azoto) e quella di Fusina Enel, Palladio a carbone e cdr da rifiuti (annualmente 50 t di polveri sottili, 2700t nox, 2000t sox milioni di tonnellate co2)

Non si tratta solo di discutere di limitarne le emissioni tramite nuovi sistemi di abbattimento polveri o di limitarne il funzionamento in alcuni periodi di emergenza smog ma radicalmente affrontare il nodo di come si produce e per chi energia elettrica tramite carbone e il suo business ad esempio. le nostre centrali producono tre volte di più in alcuni periodi del reale fabbisogno energetico del territorio. l’energia in eccesso viene venduta a paesi terzi. inoltre l’indipendenza energetica dai grandi produttori Enel in testa attuando il potenziamento delle energie rinnovabili, con politiche che garantiscano l’autonomia di gestione dei piccoli impianti di fotovoltaico. invece di centrali elettriche in area industriale, nelle aree dismesse , ettari di pannelli fotovoltaici, installati e gestiti da un azionariato sociale, che coprano il bisogno di energia di Marghera.

Traffico merci e passeggeri tramite grandi navi, vaporetti e barconi da trasporto. In laguna, a differenza della terraferma, non esiste alcuna restrizione sull’uso dei carburanti e dei motori inquinanti. Niente bollino blu, né Ztl, né controlli agli scarichi. Ci sono ancora motori fuoribordo a miscela che bruciano olii cancerogeni. Nel 2014 sono state ben 6190 le navi attraccate alla marittima e al porto commerciale di Marghera. Il 35% trasportano merci. Durante la fase di stazionamento esce la più consistente quantità di polveri, quasi il doppio che durante la fase di manovra. Queste navi utilizzano anche in porto carburanti pesanti carichi di zolfo. L’allontanamento del passaggio delle grandi navi dal bacino San Marco unito dall’obbligo come nel porto di Napoli di usare carburanti con un contenuto di zolfo non superiore allo 0,1% a partire da due miglia prima dell’arrivo darebbe un contributo decisivo a diminuire il pm10.

Inoltre deve essere imposta l’introduzione di filtri ed abbattitori di inquinanti, la fornitura di energia elettrica da terra per le navi ormeggiate, oltre ad una rete adeguata di rilevazione nell’area lagunare.

Attività aereoportuale dello scalo Marco Polo. Se l’impatto sulla salute non può essere paragonato a quello dei 60000 morti nel mondo per inquinamento delle grandi navi, non si possono trascurare gli effetti dei carburanti allo zolfo. L’aumento del traffico aereo avvenuto negli ultimi anni nello scalo di Tessera impone di monitorare anche questa fonte di inquinamento che avrebbe bisogno di una regolamentazione ambientale. I progetti di ampliamento dello scalo vanno riconsiderati sia dal punto di vista di consumo del suolo sia dal punto di vista dell’impatto acustico e delle pm 10.

La lotta allo smog è una lotta a tutti i livelli non ci sono soluzioni parcellizzate, uniche, ed ad un solo livello. stato, regione, comuni devono fare la loro parte coordinando la loro azione strutturale, come i cittadini con un stile di vita consapevole. lotta allo smog fatta di azioni anche territoriali ristrette che modificano però significativamente l‘ambiente in cui viviamo. Malgrado la latitanza e l’ignavia di enti come la regione veneto che avrebbero risorse e poteri per intervenire ,il comune di Venezia nell’amministrazione precedente, in rapporto con i cittadini, ha impedito l’apertura di un nuovo inceneritore di rifiuti industriali della Ste, chiuso l’inceneritore di rifiuti urbani di Veritas e poi nuove piste ciclabili, tram, parchi, e il Paes (piano di azioni per l’energia sostenibile). Spicca tra le azioni dei privati i 100metri quadrati di pannelli fotovoltaici installati sul tetto del centro sociale Rivolta che producono 120 mila k/h.

La Marghera senza polveri, ecosostenibile parte da queste azioni concrete ma molto altro c’è da fare e ottenere, come sottolineato prima, rispetto ai grandi complessi industriali e al traffico portuale. ma non possiamo dimenticare che la centralina di via Beccaria con ben circa una settantina di sforamenti del limite costantemente segnala che Marghera e in particolar modo quell’area di Marghera è posta a un crocevia di fattori di emissioni importanti che vanno al di là di quello derivante dall’apporto del livello locale. tangenziale ad esempio. I 100 mila transiti giornalieri producono ,secondo una indagine epidemiologica sugli effetti per la salute umana dell’inquinamento della tangenziale Mestre promossa dall’Asl 12, Arpav, assessorato comune e medicina molecolare di Padova, tra i residenti a ridosso dell’asse viario un aumento della cardiopatia ischemica del 12% ,infarto 13%, bronchiti croniche 8%e 14% diabete. serve un uso prevalentemente locale e la realizzazione di un corridoio ecologico.

Poi la vicinanza con strade di grande scorrimento come la romea. va eliminato definitivamente qualsiasi progetto di realizzare la romea commerciale opera inutile e dannosa la cui costruzione alimenterebbe quel sistema politico-affaristico corrotto che gira attorno alla mantovani.

Non ultimo il traffico e inquinamento verso l’agglomerato dei centri commerciali. su questo le richieste dei cittadini sono chiare separare l’area dei centri commerciali dall’area urbana. no ci deve essere compenetrazione . L’apertura di via fermi va nel senso opposto. inoltre no all’apertura di nuove aree commerciali come quella Blo.

Marghera ha bisogno di rigenerare sia le aree degradate in via di ricostruzione della porta sud sia in generale il proprio patrimonio abitativo pubblico e privato datato e vetusto puntando sull’efficienza energetica favorendo economicamente che burocraticamente progetti che puntino a questo.

E’ questa la città senza smog che vogliamo, frutto delle lotte di una comunità che sia è liberata di interessi politico-economici che la I privano non solo del diritto di vivere in un ambiente sano ma anche del diritto alla partecipazione , alla democrazia dal basso che porta con sé nuovi rapporti economici e sociali basati sui diritti ,sull’accoglienza, sulla solidarietà. una città bella, non inquinata, fruibile per tutti aperta e solidale. è questa la posta in gioco per tutti i comitati che si battono contro lo smog.

Assemblea permanente contro il rischio chimico

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