Spagna - Crollo del bipartitismo nelle elezioni europee. Il ‘Sí se puede’, dalla Puerta del Sol a Strasburgo

27 / 5 / 2014

Una calata storica dei voti fa sì che Partito popolare e Partito socialista perdano 8 e 9 seggi rispettivamente. Terza forza politica è Sinistra plurale con 6 europarlamentari. Podemos, neonata piattaforma per la partecipazione popolare e cittadina, ottiene 5 seggi.

Come di consueto, la campagna elettorale in Spagna si è svolta con lo scontro Pp-Psoe al centro dell’attenzione mediatica. Accuse incrociate su finanziamenti illegali e corruzione, sul tasso di disoccupazione e sui commenti sessisti del candidato popolare dopo il dibattito in televisione con il candidato socialista. I sondaggi delle scorse settimane si sono rivelati un preludio del crollo bipartitista: sia Pp che Psoe registrano un calo superiore ai 2,5 milioni di voti rispetto al 2009, ottenendo 16 seggi i popolari e 14 i socialisti (sui 54 complessivi che dalla Spagna arriveranno in Strasburgo).

Nei risultati degli indipendentisti catalani e baschi si osserva un’affermazione della spinta per il diritto all’autodeterminazione: la coalizione di conservatori catalani e baschi mantiene i 3 europarlamentari del 2009, mentre la sinistra catalana ottiene 2 seggi e quella basca ne raggiunge 1. Questi dati sono la conferma del bivio al quale si troverà il modello territoriale spagnolo con il referendum promosso dal governo catalano e previsto per novembre – la cui illegalità è stata denunciata più volte da Madrid.

Il voto di ieri, come l’astensione (attorno al 54%), esprime inanzitutto un dato di rifiuto dei due grandi partiti, pilastri del regime costituzionale del 1978. Lasciando da parte i dati delle elezioni, troviamo un collegamento diretto fra questa contestazione del monopolio politico-elettorale del tandem “Ppsoe” e le mobilitazioni nate il 15 maggio 2011: esse sono l’origine di uno spirito di cambiamento che da tre anni vive nelle piazze spagnole e che ieri ha raggiunto anche le urne. Ne è prova l’irruzione di Podemos, piattaforma cittadina nata a gennaio, che ha raggiunto 1,2 milioni di voti (l’8%); ma anche la crescita della coalizione Sinistra plurale, che guidata da Izquierda unida ha oltrepassato 1,5 milioni (il 10%).

Podemos (letteralmente, “possiamo”) si è presentata come “iniziativa popolare e cittadina verso le elezioni europee”, ha finanziato la sua campagna elettorale attraverso il crowdfunding, rendendo pubblica la contabilità delle spese sul web ed ha formato la lista elettorale celebrando primarie aperte. Ieri sera ha sconvolto lo scenario politico spagnolo ottenendo 5 europarlamentari (i sondaggi più ottimisti le auguravano al massimo 3 seggi). Il capolista Pablo Iglesias, professore universitario ed attivista sociale, dichiarava stamane di aver sentito Alexis Tsipras appena ha saputo i risultati delle elezioni, per comunicargli che i 5 europarlamentari di Podemos appoggeranno il leader della sinistra greca. La piattaforma Podemos, attraverso la presenza mediatica di Iglesias, sembra essere riuscita a catalizzare l’indignazione per provare, nelle loro stesse parole, a “trasformare la maggioranza sociale in maggioranza politica”.

Quali prospettive si aprono per i prossimi mesi? Il segretario del Partito socialista, Pérez Rubalcaba, ha annunciato la fine del suo ruolo a capo del Psoe, ed ha indetto un congresso nazionale che si terrà a luglio. Il Pp si dichiara vincitore delle elezioni, anche se prendono come “serio avviso” i risultati. Intanto, il numero di disoccupati ad aprile era di oltre 4,6 milioni, e gli ultimi dati sull’emergenza abitativa parlano di 184 sfratti al giorno. In un clima di continua mobilitazione, anche se dopo la grande manifestazione del 22 marzo vi è stato un leggero calo, la partita per aprire nuovi spazi di agibilità alle forze di cambiamento è tutta aperta. Ed è in buona parte grazie al “Sí se puede!” dei movimenti.

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