Siriani respinti al porto di Ancona

Senza sosta le riammissioni verso la Grecia di profughi siriani dai porti adriatici

14 / 5 / 2014

La sera del 12 maggio ad Ancona sono state trovate circa 80 persone sulla nave Minoan Lines proveniente dalla Grecia. Sono rimaste chiuse tutta la notte all’interno della nave e di queste solo 8 sono state accolte, due minori e sei richiedenti asilo. Le altre, ieri alle ore 14, con la stessa nave su cui sono giunte al porto dorico, sono state riammesse in Grecia. Si tratta di giovani uomini, principalmente di nazionalità siriana, alcuni somali e palestinesi. Si tratta delle stesse persone che l’operazione Mare Nostrum salva nelle acque del Mediterraneo. Quelle stesse persone oggi sono state riammesse in Grecia dove il diritto d’asilo non è riconosciuto e la violenza indiscriminata contro i migranti è ben nota a tutti.

In un contesto di emergenza umanitaria come questo riproponiamo l’appello per l’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo lanciato a poche ore di distanza dalla tragedia del 3 ottobre 2013 e sottoscritto nuovamente dalla Carta di Lampedusa.

Chiediamo con forza:

- l’apertura di percorsi autorizzati e sicuri di ingresso per chi fugge da guerre e persecuzioni affinché possa chiedere asilo alle istituzioni europee presenti nei paesi terzi senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e il bollettino di naufragi e respinti;

- una degna accoglienza a partire dal riconoscimento del titolo di soggiorno oltre che di percorsi di inserimento nel territorio;

- l’immediata apertura dei confini interni all’Europa che privano migliaia di persone del diritto di scegliere dove arrivare.

Da dietro le reti metalliche che circondano il porto di Ancona, abbiamo visto partire l’ennesima nave con dentro 70 persone in fuga da guerre, stremate da viaggi disumani affrontati stando sigillati all’interno del sottofondo di un camion. Li abbiamo visti respingere per l’ennesima volta da un governo nazionale ed europeo che si fa vanto dei salvataggi in mare, e poi opera, protetto dalla legge, operazioni come queste, fregandosene della disperazione di queste persone.

Questo non deve accadere e riaffermiamo con forza, con La Carta di Lampedusa, che ogni essere umano che si trovi nella necessità di muoversi dal suo paese di nascita e/o di cittadinanza, o dal paese in cui ha scelto di vivere, in ragione di ogni tipo di persecuzioni individuali e/o collettive, già avvenute o potenziali, ha la libertà di scegliere il luogo in cui stabilirsi e ciò non deve in alcun modo essere messo in contrapposizione con la libertà di movimento, di restare e di scelta del luogo in cui abitare delle persone che non vivono tali condizioni.

AMBASCIATA DEI DIRITTI

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