«Siamo la natura che si ribella!»: pratiche, azione diretta e forme di resistenza

Il report del tavolo di lavoro del Venice Climate Meeting di Rise Up 4 Climate Justice.

11 / 1 / 2022

Il report completo del tavolo di lavoro “«Siamo la natura che si ribella»: pratiche, azione diretta e forme di resistenza”, tenutosi al Venice Climate Meeting di Rise Up 4 Climate Justice.

Questo tavolo ha l’obiettivo di ragionare, stimolare e immaginare quelle che posso essere le forme di pratica e di azione diretta all’interno della lotta contro la crisi climatica.

Non si è pensato di uscire da questo tavolo con delle idee già confezionate, ma che questo momento di confronto possa essere una sperimentazione di analisi delle mobilitazione ma anche come un momento di scambio e di arricchimento per produrre e immaginare nuove azione e metodologie pratiche per agire e produrre conflittualità.

Si è visto chiaramente come i movimenti ambientali e climatici hanno sedimentato e sperimentato negli anni una grande quantità di pratiche conflittuali, dalle azioni dirette alle mobilitazioni di massa ad altre forme di resistenza. Questa varietà di pratiche è in continua evoluzione e fa i conti oggi con una nuova soggettività intersezionale che sta emergendo negli ultimi cicli di lotta, sia a livello globale che nei nostri territori. A queste novità, fanno fronte alcuni strumenti più consolidate, che hanno origine da contesti di lotta diversi e che tuttavia possono entrare in dialogo con le nuove forme di assemblaggio sociale.

Partendo da alcune domande si è sviluppata la discussione, analizzando e confrontandosi dei concetti iniziali che introducano la discussione, portando poi degli esempi di lotta ambientale e territoriale, che non vogliono essere dei modelli prestabiliti ma che hanno avuto un importante apporto allo sviluppo delle pratiche nella lotta climatica.

Come intrecciare resistenze e immaginari per mettere realmente in comune questa “cassetta degli attrezzi”?

Come agire per creare forme di lotta sempre più inclusive e riproducibili?

Partendo da questa premessa si è andati ad analizzare i concetti iniziali per parlare di pratiche e forme di resistenza: azione diretta, disobbedienza civile, action consensun, pratica dell’obiettivo, rapporto di forza, progressività delle pratiche Questi concetti sono concatenati tra loro nello sviluppo di mobilitazioni di resistenza.

Partendo dal presupposto che non vi sia una maniera univoca per praticare conflittualità e dissenso, e che non ci sia un metodo giusto o sbagliato ma che questo si basa sulle volontà che le persone e i gruppi organizzati si danno; spesso vediamo come uno dei primi percorsi di mobilitazione che viene fatto dai comitati di lotta ambientale spesso, inizialmente si concentra e sviluppa tramite percorsi più “istituzionali” quali raccolta firme, ricorsi, etc, ma che spesso questo viene accompagnato col passare del tempo ad un processo di rivendicazione meno “istituzionale “ e questo porta ad analizzare che non esiste una maniera univoca per affrontare una battaglia ambientale ,come non esiste una sensibilità uniformata nel agire nelle mobilitazioni, per questo bisogna far si che la lotta climatica venga attraversata e vissuta in diverse forme per far si che tutte le persone possano essere a loro agio e trovare la modalità con cui esprimere il proprio dissenso, ma che questo possa essere anche un metodo per far si che i militant@ possano crescere nei momenti di lotta e conflittualità delle pratiche.

Ma di cosa si parla quando parliamo di azione diretta? perché è chiaro che non tutt@ abbiamo lo stesso ventaglio di opzioni e lo stesso metro di misura .

Si potrebbe capire su cosa si intente per azione diretta, partendo da alcuni esempi, come posso essere i blocchi agiti in diverse forme, come die in, sanzionamenti, critical mass o performance   artistiche,   azioni   che   hanno   l’obiettivo   di   andare   ad   agire   bloccando   o rallentando quella che può essere un luogo, una convention o una strada.

Azioni di questo tipo di muovo su un filo sottile tra la disobbedienza civile e l’illegalità di massa.

Molte  volte  vediamo  come  l’istituzione  permette  ,  ad  esempio  nell’ambito  ambientale,  di costruire eco mostri o distruggere ecosistemi rimanendo all’interno della struttura della legalità ma che di rimando non sono attività ne etiche e ne giuste e che a livello di giustizia sociale non sono accettabili e questo deve portare alla discussione su come agire la resistenza ,

Arriva perciò il momento di capire in che termini si vuole agire la lotta e la resistenza e in quale ottica mettiamo a disposizione i nostri corpi per combattere un ingiustizia

La disobbedienza in ogni sua forma si rappresenta come elemento di forza quando l’istituzione non rappresenta un potere giusto, quando va a cadere quel contratto sociale per cui uno “stato” dovrebbe lavorare per il benessere dei cittadini e non per profitto, come si può sovvertire ricostituendo uno stato di giustizia ?

Rovesciando il contratto sociale e agendo il diritto a resistere perché nel momento in cui le decisioni prese dall’alto vanno a far saltare il percorso democratico e vanno a danneggiare la collettività e l’ambiente si deve avere il diritto ad agire e mobilitarsi. E questo  pone    l’attenzione  sulle  forme  di  mobilitazione  che  posso  appunto  partire  dalla disobbedienza civile , passando per l’illegalità di massa e la resistenza attiva, rispetto si deve partire dal concetto di action consesuns/ azione, conflitto consensuale.

Partendo da questo si deve ragionare sulle diverse forme e sensibilità che agiscono nella lotta climatica in questo caso e di come queste riescano a dialogare tra loro e di come questo venga costruito garantendo una costruzione e partecipazione allargata, ma non solo con questo ci si pone anche la discussione su come fare emergere, comprendere e rappresentare socialmente e mediaticamente l’azione piuttosto che altro.

Infatti si vede come la comunicazione verso l’esterno è strettamente legata a cosa e come si vuole comunicare, e questo viene valutato in base al contesto sociale, al messaggio e l’obiettivo che ci si prefigge. Vediamo come sia necessario che la comunicazione vada tenuta dentro ad un obiettivo comune e che abbia come fine oltre a far conoscere la lotta che si porta avanti abbia anche il fine di ampliare la partecipazione alle mobilitazioni e ai percorsi di lotta.

L’action consensus è stimolante, e oltre a creare collettività, è intersezionale. Un esempio che abbiamo in Europa è Ende Gelände, che ha sviluppato un sistema di blocchi che permettono a tutte le persone differentemente dalla propria situazione di agire secondo le proprie possibilità e necessità, non solo agendo solidarietà a chi di solito pratica azione incisive e illegali ma agendo esse stesse direttamente avendo però una modalità tutelata e sicura.

Questo proprio perché tutti i  corpi devono avere la possibilità di praticare l’obiettivo con livelli e step multipli e plurali che diano voce a tutte le soggettività. Possiamo portare come esempio la situazioni che vivono le soggettività migranti, che spesso non posso praticare a causa del ricatto in cui vivono quotidianamente sulle questione documenti e cittadinanza e che se si sviluppasse un sistema di azione differenziali potrebbero anch’esse agire in sicurezza e nelle loro corde.

Il processo di action consensus e la definizione delle pratiche, è una discussione politica, che deve valutare quali siano le forme migliori per raggiungere l’obiettivo.

Queste devono essere efficaci e non puramente estetiche, attuate anche per il riconoscimento e di una contraddizione, di uno sfruttamento che avviene, funzionale al evidenziare una contraddizione sistemica del modello di sviluppo, produzione e consumo agita in maniera trasversale.

Se nel discorso costruito dentro al processo assembleare si riconosce l’incompatibilità del sistema, discutendo ed immaginando processi di pratica creativa e differente, si riescono ad identificare obiettivi che non parlano solo mediaticamente a livello generale ma che riescano a far passare che insieme si riesce a bloccare ed agire, creando attivazione sociale

Dentro questo, l’altro elemento che deve emerge è l’intersezionalità, cioè il riconoscimento reciproco della necessità e del valore di lotte che possono sembrare differenti, questo può essere attuato con la costruzione di gruppi di affinità, auto organizzandosi e ad esempio andando ad animare i diversi blocchi e le diverse azioni.

Dentro questa dimensione è necessario un lavoro di riconoscimento di questa pluralità che quindi porta alla progettazione di pratiche differenti, non dandosi una pratica univoca.

.Per questo nella definizione della pratica dell’obiettivo è necessario garantire appunto la sicurezza e la comunicabilità di tutte le pratiche che vengono agite ed inserite dentro un quadro più grande, in cui l’obiettivo deve essere chiaro sia a chi lo pratica in prima persona mettendo la propria soggettività in campo sia all’esterno facendo emergere come quella tipologia di pratica sia giusta in risposta ad un ingiustizia istituzionale e sistemica.

Nella definizione delle azioni per praticare l’obiettivo si deve prendere in considerazione l’intensità e la durata di quello che si va a praticare.

Per parlare di pratica dell’obiettivo e di azioni dirette risulta importante parlare anche della progressività delle pratiche, e di come va sviluppata sia a livello di controinformazione, perché spesso ci si trova davanti alla sfida si dover immaginare nuove pratiche per far si che si alzi alzare l’asticella della conflittualità e che non vi sia pacificazione , questo è necessario per farsi sentire e sovvertire i rapporti di forza.

Prendendo in considerazione tutto ciò è chiaro che sono tre gli elementi fondamentali da prendere in considerazione nelle pratiche di azione diretta: l’intensità, i tempi, i corpi, ovvero la massa critica.

Si deve ragionare anche su pratiche e obiettivi che portino empowerment ai gruppi che portano avanti un percorso politico e che tenga conto che Ogni individuo trovi il suo spazio per crescere individualmente e collettivamente , politicamente , socialmente e nelle azione: questo è e deve essere parte del percorso, che porta alle progressività delle pratiche.

Fondamentali sono anche i momenti che vengono dedicati alla costruzione e alla condivisione condivisione dei saperi e delle modalità di autodifesa e conoscenza collettiva, per far si che ogni persona abbia una cassetta degli attrezzi di pratiche che rispondano a diverse situazioni che aiutino anche a ribaltare i rapporti di forza attuati.

Proseguendo la discussione delle pratiche, è necessario parlare e leggere i rapporti di forza che vengono messi in campo e capire cosa si può riuscire a costruire tra comunità che poi vanno a costruire tutte quelle forme  di auto-organizzazione, controinformazione e mobilitazione.

Dentro questo cogliere quali siano le forme di resistenza necessarie per raggiungere gli obbiettivi che ci si è dati.

Resistiamo nell’illegalità, evidenziando anche i rapporti di forza.

La costruzione di comunità resistenti, non vuol dire soltanto la riappropriazione delle terre, ma anche mettere in connessione e in rete le persone che decidono insieme quali siano gli obiettivi e le modalità di azione. Non è l’ individuo che combatte ma la collettività dei corpi.

Lo stato è chiaro ha in mano un rapporto di forza maggiore e ha costruito delle forme prestabilite di contestazione in cui però è ben definito il quadro normativo in cui viene legittimato

È altresì chiaro però che uno stato non può dare il diritto di resistenza perché se cosi fosse non potrebbe controllare le realtà e le modalità resistenti.

Per questo La dimensione politica dissidente va a mostrare l’incompatibilità col sistema istituzionale attuale e va a costruire forme di autonomie e organizzazioni dal basso, dando cosi naturalmente una convergenza tra le dimensioni di sfruttamento, che interessano corpi e territori guardando l’esistenza a 360, uno spettro che non si vuole limitare a un'unica tematica.

È stato detto e ribadito che non esiste una pratica giusta o sbagliata ma una molteplicità di pratiche che portino a una visione della mobilitazione comune. Forme di lotta e resistenza che dentro alla stessa iniziativa permettano a tutti di sentirsi al sicuro, come forma di difesa e organizzazione.

Lo scopo di questa discussione ha voluto provare a mettere nero su bianco alcuni spunti e strumenti di ragionamento di confronti e idee, mettendo in interconnessioni esperienze di lotte territoriali e processi di resistenza.

Questo perché nello stato attuale delle cose, il movimento climatico, ma in realtà tutti i movimenti per la giustizia sociale si trovano ad immaginare come affrontare le molteplici sfida che si hanno di fronte con una prospettiva differente e nuova.

Per immaginare il futuro però lo sappiamo è necessario conoscere la storia, il passato e ciò che ci circonda per questo nella seconda parte della discussione si sono riportati alcuni esempi di lotte climatiche ambientali che possano stimolare la fantasia, dentro a processi che si sono dati.

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