Sentinella, cosa resta della notte? Riflessioni sull'intolleranza, che sta passando di moda.

27 / 11 / 2015

Domenica 22 dicembre si sono ridate appuntamento a Vicenza le sentinelle in Piedi. Non potevano, chessó, andare al cinema, in montagna a raccogliere le castagne, dormire in preda all'hangover della sera prima? No. Dal loro sito parlano chiaro: sono in piazza per risvegliare le coscienze di ciascuno, testimoniando in silenzio e vegliando su chi pretende di rivendicare diritti per ogni tipo di famiglia.

Compiti veramente importanti, irrinunciabili: talmente tanto che, rispetto al precedente appuntamento di Marzo, in piazza c'erano neanche 50 persone, che venivano evitate e schernite dai passanti, intenti a godersi una domenica di sole (gli assenteisti non hanno neanche la scusante della pioggia). Evidentemente risulta più difficile, ora che la novità della prima ora si è esaurita, reclutare nuovi veglianti, nonostante la massiccia campagna avviata ad Ottobre, rivolta in particolare alla difesa della famiglia tradizionale, contro la stepchild adoption e il recente disegno di legge sulle unioni civili; Vicenza in questo senso è una città simbolo, visto che il 12 dicembre ospiterà la manifestazione regionale per i diritti, gemellata con la “marcia per i diritti” che si svolgerà a Roma.

Anche se le sentinelle in piedi sostengono di non avere nemici e di non riconoscere gli oppositori come tali, in pochi giorni é stata organizzata una contromanifestazione a opera di Chiesa pastafariana Vicentina, We want sex, starfish, sportello lgbt. Allegri, colorati, creativi, i presenti hanno dato vita alle Tagliatelle in piedi - mangiare rumorosamente oggi per essere liberi di esprimersi domani! (per un approfondimento su cosa siano e come sono nate: Pagina FB, o anche chiesapastafarianaitaliana.it) - e a un corteo, denominato “via frocis”, tesa a ribadire l'importanza dei diritti e delle differenze. Una tranquilla giornata di lotta insomma, il cui bilancio è tutto sommato positivo. Poche sentinelle, numerosi contromanifestanti per un appello costruito in fretta e furia, volantino e interventi ben costruiti, passanti incuriositi e ben disposti.

Alla luce delle belle sensazioni portate a casa, è essenziale fare alcune riflessioni.

  • Non è la prima volta che ci capita che nessuna sigla di associazione lgbt aderisca a un'iniziativa contro le Sentinelle. Molti volti noti erano comunque presenti; ma sempre aleggia una sorta di imbarazzo, uno “stiamo a vedere che succede, poi se è andata bene mi faccio fotografare e intervistare, in caso contrario posso sempre dire che non avevo aderito”. Intendiamoci: non considero gli omosessuali/trans/ecc una categoria politica a tutti i costi. Credo peró che bisognerebbe essere in prima fila innanzitutto per rivendicare i propri, di diritti. A volte rischiando anche di sembrare meno simpatici, amanti dei colori arcobaleno, e compiacenti.
  • La seconda riflessione è che le Sentinelle sono una moda che sta tramontando. E di questo manifestazioni come la nostra possono prendersi, in parte, il merito. Ma c'è un ma: questo tramonto è dovuto anche e soprattutto alla costanza coraggiosa di chi, facendosi un fegato grosso come una casa, ha agito come loro: vegliando e vigilando ogni aspetto pubblico in cui abbiano cercato di intromettersi. Partecipando a conferenze sulla genderfobia in tutta il territorio vicentino. Cercando sempre di intervenire e dire la propria con civiltà, anche davanti alle accuse, a volte violentissime, di questi santi uomini; organizzando momenti veramente informativi e di confronto tra famiglie. Usando i social network e i mezzi di comunicazione per dire: “io non ho paura”. Tra queste persone poche sono militanti; molte di loro non sono mai andate in piazza. Ma hanno deciso che su laicità e diritti non si transige. E che la rivoluzione non solo non è un pranzo di gala ma è più simile a un lungo, estenuante banchetto con parenti che strozzeresti ben prima del dolce.
  • La terza riflessione è che va bene, le cose importanti sono altre. I cambiamenti climatici. Il terrorismo. Le rotte tragiche dei migranti e gli scontri alle frontiere. Eppure le questioni di genere possono fungere da lente per guardare la realtà, partendo innanzitutto da se stessi. Il fondamentalismo delle sentinelle è così diverso da quello islamico? Quanto conta il ruolo delle donne nelle migrazioni? Quanto si devono essere messe in discussione le donne curde e in generale tutta la società del Rojava, per arrivare a essere quello che sono?

E´necessario esplorare nuovi territori, parlare nuovi linguaggi, confrontarsi con persone diverse anche se costa fatica.

Sai mai che i nemici comuni – fascismo, ignoranza, razzismo, paura – non si riesca a prenderli alle spalle.

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