Se non ora quando .. vale la pena di uscire dai luoghi comuni

4 / 2 / 2011

L'attualità della politica italiana e del dibattito della comunicazione mainstream ci offre uno spettacolo inguardabile.

Un modello culturale e sociale che si basa su potere-corruzione-corpi delle donne, sull'ostentazione della mercificazione a suon migliaia di euro, sbattuta in faccia a chi a fatica arriva a fine mese e a chi vive una situazione di precarietà strangolato dalla crisi.

Tutto questo è inaccettabile e suscita rabbia, indignazione.

Il tutto poi diventa materia di tribunali, magistrati, di scoop giornalistici che di nuovo sbattono unicamente corpi e vicende a sfondo sessuale in prima pagina.

Contemporaneamente “chi si oppone” sembra usare solo categorie che propongono una presunta “morale generale”: la contrapposizione tra le Ruby di turno e l'immagine delle donne “per bene, che si sacrificano” e come piccole formiche operose sono “alla base della nostra società”.

Ancora una volta ci viene proposto un anti-berlusconismo che non si accompagna a parole, temi e prospettive che siano capaci di guardare ad un cambiamento reale di una situazione oramai divenuta inaccettabile.

Ecco che al dibattito politico profondo si sostituiscono le “sante alleanze”, in nome della salvezza nazionale.

In questo contesto nasce l'appello “Se non ora quando” e la proposta di una giornata di iniziativa per il 13 febbario nelle piazze italiane

In questa situazione vogliamo aprire un dibattito reale.

Ha senso partecipare? Se sì per dire cosa? Oppure bisogna andare altrove?

Pensiamo che aprire la discussione su questo sia importante per tutt@.

Possiamo accontentarci che in nome della “contestazione al tiranno” tutto diventi grigio e che le scelte proposte sulle donne siano “o sante o puttane”?

La parola “dignità” declinata divisa dalla forza dell'azione e del pensiero sulla libertà, l'autodeterminazione, la libertà e i diritti non è forse solo strumentale?

Che l'alternativa può essere il rifiuto di Berlusconi, che mette insieme da Fini a Casini , dalla Chiesa a Bersani o le omologhe femminili “in difesa delle donne”?

Il tema “donne” può essere la parola magica da usare quando fa comodo e la si può strumentalizzare nel gioco degli equilibri di palazzo?

Possiamo lasciare che il conflitto reale, quotidiano concreto ad un modello societario che sfrutta la vita, il “bios” passi in secondo piano, occultato da generiche e utilitaristici discorsi di “unità e sacrificio per il bene del paese”?

Se la crisi globale in cui viviamo ha spazzato via le certezze delle ideologie passate, degli “ismi” di tutti i tipi che garantivano la tranquillità dogmatica nella ricerca del cambiamento, anche il “femminismo” proposto da alcune come ideologia totalizzante, che già contiene in sé la risposta ad ogni domanda, può essere strumento utile per agire il cambiamento?

Non è forse invece che già nella realtà dei movimenti dell'oggi si muove una prassi ed un'elaborazione per costruire nuovi conflitti che si basa sulla libertà, l'indipendenza, l'autodeterminazione dei corpi, dei desideri, dei bisogni per la costruzione di un comune nuovo, ricco e vivo?

Quello che sta succedendo sulle rive del nostro Mediterraneo, dall'Egitto alla Tunisia, non ci dice forse che il cambiamento reale si conquista e nessuno te lo regala, che le donne e la loro centralità in queste lotte, i giovani, gli uomini che stanno a Piazza Tahir e in tanti altri luoghi accompagnano la “lotta al tiranno” alla libertà e alla conquista di una vita degna in un nesso inscindibile tra tumulto e democrazia.

GlobalProject si mette a disposizione in forma multimediale per la discussione ... "Se non ora quando" ... Manda i tuoi contributi e se non l'hai ancora fatto iscriviti alla community.

Intervista a Alisa Del Re

Direttora del Centro Interdipartimentale di ricerca

Studi sulle politiche di genere - Università di Padova

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