Il fallimento della Carta di Parma

Se è la paura a vincere...

Lettera aperta alla città dall'Assemblea Io non ho paura

20 / 10 / 2009

Gli ultimi fatti di cronaca, il servizio di Marco Severo di La Repubblica on line, l'accelerazione dell'imbarbarimento sociale nella zona tra via Trento e via Palermo, ci consegnano uno scenario inquietante. Da una parte l'emergenza spaccio, da un'altra l'incapacità dell'amministrazione di trovare una soluzione, ci dicono chiaramente che "l’allarme sicurezza" nel quartiere San Leonardo torna prepotentemente in cima all'agenda del dibattito politico in città.
Le considerazioni che si possono trarre sono immediate.

La politica della Carta della Sicurezza, quella che ha visto il sindaco Vignali e  l'assessore alla sicurezza Fecci sventolare l'incremento di forze di polizia nel quartiere, non ha offerto delle alternative per ridare vita a quei luoghi, ma non è nemmeno riuscita ad arginare il problema dello spaccio e della criminalità. Non è riuscita o non ha voluto?

Via Palermo e via Trento oggi sono strade abbandonate a se stesse, in mano alle organizzazioni criminali che gestiscono lo spaccio di cocaina ed eroina,  in preda ad una progressiva desertificazione, data dalla paura di scendere in strada degli abitanti del quartiere.

Questo a dimostrare che una politica fondata sull'intervento esclusivo delle forze di polizia non basta, anzi, peggiora la situazione già complicata del quartiere. L'assenza pressoché totale di programmi sociali atti a risolvere il disagio della zona, ha comportato una escalation di violenza e imbarbarimento che oggi si manifesta davanti ai nostri occhi in tutta la sua potenza distruttiva.
La domanda ci sorge quasi spontanea: come sia possibile che lo spaccio, evidente, a tutte le ore del giorno e della notte, non sia stato eliminato o perlomeno limitato dall’intervento delle istituzioni?

C'è una volontà politica di risolvere il disagio nel quartiere o la nostra amministrazione preferisce che l'escalation di violenza raggiunga livelli massimi così da giustificare la presenza, già più volte reclamata, dell'esercito?
Non sarà che rendere la zona invivibile acceleri e produca consenso sulle opere di riqualificazione urbana che tenderanno a spostare buona parte degli abitanti del quartiere in altre zone (vedi Welfare Community Center di S. Pancrazio), per lasciare l'area interessata dai lavori di Stu Pasubio e Stu Stazione alla mercé della speculazione edilizia e dei profitti dei grandi costruttori?


Il 16 maggio scorso, i cittadini, le associazioni, i movimenti di questa città con un'iniziativa dal nome "Io non ho paura" avevano posato l'attenzione sui temi sociali che generano emarginazione e degrado in via Palermo. Gli abitanti avevano espresso richieste concrete per rendere quelle strade più vivibili: una maggiore illuminazione, autobus serali gratuiti, aree verdi, scuole di italiano per migranti, bagni pubblici e spazi per i ragazzi in cui trovare personale esperto in materia di sostanze psicotrope, che possa offrire consulenze legali e psicologiche, volte alla prevenzione e alla riduzione dei rischi derivati dall’assunzione.  

Già da tempo il dibattito cittadino verteva sulla possibilità di intensificare i controlli, di posizionare unità fisse di polizia e vigili urbani per arginare il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti. L’iniziativa “Io non ho paura” invece cercava di dare risposte sociali ad una emergenza che in poco tempo si è trasformata in un tumore di portata enorme. In quella giornata avevamo proposto alle istituzioni un modo nuovo di combattere il degrado, istituendo all’interno del quartiere iniziative in grado di farlo vivere, di far scendere in strada le tante persone italiane ed immigrate che nel S.Leonardo abitano, e aprire tavoli di confronto tra cittadini per risolvere le problematiche quotidiane del quartiere.

Il 27 settembre la Stu Pasubio, con il patrocinio del Comune di Parma, “copiando” l’iniziativa svolta a maggio in via Palermo, ha organizzato il “Block Party”, un pomeriggio di musica hip hop, graffiti e basket acrobatico. Lo stesso Fecci aveva definito l’importanza di riprendersi i quartieri degradati per farli vivere. Dopo questa interessante iniziativa (sottolineando che non teniamo molto a difendere il diritto d’autore degli eventi pubblici!) ci aspettavamo che il Comune e l’assessorato alle politiche sociali continuassero su quella strada.

Ma ciò non è avvenuto. Anzi a questo punto, ci sembra chiaro che quell’iniziativa fosse stata costruita solo per nascondere l’incapacità dell’amministrazione comunale ad affrontare i problemi alla base dell’insicurezza sociale.

Non ci piace ripetere costantemente quale sarebbe il modo per invertire una tendenza che continua a produrre degrado e violenza, ma crediamo che oggi, verificata l’inottemperanza delle istituzioni locali, debbano essere gli stessi cittadini, le associazioni e i movimenti ad assumersi delle responsabilità.

Il quartiere rischia di morire, la violenza può diventare l’unica aria che si continuerà a respirare in quella parte di città. A ciò dobbiamo porre un freno.

E richiamando ad un senso di responsabilità collettivo, ci chiediamo se non sia giunto il momento di costruire concretamente un nuovo modo di vivere la città, che sia aperto ed includente, capace di combattere i problemi e non di acutizzarli.

Il S.Leonardo ha bisogno di associazioni, progetti sociali e giovani che lo rendano di nuovo vivo, attraente e solidale. Come lo è stato durante la giornata di “Io non ho paura” del maggio scorso.

Quella giornata, aveva l'obiettivo di considerare la strada un luogo di tutti: la musica, i giochi per bambini , le tante famiglie del quartiere che hanno partecipato, sono stati in grado di allontanare il degrado causato dallo spaccio di stupefacenti per una giornata intera, restituendo a quella strada la dignità che merita. Una dignità continuamente calpestata dalla nostra amministrazione che oggi ha  trasformato via Palermo, seppur dopo tanti proclami sulla sicurezza, nella via più marginalizzata della città.

Assemblea Io non ho paura

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