Il comunicato della Sapienza

Sapienza in Onda contro il G8 della crisi

3 / 7 / 2009

(da uniriot.org) Sono passati otto anni da Genova, dal G8 delle zone rosse e della violenza organizzata a tutela degli 8 grandi, dal G8 della rappresentanza e del liberismo feroce che rivendicava per bocca dei leaders degli stati più industrializzati il ruolo di unica via per lo sviluppo economico mondiale.

Molte cose sono cambiate da allora e in molti se ne stanno accorgendo.

Non da ultimi gli stessi capi di stato e di governo che si riuniranno fra pochi giorni a L’Aquila: la crisi economica-globale impone, dopo un intero ciclo di meeting internazionali evidentemente fallimentari, un forte e brusco ridimensionamento di quel dispositivo – il G8 e meglio ancora la sua funzione mediatica e simbolica – che non pare più in grado di funzionare nemmeno come mero strumento di rappresentanza politica laddove il fallimento sistemico e non episodico della globalizzazione neo-liberista ha già messo a nudo  l’impossibilità strutturale per i grandi stati-nazione di “temperare” il capitalismo e sta ora descrivendo sempre meglio il ruolo fittizio di questi ultimi anche nel tentativo, tanto drammatico quanto goffo, di contenere il danno accumulato.

Molte cose sono cambiate e ce ne siamo accorti ancora prima noi, i precari e gli studenti che assieme a tutti gli attori dei movimenti sociali che quest’anno hanno infiammato l’Italia hanno contestato l’inefficacia grottesca dell’azione di governo e lottato contro la dismissione finale di quello stato sociale già fatto a brandelli dall’azione dei precedenti esecutivi.

L’Onda “se ne è accorta” nella capacità che ha avuto di mettere in campo e determinare trasformazione.

A chi ci diceva che bisognava “comprendere” abbiamo risposto che per noi è arrivato il momento di decidere, a chi voleva spiegarci che per uscire dalla crisi si deve “consumare” abbiamo risposto che la nostra produzione è già qui e che deve essere autonoma, a chi ha provato a convincerci che bisogna avere “fiducia e pazienza” che il loro tempo è finito e che il nostro è appena cominciato.

In breve a chi voleva liquidarci come un fastidio, un fenomeno passeggero, abbiamo dimostrato che la nostra non è solo una forza reattiva, ma una spinta propulsiva di cui non si può fare a meno.

Una forza che per prima si è opposta alla deriva neo-autoritaria che questo paese sta vivendo. Una forza che si chiama autoriforma e autogestione del proprio percorso formativo e di un nuovo Welfare, riappropriazione e autogestione dei nostri spazi di vita e istituzione della decisione autonoma sul nostro tempo.

Se il movimento anti-globalizzazione ha avuto la capacità e il merito di co-determinare il fallimento della strategia della guerra permanente gridando “not in my name”, oggi noi stiamo costruendo la nostra capacità di rigettare l’ipotesi infausta che l’indebitamento mondiale debba ricadere su chi non ne è responsabile – magari attraverso la riscoperta di obsolete teorie di statalizzazioni e nazionalizzazioni – dicendo “noi la crisi non la paghiamo”. Stiamo costruendo quella possibilità di uscita dalla crisi che non si rifugi nell’autoritarismo e nella xenofobia.

Per questo l’Onda che quest’anno ha straripato per le strade delle città italiane non teme le contromosse spettacolari del governo Berlusconi in materia di G8. La Governance globale delle istituzione statali è forse più in crisi della finanza mondiale. Se prima si è tentato di colmare il vuoto di legittimità lasciato da quest’ultima, oggi si cerca sempre più la via di fuga simbolica che salvaguardi gli ultimi residui di rappresentatività.

La mossa mediatica di Berlusconi non è nuova al suo stile: si sposta il G8 della crisi laddove un territorio è stato martoriato da una crisi “naturale” e non prevedibile, si specula su una tragedia per diffondere un becero accostamento di significato: come a L’Aquila per il terremoto si vuole fomentare la ricerca delle colpe individuali piuttosto che delle responsabilità sistemiche della crisi economica. Si agita lo spettro dei “no global” per riprodurre una artificiosa separazione tra chi manifesta e chi soffre.

Niente di nuovo sotto il sole verrebbe da dire: siamo abituati a queste avide speculazioni, volte solo al mantenimento di un ultima misera parvenza di credibilità.

Tutto ciò non ci spaventa, non siamo certo noi difatti ad avere il problema di non cambiare mai, come chi da anni mira solo al mantenimento del proprio potere e del proprio dominio personale.

Trasformare difatti significa anche trasformarsi. Alla dislocazione dei G8 tematici, funzionali ad una riduzione dell’attenzione mediatica e alla diffusione di una illusione di vicinanza ai problemi specifici dei vari ambiti, abbiamo risposto finora e risponderemo con una moltiplicazione della nostra attenzione e delle nostre lotte.

A Torino in particolare, durante il G8 sull’università e la ricerca, abbiamo dimostrato che non smettiamo mai di cambiare e che qualcosa là è cambiato definitivamente: se mai ce ne fosse stato bisogno l’equivoco dello scontro attivisti vs potenti è definitivamente tramontato. Lì, il 19 maggio un intero corpo sociale, fatto di studenti e precari, si è ribellato senza affidarsi a professionisti rifiutando ogni logica di rappresentanza anche interna.

Non abbiamo più bisogno di vecchie etichette, la nostra memoria è solo quella di chi sceglie ciò che vuole ricordare, di chi non ha mai smesso di guardare avanti.

L’unica memoria di cui non faremmo mai a meno è quella che porta Carlo con noi, nelle nostre menti e nei nostri cuori, per cui non smetteremo mai di chiedere verità e giustizia.

Per questo  crediamo che in occasione di questo g8 si debba e si possa segnare un cambiamento e un avanzamento della nostra battaglia contro la crisi. A chi vuole colmare la propria crisi, quella della rappresentanza istituzionale e politica, dobbiamo saper rispondere ponendoci al di là della rappresentanza stessa. Mappare il G8 della crisi, i luoghi della crisi quotidiana, della speculazione, della rendita e dei profitti. Muoverci dappertutto  in più luoghi e in diversi momenti per rendere la nostra protesta contro il g8 fluida e impossibile da contenere.


Per questo saremo a fianco del comitato “No Dal Molin” il 4 luglio, il giorno dell’indipendenza, per riaffermare il nostro diritto all’indipendenza, alla decisione sulle nostre vite e sui nostri territori.

Per questo intercetteremo le  giornate di azioni dimostrative a Roma il 7 e l’8 luglio insieme a chi vive quotidianamente la crisi nella nostra metropoli, portando di nuovo nella città quelle esigenze e quelle necessità di cui l’Onda non ha mai smesso di parlare e agiteremo l’Università a partire da quei percorsi che dall’autunno vivono e trasformano lo spazio della Sapienza.

Per questo la nostra attenzione e il nostro sostegno andranno a quegli studenti aquilani protagonisti delle proteste tra i campi e le tendopoli che tra il 5 ed il 6 luglio organizzeranno una fiaccolata per chiedere verità e giustizia sul terremoto e che porranno il problema del ruolo dell’università e degli studenti nella ricostruzione.


Sono passati 8 anni da Genova, molte cose sono cambiate  ma  non la voglia di lottare.


Sapienza in Onda

- Leggi il comunicato di CREW in Onda verso il G8 - da uniriot.org

- Macerata - L'Onda contro il G8 - da uniriot.org

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