Salviamo sant’Ambrogio dal Bus Galera!

5 / 12 / 2009

“Wellcome to hell”, benvenuti all’inferno, ha scritto qualcuno con un pennarello rosso sul cartello che segnala l’ingresso a Milano dalla strada vigevanese.

Chissà a quale inferno intendeva riferirsi quel cinico osservatore.

Forse all’infernale bolgia dantesca che i milanesi sono condannati ad attraversare quotidianamente per correre al lavoro, respirando i fumi densi e malsani di un traffico soffocante e zigzagando frenetici tra le decine di cantieri aperti che sventrano la città e ne cancellano la storia per costruire parcheggi.

O forse, al contrario, all’inferno ordinato, disciplinato e asettico ben evocato dall’architettura spettacolare attraverso cui la città si sta rinnovando: torri e grattacieli svettanti in nuovissimi prestigiosi quartieri residenziali e direzionali, che rappresentano una sovranità esercitata verticalmente, lungo “l’asse y”, esprimendo in termini architettonici l’abisso incolmabile che separa i cittadini più ricchi da quelli più poveri.

Un inferno governato da rapporti di potere asimmetrici, strutturato in un sistema piramidale che vede al vertice un network ristretto di politici, mafiosi e aziende, e alla base un esercito di disoccupati e lavoratori precari, carne da lavoro facilmente ricattabile e dunque disciplinabile.

Un inferno che, in tempi di crisi globale e di estrema precarietà e insicurezza sociale, offre ai milanesi un surrogato di identità illusoriamente stabile e protettiva attorno a cui possano coagularsi: un “noi” che unifica la città in opposizione agli “altri”, gli stranieri che abitano senza diritto sul suolo cittadino.

Se le vetrate a specchio di torri e grattacieli riflettono l’immagine accattivante di una Milano produttiva, ordinata e pulita, lanciata verso l’Expo 2015, all’ombra dei grattacieli la città si mostra invece per quello che realmente è: un teatro di guerra, mossa da “noi” milanesi agli immigrati, agli stranieri, ai rom, ai clandestini; a chiunque sia riconosciuto come ontologicamente altro, “fuori posto” in città.

Attraverso i discorsi e le pratiche violente del razzismo, l’elemento estraneo viene in primo luogo individuato, poi disumanizzato ed infine eliminato dalla città grazie ad una operazione sistematica di pulizia e rimozione della sporcizia: le strade del centro vengono “ripulite” dai venditori ambulanti senegalesi, i rom “debellati” attraverso lo sgombero dei capi nomadi, i clandestini identificati e deportati su autobus simili a carri-bestiame per essere espulsi.

Così la guerra trasforma la città da luogo della vita per eccellenza - incrocio di cammini diversi che si sovrappongono, zona di contatto tra flussi di emozioni, eventi, esperienze intersoggettive - a luogo della morte.

Eppure, osservando con meno cinismo e più partecipazione quello che succede a Milano, ci si accorge di come la vita riesca ad emergere anche in un luogo così inatteso come l’inferno.

Ce lo hanno mostrato le donne e gli uomini rom sgomberati qualche giorno fa dal campo di via Rubattino, che hanno reagito alla violazione dei diritti e delle libertà fondamentali subita per l’ennesima volta, manifestando per le strade della città insieme a maestre e compagni di classe italiani dei loro bambini.

Ce lo mostrano ogni giorno i migranti che vivono le piazze e i giardini della città, trasformandoli in luoghi dinamici di incontro, di scambio e di gioco, in laboratori di produzione di una vita activa che sfida il disumano e disgregante ordine costituito.  

Ce lo mostra chi riconquista la parola e l’agire troppo a lungo soffocati dal continuum di una violenza razzista che avviluppa la città e denuda la vita dei suoi abitanti, privandola di  significato e storia.   

Riprendiamoci la vita per sovvertire l’inferno: alla Milano perversa che assegna la massima onorificenza cittadina alla squadra di polizia locale impegnata nella deportazione dei migranti senza documenti sui bus-galera, opponiamo una città viva che si costruisce attraverso una logica meticcia e grazie al sapere della differenza.

San Papier, protettore dei migranti della terra e simbolo della ricchezza che nasce dalla diversità, vi aspetta il 7 dicembre 2009 alle 10:00 davanti al Teatro dal Verme (via San Giovanni sul Muro 2), contro l’assegnazione degli ambrogini d’oro 2009 e per festeggiare la città che noi vogliamo.

*C.S. Casaloca, Case di Plastica, Ass. Para Todos Todo

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Eventi

7/12/2009 10:00 > 7/12/2009 12:00

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Salviamo Sant' Ambrogio dal Bus Galera!


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