Un città mangiata dal cemento e dalla speculazione tra grandi opere, trasporto pubblico inefficiente e grandi affari.

Roma - La spirale di cemento

di Ylenia Sina

22 / 4 / 2013

Preambolo

Il 18 aprile 2013 una ricerca effettuata dall’Istituto Eures Ricerche Economiche e Sociali dal titolo “La mobilità a Roma, tra esperienza e utopia” ha raccontato ai romani quello che già sapevano. Roma soffoca nel traffico. In media un cittadino romano trascorre 14 giorni del suo anno incastrato tra le auto percorrendo il tragitto casa-lavoro. I giorni diventano 22 nel caso dei pendolari. A Roma l’offerta di trasporto pubblico locale su gomma è pari a 174 km ogni 100 Km² di superficie comunale contro i 546 di Torino, 505 a Firenze e 355 di Napoli. La conseguenza è inevitabile: quasi il 48% dei romani sceglie il mezzo privato. In 700 mila.

Questa situazione non è un caso. Roma si è espansa, fin dall’inizio del secolo scorso, in maniera disordinata. Senza andare troppo indietro nel tempo, negli ultimi 15 anni Roma ha vissuto e vero e proprio secondo boom edilizio che non è stato accompagnato da un adeguato sviluppo del trasporto pubblico. Solo per dare un dato, dal 2003 al 2007, l’anno prima dello scoppio della crisi economica, sono stati costruiti 10 mila alloggi privati all’anno, in tutto circa 52 mila unità[1].. E dal 2008 ad oggi, sono circa 18 mila gli ettari ‘consumati’ dal cemento[2].

Le case nel primo decennio degli anni 2000 hanno aumentato in media del 50 per cento il loro valore. Sono diventate inaccessibili e i romani, oltre 160 mila romani per la precisione, tra il 2003 e il 2010 hanno lasciato la città per trasferirsi in provincia pur continuando a lavorare a Roma. E’ aumentato il traffico, è aumentato il consumo di suolo anche nei comuni dell’area metropolitana romana.

Roma è il comune più esteso d’Italia con circa 129 mila ettari e, almeno sulla carta, circa i due terzi del suo territorio sono vincolati. Secondo quanto riportato da uno studio di Legambiente elaborato dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia dal titolo ‘Il consumo di suolo in Italia’, a Roma tra il 1993 e il 2008 la trasformazione di suoli agricoli in urbanizzati è aumentata del 12 per cento, con 4.800 ettari trasformati che nella Capitale equivalgono a tre volte il tessuto storico della città. Come riporta la presentazione dello studio, si arriva quasi all’estensione dell’intero comune di Bolzano. In questo lasso di tempo sono scomparsi 4.384 ettari di aree agricole, il 13 per cento del totale, e 416 di bosco[3].

A tutto questo si aggiungono i suoli che, da Piano regolatore (Prg), sono edificabili. Quello approvato nel 2008 prevedeva circa 65 milioni di metri cubi. Di questi, oggi si stima ne restino da realizzare ancora 35. Negli ultimi mesi di vita del consiglio comunale dell’amministrazione Alemanno, sono approdate in consiglio una sessantina di delibere urbanistiche che contenevano oltre 24 milioni di metri cubi extra-Prg e nuovo consumo di suolo pari a quasi a 770 ettari[4]. Grazie all’opposizione dei comitati cittadini, solo una ventina di queste delibere è stata approvata. Ora il consiglio comunale si è sciolto. Roma si prepara all’elezione del nuovo sindaco. Eppure, in pochi hanno abbassato del tutto la guardia.

La spirale del cemento

Negli ultimi anni, stretti tra il patto di stabilità e il commissariamento del debito cittadino, si è affermata l’idea che se le casse comunali sono vuote, è il territorio cittadino che può ripagare i servizi, in particolare il prezioso trasporto pubblico. La vivibilità della città è stata legata indissolubilmente al consumo del suo territorio e alle modalità dell’utilizzo del suo tessuto urbano.
Il prolungamento metro B - È accaduto per esempio per il finanziamento del prolungamento della linea B della metropolitana da Rebibbia, attuale capolinea, fino a Casal Monastero oltre il Grande Raccordo Anulare. Ai 556 milioni di euro per la sua realizzazione, ne mancavano all’appello 255. Sei terreni sono stati così venduti ai privati che hanno vinto la gara d’appalto per la costruzione della linea, un gruppo di imprese formato da Salini spa, Ansaldo spa e Vianini Lavori spa. A cui se ne aggiunge un settimo, messo all’asta separatamente. In cambio, si legge sul bando di gara, sui terreni possono essere proposte operazioni di «valorizzazione immobiliare» da attuare anche in deroga alla pianificazione vigente. In totale, si stima oltre 700 mila metri cubi di cemento.


Il caso Romanina - Sempre per pagare una linea di trasporto, in questo caso una metropolitana di superficie, l’amministrazione Alemanno ha puntato sul cemento. O meglio, tentato. Perché la delibera è tra quelle che non sono riuscite a passare. Ma l’esempio pone in maniera molto chiara a cosa si va in contro quando si pensa di poter monetizzare ogni operazione sul territorio. Si tratta della delibera relativa alla cosiddetta centralità Romanina. Le centralità sono dei quartieri attrattivi di funzioni, previsti dal Piano regolatore. Il terreno su cui sorgerà la Romanina è appena fuori dal Grande raccordo anulare, sulla direzione dell’autostrada per Napoli. I soldi per realizzare la metro, secondo quanto dichiarato dagli amministratori, non ci sono. Così si è tentato di recuperarli con un aumento di cubature da un milione e 129 mila metri cubi a quasi due milioni. All’aumento totale delle cubature si è aggiunto anche quello percentuale della porzione residenziale che da poco più di 300 mila metri cubi sarebbe dovuta passare a oltre un milione. Ma non solo. Degli ‘oneri concessori’ aggiuntivi versati dal costruttore, che in questo caso è Sergio Scarpellini, per questo mare di nuovi appartamenti circa 66 milioni sono destinati a finanziare una metropolitana che ne costa quasi 400. In una scheda informativa relativa all’opera, la quadratura del cerchio. Il bando per l’affidamento dei lavori potrà contemplare la necessità di vendere aree, da valorizzare, al futuro costruttore della linea. Proprio come per il prolungamento della metro B. La delibera non è stata nemmeno discussa in consiglio, ma un problema rimane. Una linea di trasporto tra il capolinea della metro Anagnina e il (futuro) capolinea della metro C a Torre Angela serve non solo al nuovo grande quartiere in progetto alla Romanina, ma a collegare anche l’Università di Tor Vergata, oggi raggiungibile solo con gli autobus.

Il consumo di suolo e la valorizzazione dell’esistente

Non solo il consumo di suolo. Molti dei progetti osteggiati dai comitati cittadini riguardano proprio progetti edilizi che insistono sul tessuto cittadino.  Un caso emblematico riguarda la vecchia Fiera di Roma. L’area dell’ex Fiera è situata in una zona centrale, molto appetibile, lungo la via Cristoforo Colombo, a pochi passi dall’Eur. È di proprietà della Fiera di Roma spa, che tra gli azionisti ha la Camera di Commercio e il Comune di Roma. Questa società possiede anche la nuova Fiera di Roma, circa 60 ettari costruiti in mezzo ai campi lungo l’autostrada per Fiumicino. La valorizzazione dell’area della vecchia Fiera di Roma era stata pensata per rientrare di parte degli investimenti che la stessa proprietà aveva fatto per realizzare la nuova struttura. L’amministrazione Veltroni, che aveva dato il via al progetto, prevedeva presso i vecchi padiglioni la realizzazione di 288 mila metri cubi di costruzioni, il 60 per cento appartamenti con una quota residua di uffici e negozi e una parte di spazi da dedicare ad attività per i bambini. 288 mila metri cubi. Troppi per i cittadini e per il Municipio XI che si opposero al progetto. La paura era quella che cubature troppo elevate, e troppe case, avrebbero avuto un impatto negativo sulla qualità della vita del quartiere, già densamente popolato. Il progetto non passa e la palla passa all’amministrazione Alemanno che decide di rilanciare arrivando a 294 mila metri cubi, di cui il 65 per cento di case di lusso. Dopo una serie di annunci e rinvii, anche questo progetto si è arenato. Ma il destino dell’area, praticamente inutilizzata da quasi dieci anni, si ripresenterà sul tavolo della prossima amministrazione.

Compensazioni

Una delle più grandi battaglie urbanistiche della storia recente di Roma si è giocata attorno alla necessità di difendere aree verdi, ambientalmente sensibili, dall’avanzata del cemento. Alla fine degli anni ottanta un’intensa battaglia politica portata avanti dalle associazioni ambientaliste e in difesa del territorio riuscì a far approvare una variante al vecchio Prg del 1965, in cui si definivano i confini delle aree da vincolare su cui andavano cancellate le previsioni edificatorie contenute nel vecchio Piano. Alla fine degli anni novanta, la sua applicazione ebbe però delle conseguenze non indifferenti per la città. I costruttori rinunciarono alle previsioni edificatorie cancellate dalla variante ma in cambio chiesero che parte di quelle previsioni venissero spostate altrove con il meccanismo dell’equivalenza economica. E così da circa due milioni di metri cubi si arriva quasi a cinque milioni in tutta la città. Parte di questo cemento sta atterrando ancora oggi. Si chiamano compensazioni. È il caso del programma Palmarola-Lucchina, in discussione proprio in questi mesi. 170 mila metri cubi di cemento, di cui il 95 per cento nuove abitazioni, si abbatteranno su un’area di 31 ettari che il Prg destinava a “Verde pubblico e servizi pubblici”. Anche qui si sono fatte sentire le proteste dei cittadini, alle prese tutte le mattine con il traffico congestionato e con mezzi pubblici straripanti di pendolari.
Le compensazioni di Alemanno - A questo punto è necessario tornare alle sessanta delibere di Alemanno. A poche ore dallo scioglimento dei lavori dell’assemblea capitolina, una manciata di delibere è riuscita a passare. Due di queste riguardano proprio le compensazioni. Due proposte relative a due terreni: ‘Santa Fumia’ e ‘Mandriola’. Facendo leva su una sentenza del Consiglio di Stato che obbliga il comune a compensare un’area cancellata successivamente alla variante sopra esposta, le due delibere approvano lo ‘spostamento’ di previsioni edificatore extra Prg. 160 mila metri cubi la prima, 170 circa la seconda. Oltre 300 mila metri cubi fuori da qualsiasi pianificazione.


[1] http://www.dinamopress.it/inchieste/da-casa-nasce-casa

[2]http://www.dinamopress.it/inchieste/che-tempo-che-fa

[3]http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/ambiente-italia-2011-dedicato-al-consumo-di-suolo

[4] Roma al metro cubo/2, Legambiente Lazio

Ylenia Sina, 27 anni, lavora come giornalista per il sito di informazione www.romatoday.it. Collabora con "Il manifesto", "Altreconomia", "Left". I miei anni da free-lance sono stati tanto ‘free’ che non riesco nemmeno a scrivere tutte le collaborazioni che ho sostenuto. Nel 2010 ha scritto insieme al giornalista Daniele Nalbone il libro "In prima persona- Lotte e vertenze dei comitati territoriali nel Lazio", ha contribuito al libro "Le mani sulla città" di Paolo Berdini e Daniele Nalbone, con un’inchiesta sul territorio di Fiumicino. Nel 2012 insieme a Nello Trocchia e Manuele Bonaccorsi ha scritto il libro "Roma come Napoli – Il malaffare di politici e signori della monnezza che mette in ginocchio il Lazio e la Capitale" edizioni Castelvecchi.

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