Roma - Chiude il centro di accoglienza Baobab

7 / 12 / 2015

“Il Baobab non scompare” con questa frase i volontari del centro di accoglienza autogestito romano salutano tristemente la chiusura di questa esperienza, durata circa circa 6 mesi. A nulla sono serviti gli appelli - che hanno visto tra i firmatari molti personaggi del mondo dello spettacolo e della politica nazionale - contro la chiusura dello stabile. A nulla è servito il colloquio con il Commissario straordinario, Francesco Paolo Tronca, che ha incontrato in Campidoglio una delegazione di volontari del centro Baobab alla presenza del suo capo di gabinetto.

Così ieri gli ultimi ragazzi che ancora alloggiavano presso il Baobab sono stati trasferiti da via Cupa - dove sono stati accolti, sfamati, riscaldati e ospitati -  verso una nuova destinazione: la struttura della Croce Rossa a Santa Maria del Soccorso.

Il fermento dei giorni scorsi non è bastato a fermare la chiusura di questo spazio autogestito che ha rappresentato un vero e proprio modello di organizzazione dal basso dell’accoglienza, nella città emersa a onor di cronaca lo scorso anno per lo scandalo di “Mafia Capitale” proprio in merito alle speculazioni sulla pelle dei migranti. Un’accoglienza degna di cui in Italia si fa sempre più fatica a parlare, spesso portata avanti in assenza delle istituzioni, incapaci nel trovare soluzioni alla sempre più crescente emergenza dei flussi migratori e che, troppo spesso, relegano  la questione dei migranti ad un problema di mero ordine pubblico.

Secondo l’amministrazione romana il Baobab è stato chiuso non per ragioni di sicurezza o ordine pubblico, ma per restituire i locali alla proprietà, come disposto dall'autorità giudiziaria. In questo caso l’accoglienza è messa in secondo piano rispetto a possibili progetti speculativi sull’immobile.

Facciamo un passo indietro, cos’era lo stabile di via Cupa prima che venisse occupato? 

Fino alla sua chiusura per il coinvolgimento nell'inchiesta di Mafia Capitale si trattava della sede della comunità di eritrei di Roma, nel 2010 finì su tutte le prime pagine della stampa locale per aver ospitato una cena con l'ex sindaco Gianni Alemanno, il boss Luciano Casamonica, Salvatore Buzzi e a cui era invitato anche l'attuale ministro Giuliano Poletti, all'epoca presidente di Legacoop. Visto il curriculum sorge spontanea la domanda del perché ci fosse il bisogno così imminente, alle porte di un inverno non proprio clemente, di “liberare” quello spazio nel momento in cui non sono ancora stati resi noti i progetti futuri rispetto a quello stabile. 

All’oggi tutte le persone presenti sono state ricollocate in altre strutture, eccetto una decina di migranti che si sono dati alla fuga per paura di rimanere invischiati nelle grinfie del  sistema italiano in materia di immigrazione. Noto è, infatti, come la maggior parte di coloro che hanno attraversato il Centro Baobab, ma non è l’unico caso, si siano voluti sottrarre volontariamente al sistema istituzionale dell’accoglienza, cercando di sfuggire all’identificazione e alla foto-segnalazione in modo da poter continuare il viaggio verso l’Europa del Nord. Un tema che ancora non ha trovato soluzione, visto il Trattato di Dublino vigente che norma i criteri e i meccanismi delle richiesta di asilo in Europa affermando che i richiedenti asilo hanno diritto a rimanere nel paese di arrivo anche se non hanno regolari documenti d’ingresso senza però potersi muovere. Un Trattato che non tiene conto di altri elementi, come ad esempio il ricongiungimento familiare, e comporta una pressione maggiore sugli stati membri del sud dell’Europa, di fatto paesi d’ingresso nel continente. 

Il Centro Baobab è chiuso, davanti a quello che una volta era l’ingresso i volontari hanno sistemato un camper per mantenere fuori dalla struttura un presidio fisso a oltranza per offrire la prima assistenza ai migranti che arrivano a Roma. Coloro che hanno dato vita a quest’esperienza continueranno a portare il loro aiuto in attesa del prossimo incontro in Campidoglio fissato per il prossimo 15 dicembre.

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