Primo Marzo

Roma - 1 Marzo, Join the Revolution

Migliaia di studenti e migranti oggi in Piazza per affermare il proprio diritto di scelta

2 / 3 / 2011

Si è conclusa a Roma la giornata del Primo marzo 2011. E’ stata una giornata per affermare il diritto di scelta. Il diritto, cioè, di scegliere dove stare, se migrare o rimanere nei propri paesi e lottare per i propri diritti come ci insegnano le rivolte di Tunisi, del Cairo e di Tripoli.

Non ha smesso un minuto di piovere, nonostante questo, il corteo, partito circa alle 17 da Ple Aldo Moro, è stato partecipatissimo ed ha invaso il quartiere Esquilino, arrivando fin sotto al Viminale difeso, in modo esagerato, da una muraglia di camionette della polizia.

E’ stata una giornata diversa da quella dello scorso anno nel senso che chi l’ha organizzata e chi ha aderito all’appello Indisponibili al ricatto lo ha fatto con lo spirito dell’urgenza della libertà che arriva dal Nordafrica. Per questo lo striscione di apertura tenuto dagli studenti e dai migranti di Rosarno affermava Join the Revolution.

Non vi erano spezzoni, vi erano però soggetti differenti, mescolati, uniti contro la crisi e contro il razzismo di questo governo. Gli africani di Rosarno, il popolo kurdo, gli egiziani, i tunisini, gli studenti delle piazze di dicembre, i rappresentanti sindacali della Fiom, i centri sociali che autogestiscono molte delle scuole di italiano della città e molti degli  sportelli di assistenza legale ai migranti sopraffatti dalle conseguenze delle beffe sulle regolarizzazioni dei migranti: dalla sanatoria –truffa- del 2009 al decreto flussi di gennaio.

Ma vi erano anche le donne somale che vivevano nei locali dell’ex ambasciata nella quale si è consumata un’orribile violenza su una giovane donna a chiedere alla città di non strumentalizzare quest’episodio come sta facendo Alemanno per alimentare il solito allarmismo xenofobo. Anche loro sono migranti, rifugiati regolari della ex colonia italiana, che hanno pagato il costo dell’incapacità di Roma di accoglierli, per permettere loro una vita dignitosa.

Vi erano i ragazzi egiziani, nostri coetanei che ci ricordano i tratti comuni della nostra generazione sulle due sponde del Mediterraneo, testimoniando il ruolo fondamentale della rete e della tecnologia per organizzare le rivolte dei giovani che studiando imparano che la libertà va conquistata, ad ogni costo.

Più volte, durante il corteo ci siamo fermati davanti le sedi dell’Unicredit per denunciare la complicità dell’Italia con il governo libico. Gheddafi è infatti il maggior azionista della prima banca italiana con una quota vicina al 7%, un dettaglio di cui si è accorta Piazza affari all’indomani della rivolta e che noi non possiamo tollerare come non possiamo più assecondare le ambiguità del governo Berlusconi.

Se non ci fosse stata la pioggia battente sarebbe stata una manifestazione oceanica, ma come abbiamo più volte affermato in questi giorni di preparazione, non ci importa molto delle ricorrenze. Il Primo marzo non è né la fine né l’inizio della nostra battaglia di libertà. Gli studenti ricordavano le manifestazioni dell’Onda in cui la pioggia ha battuto il ritmo ma anche aperto la strada a un grande movimento. Hanno contagiato la manifestazione con questo spirito, lo spirito delle rivolte, figlie della stessa rabbia come hanno scritto sul loro striscione.

Come prima cosa ci batteremo nei prossimi giorni per l’accoglienza di chi sta sbarcando nel nostro paese riaprendo la via a sud di Lampedusa e metteremo in ridicolo le nuove minacce sul reato di clandestinità. Forse le immagini della frontiera tra Libia e Tunisia non sono ancora arrivate al nostro ministro degli Interni… forse la lezione di Piazza Tahir… va spiegata nuovamente a chi ci governa.

Studenti, migranti, precari, ci vogliono divisi, ma oramai abbiamo la certezza che solo uniti possiamo trasformare le nostre vite e possiamo prepararci a questa primavera che si preannuncia calda, solare.

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