Riuscito il primo sciopero dei precari della biennale

La battaglia per il reddito nella fabbrica della cultura

26 / 7 / 2009

Domenica mattina, alla Biennale d’Arte di Venezia, più di cento lavoratori interinali, somministrati da Adecco, hanno aderito ad una giornata di sciopero indetta dall'assemblea degli stessi precari e appoggiata dalla FILCAMS-CGIL.

Gli "interinali", ormai in agitazione da oltre un mese, richiedono il pagamento del lavoro festivo e di altre indennità integrative, la riassunzione di alcuni colleghi, che avevano lavorato negli anni precedenti in Biennale e sono stati invece “lasciati a casa” nonostante le garanzie contenute nel loro precedente contratto, ed esigono inoltre il riconoscimento e il rispetto della propria stagionalità. Infine, denunciano le politiche della Fondazione Biennale, politiche basate su di un outsourcing selvaggio (agenzie del lavoro interinale e cooperative) nel solco di quella precarizzazione senza limiti che sembra attraversare, trasversalmente, tutte le istituzioni veneziane della cultura.

La Biennale ha risposto a questa mobilitazione mantenendo, almeno ufficialmente, un basso profilo. Alle posizioni istituzionali si è però accompagnata, oggi, una vera e propria gamma di condotte antisindacali: impiego di guardie giurate, di dirigenti e (udite udite) perfino di stagisti universitari per sostituire i lavoratori in sciopero, solitamente impegnati come guardasala e personale di ingresso della mostra. Salvo poi denunciare, nel comunicato ufficiale diffuso alla conclusione dell'agitazione, quelle che definiscono "modalità intimidatorie" dello sciopero che si sarebbe svolto "fuori dalle regole della Legge", e proporre ai rappresentanti dei lavoratori un incontro per il prossimo 3 agosto.

Fino a qui la cronaca, ma quello che ci preme sottolineare, oltre alla ovvia necessità di vincere questa battaglia, è che la mobilitazione odierna ha segnato un passo importantissimo per quanto riguarda la lotta sul reddito in questa città. Una città in cui l’investimento sul “contemporaneo” non rappresenta certo un dettaglio, bensì una vera e propria strategia di sviluppo complessivo, con la messa in circolo di ingentissimi capitali e il coinvolgimento di soggetti pubblici, privati, nazionali e internazionali.

A Venezia, come in nessun altro luogo in questo paese, è chiara la scelta di una forte scommessa sulla cultura (nello stesso momento in cui il governo non fa altro che tagliare). “Effetto Venezia”, lo ha chiamato, pochi giorni fa, il Presidente della Biennale Paolo Baratta, riferendosi, appunto, alle tante novità in ambito artistico che hanno attirato enormi numeri di visitatori e che fungono da potente strumento di marketing per il “restyling” del logo cittadino.

Eppure, questo “effetto Venezia”, questa produzione di ricchezza, come spesso abbiamo rimarcato negli ultimi due anni, si regge sulla contraddizione di una precarizzazione selvaggia e trasversale del lavoro vivo. Un lavoro vivo precario, impiegato nelle istituzione pubbliche, private e nell’università (non mi riferisco solo al personale, ma anche, ovviamente, agli studenti).

Proprio a causa della trasversalità della precarizzazione e della frammentazione del lavoro somministrato, crediamo che sarà necessario compiere alcuni passi avanti, anche rispetto all’importante mobilitazione odierna. Oggi, possiamo dirlo, è andata benissimo così, ma, in futuro, dovremo impegnarci a far sì che questa, come eventuali altre proteste, fugga il vicolo cieco della tentazione corporativa.

Questa è la sfida di una soggettività in formazione, non è il compito di supponenti avanguardie di movimento.

E’ la sfida di chi, semplificando, chiamiamo lavoratori della cultura: quelli addetti a mansioni intellettuali, quelli impiegati in servizi materiali, ma anche gli studenti in quanto soggetti immediatamente produttivi.

In questa città la nostra partita ha una chiara posta in palio: il rovesciamento dei dispositivi di sfruttamento e il miglioramento delle nostre condizioni materiali. A questo risultato sarà possibile pervenire solo legando le rivendicazioni singolari ad una capacità di mobilitazione trasversale, che tenda alla ricomposizione di tutte le figure sociali sfruttate in questi settori. Poiché solamente articolando le differenze potremo dispiegare forme di sciopero in grado di bloccare, davvero, la fabbrica della cultura.

Intanto, in questa estate caldissima sul piano dei movimenti, ci rallegriamo di quanto fatto oggi. Un primo inizio, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni. Una vertenza che potrebbe uscire dalla parzialità delle sue rivendicazioni, andando a saldarsi con la mobilitazione più generale contro i tagli governativi al Fondo Unico per lo Spettacolo (F.U.S.). Da questo punto di vista, certamente, come hanno suggerito i precari dello spettacolo radunati qualche giorno fa davanti a Montecitorio, dobbiamo prepararci per settembre e la Mostra del Cinema.

Questa volta, magari, vedremo un altro film.

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Video Interviste ai lavoratori precari della Biennale di Venezia