Paz vive ancora!

Rimini - Verso la felicità.... Lab. Paz project continua

Ieri notte siamo tornati nei posti che abbiamo ristrutturato e nei quali siamo stati per circa 5 anni, i luoghi in cui il Laboratorio sociale Paz ha vissuto. Abbiamo voluto lasciare un segno, perchè quei luoghi versano ancora in stato di abbandono. E perchè il Laboratorio sociale Paz, vive ancora!

25 / 4 / 2010

Verso la felicità

L’azione di ieri notte si iscrive e nasce dentro un ragionamento che da tempo stiamo portando avanti. Un ragionamento che ha come premessa quella di definire il quadro delle specificità territoriali dentro il quale è nata l’esperienza del Lab. Paz, un’esperienza che si iscrive pienamente all’interno del percorso e della storia degli spazi sociali in Italia.

Ma soprattutto domandarsi se è possibile rilanciare un nuovo protagonismo delle pratiche dell’autogestione dentro le condizioni attuali della crisi e non solo del nostro territorio.

Da quello che ci restituisce il percorso fatto negli ultimi tempi, il 1 marzo - Un giorno senza di noi, la vertenza diffusa intorno alla Casa della Pace, la repressione agita contro le nuove forme di democrazia, crediamo di si.

È per questo che abbiamo mappato e siamo tornati, ieri notte, sui “luoghi del comune”, luoghi non solo di proprietà dell’amministrazione riminese, ma luoghi del comune perché lì si produceva socialità, progettualità, sperimentazioni. Luoghi in cui la perimetrazione e la definizione dello spazio pubblico venivano di volta in volta ridefinite a seconda dei bisogni e delle necessità che il territorio esprimeva e che le persone che li attraversavano diffondevano in forma cooperante. Vedi l’ambiente, l’inceneritore, la cultura, il problema delle dipendenze, il tema della mediazione sociale, quello del controllo e della repressione sicuritaria, quello dell’immigrazione.

È per queste ragioni che crediamo, quindi, nella possibilità e nella costruzione di un percorso per la riconquista di nuovo spazio sociale e pubblico.

Il nostro sforzo attuale è quello di capire come si è modificato il modo in cui questa nostra esperienza politico/militante e di vita, continua a vivere i territori metropolitani locali (da Cattolica a Bellaria) e le loro trasformazioni, ma soprattutto quanto, in questa nostra esperienza di spazio sociale, debbano essere superati i limiti che ancora oggi incontriamo per divenire altro da ciò che siamo stati e per essere adeguati al presente, soprattutto alla luce del fatto che uno spazio fisico non l’abbiamo più dal 21 ottobre 2008, giorno del sequestro dell’ex centrale del latte.

Quando parliamo di limiti non ci riferiamo affatto a ciò che non siamo riusciti a fare, ma ben più profondamente al fatto che alle nostre istanze e richieste non abbiamo ricevuto risposte adeguate dall’amministrazione Comunale e dal  Sindaco Ravaioli, ma anche da tante forze politiche della cosiddetta sinistra, schiacciate dentro un dibattito intorno al tema della legalità e sicurezza (vedi utenze energia elettrica, vedi questione della residenza), per cui l’unica affermazione possibile è quella del potere, della giustizia a senso unico che non tiene conto delle necessità e dei bisogni espresse dentro i tre luoghi in cui siamo stati e che richiama le regole nella misura in cui alle forme del comando del controllo e della crisi economica si risponde con progetti, strumenti, mediazione sociale, servizi, cooperazione per il comune.

Questi tre luoghi, via montevecchio, la scuola di Spadarolo, l’ex centrale del latte sono ancora lì, nel vuoto e nell’abbandono. Potevano, come lo sono stati, essere luoghi del comune, cioè essere luoghi di tutti. Oggi lo sarebbero stati ancora di più, se fossero rimasti in vita e non divorati dal degrado.

Lab. Paz Project

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