Rimini - Se la morosità è incolpevole, lo sfratto è colpa vostra!

20 / 2 / 2015

Questa mattina l'Associazione Diritti Lavoratori Cobas ha promosso un nuovo presidio presso l'abitazione della sig.ra Yama, in via Dardanelli 10, per difendere uno sfratto per morosità incolpevole, uno di quelli che sulla carta dovrebbero essere tutelati, ma che in questo momento si possono difendere solo con la mobilitazione dal basso. Si trattava del quarto accesso dell'ufficiale giudiziario inviato dal tribunale di Rimini per eseguire lo sfratto, rispetto al quale dopo diverse ore di fitta e determinata mediazione – presenti in questa occasione anche le forze dell'ordine - si è ottenuto, come nella giornata del 14 gennaio scorso, il blocco e il rinvio dello stesso alla data del 3 marzo

Blocco e rinvio che non hanno avuto come obiettivo negare alla proprietaria la possibilità di rientrare in possesso della sua abitazione, bensì evitare che Yama e i suoi tre figli fossero accompagnati in maniera "dolce e chirurgica" verso la perdita di dignità e di un abitazione degna di essere chiamata tale.

“Quanto avvenuto questa mattina – denuncia Federica Montebelli, referente dello sportello per il diritto all'abitare ADL Cobas – svela e chiarisce l'azione che sta portando avanti l'amministrazione comunale sui temi delle politiche all'abitare: un attacco feroce ai poveri, utilizzati esclusivamente per riempire determinate categorie sociali create ad hoc e funzionali al controllo sociale ed alla normazione. Poveri, insolvibili, persone di serie B che vengono istruite già durante i colloqui agli sportelli comunali ad accontentarsi delle briciole e a ringraziare con zelo, come nel caso di Yama dove ad un incombente sfratto per morosità incolpevole il Comune risponde con il pagamento di 3 mesi di residence. Questo si chiama sperpero di denaro pubblico e totale assenza di politiche abitative dal momento che tutto è improntato sull'emergenza e la precarietà. Si chiama alimentare una guerra tra poveri, tra inquilini e proprietari, spingere le persone verso la strada e l'illegalità. Non stiamo chiedendo la luna, ma solo l'estensione della permanenza nel residence ad almeno 6 mesi, periodo minimo necessario a far acquisire al nucleo famigliare un accenno di stabilità economica”.

ADL Cobas continuerà nei prossimi giorni l'azione di denuncia pubblica di quanto sta accadendo a Yama così come a tante altre famiglie sotto sfratto nel nostro territorio, utilizzando ogni mezzo riterrà necessario ad ottenere garanzie e certezze che la famiglia a maggio (termine di scadenza della permanenza nel residence) non si ritrovi per strada.

Di seguito il volantino distribuito:

Basta residence e sperpero di denaro pubblico!
Vogliamo un accesso al diritto all'abitare pieno e garantito a tutti!

Questa mattina ci troviamo nuovamente (dopo il riuscito blocco e rinvio dello sfratto del 14 gennaio 2015) all'esterno dell'abitazione della Sig.ra Yama, per chiedere all'amministrazione comunale soluzioni efficaci atte ad evitare che quattro persone, una madre e tre figli di cui una minore, si ritrovino in strada, ora o tra tre mesi.

In queste settimane insieme alla famiglia ci siamo attivati per cercare soluzioni concrete per scongiurare il quarto accesso dell'ufficiale giudiziario presso questa abitazione, individuando sempre come interlocutore l'amministrazione comunale e mai il proprietario della casa, del quale comprendiamo le esigenze.

Rimaniamo increduli e profondamente indignati dalle risposte che ci sono pervenute dall'assessorato alle politiche abitative che vogliamo condividere per smascherare l'atteggiamento di chi amministra una città (150.000 abitanti) prima in Italia per sfratti, che dispone di un patrimonio pubblico/privato di 15.000 alloggi sfitti, che non possiede nemmeno una struttura comunale da utilizzare nei casi di grave emergenza abitativa e che ha quasi 2.000 abitanti in attesa nelle graduatorie per gli alloggi popolari.

Le risposte che la Sig.ra Yama ha avuto dal Comune sono state le seguenti:

1) pagamento del deposito cauzionale in corrispondenza della stipula di un nuovo contratto di affitto (non perseguibile nel nostro caso dal momento che attualmente nessuno dei componenti della famiglia risulta essere in possesso di un contratto di lavoro, condizione necessaria richiesta da tutti i proprietari privati);

2) pagamento per 3 mesi di un residence che si traduce in un dolce accompagnamento della famiglia in strada, ma anche in un enorme sperpero di denaro pubblico che viaggia parallelo alla promozione di un mercato grigio di denaro come quello dei residence, strutture nate nella maggior parte dei casi da un mancato adeguamento da parte dei proprietari alle leggi in materia di sicurezza delle strutture alberghiere e importante strumento di speculazione visti i rincari vertiginosi a cui sono sottoposti durante la stagione estiva;

3) accesso ai contributi a sostegno degli inquilini morosi incolpevoli (misura erogata dall'amministrazione comunale con delibera del 24 novembre 2014 con un fondo di 285.984,05 euro e connotata da una pessima gestione dello stesso esplicitata dal numero delle richieste pervenute sino ad oggi presso gli uffici comunali incaricati - appena 33! -, e da una insufficienza del contributo totale disponibile), che viene negato nella maggior parte dei casi perché prescinde dalla firma di un accordo tra Comune e locatore dell'appartamento.

Come ADL Cobas abbiamo consegnato un documento ai referenti del Comune contenente proposte su vari nodi, dal contrasto ai meccanismi speculativi che continuano ad aumentare il numero delle case sfitte (15.000 immobili nel territorio comunale), a misure per la riduzione degli sfratti, ad altre finalizzate all'aumento del turn-over degli alloggi ERP.

Se è questa l'attenzione e lo sforzo che l'Amministrazione comunale impiega nel trovare soluzioni efficaci per evitare a migliaia di cittadine e cittadini di vivere sulla propria pelle il dramma dell'emergenza abitativa non intravvediamo alcun interesse né volontà politica da parte della stessa nel volere risolvere o migliorare questa gravissima contingenza.

Vogliamo che la garanzia e la sicurezza di una casa sia garantita a tutti: chiediamo allora che il fondo per gli inquilini morosi incolpevoli venga triplicato, che si proceda con l'abbassamento del tetto dei redditi ISEE per il rinnovo delle convenzioni negli alloggi ERP, che il Comune inizi ad aggredire l'abuso della proprietà privata e della rendita finanziaria recuperando le innumerevoli strutture abbandonate e sfitte esistenti.

Qualora non intravvedessimo un cambio nell'atteggiamento finora riscontrato e caratterizzato solo da meccanismi di controllo sociale e da una chiusura non ci rimarrebbe che asserire come sia l'amministrazione comunale a spingere i suoi cittadini all'illegalità, ad una guerra tra poveri, ad una lotta tra inquilini e proprietari.

Casa, dignità, reddito per tutte e tutti!

Sportello Casa Associazione Diritti Lavoratori (ADL Cobas) - Campagna #UnaCasaPerTutti

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