Rimini - Azione all'assessorato alle politiche abitative e sociali. La povertà non è una colpa!

27 / 2 / 2015

Questa mattina azione presso l'Assessorato alle politiche sociali ed abitative del Comune di Rimini da parte degli attivisti e delle attiviste della Campagna 'Una casa per tutti' e dello Sportello per il diritto all'abitare ADL Cobas Emilia Romagna.

"Grottesco e gravissimo l'atteggiamento messo in campo questa mattina dall'assessore e vicesindaco Lisi e dal dirigente Mazzotti, spiega Federica Montebelli, referente sportello casa ADL Cobas. Come attivisti e famiglie dello Sportello Casa ci siamo scontrati con una scelta politica di totale chiusura nei confronti delle istanze sollevate, piano aggravato dalla precisa scelta di spostare istanze sociali e bisogni reali come quello della casa, portati in quella sede da cittadini in carne ed ossa, ad un problema di ordine pubblico, sottraendosi in tal modo al confronto e lasciando come unici attori in campo le forze dell'ordine".

Appare chiaro come chi governa questo territorio sia in piena sintonia con il governo nazionale e con le politiche di austerità imposte dalla Troika nella difesa dello status quo e della popolazione ancora solvibile e parallelamente nel muovere una guerra senza esclusione di colpi alle nuove soggettività sociali povere.

Non saremo complici di tutto ciò, ma come Sportello casa continueremo ad agire concretamente il diritto all'abitare, promuovendo l'empowerment dei senza casa e cancellando lo stigma della povertà ma mettendo in atto anche pratiche di rottura e liberazione che ci confermano come siano per ora le risposte più coerenti e concrete a bisogni materiali come quello della casa di fronte alle vuote dichiarazioni d'intenti e ai silenzi dei burocrati e politici di turno.

Di seguito il volantino distribuito ai cittadini in attesa agli sportelli:

Il caso della famiglia di Yama, che stiamo seguendo dall'inizio dell'anno come Sportello diritto all'abitare dell'Associazione Diritti Lavoratori Cobas, ci porta nuovamente all'interno degli spazi dell'assessorato alle politiche abitative e sociali. Ritorniamo qui perché non abbiamo ancora ottenuto dopo due rinvii dello sfratto risposte soddisfacenti e dignitose da chi, dietro alla sicurezza della sua scrivania plasma con linee guida e parametri, la vita e il futuro di migliaia di cittadini.

La misera soluzione utilizzata dal Comune di Rimini in queste settimane per celare la responsabilità di lasciare un nucleo mono-genitoriale per strada è il pagamento di un residence per tre mesi, che si traduce in un dolce accompagnamento della famiglia in strada, ma anche in un enorme sperpero di denaro pubblico che viaggia parallelo alla promozione di un mercato grigio di denaro come quello dei residence, strutture nate nella maggior parte dei casi da un mancato adeguamento da parte dei proprietari alle leggi in materia di sicurezza delle strutture alberghiere e importante strumento di speculazione visti i rincari vertiginosi a cui sono sottoposti durante la stagione estiva.

Tre mesi che abbiamo richiesto più e più volte venissero estesi per garantire al nucleo famigliare di raggiungere livelli minimi di auto-sussistenza ed indipendenza economica che gli permettessero di stipulare un nuovo contratto di affitto e la garanzia del pagamento dello stesso, visto che per ora solo uno dei tre componenti maggiorenni è in possesso di un contratto lavorativo, che si avvierà in ogni caso solo da maggio, proprio nel mese in cui termina la garanzia del pernottamento nel residence.

In tutta questa vicenda - che ricordiamo è la stessa che purtroppo contraddistingue la storia personale di migliaia di cittadini presenti sul nostro territorio che vivono il dramma dell'emergenza abitativa – ci scontriamo con una cattiva gestione delle risorse destinate alle politiche abitative, utilizzate sempre e solo a garanzia della parte solvibile della cittadinanza, quella che può garantire entrate sicure ad Acer, e mai di chi si ritrova in una condizione di povertà ed indigenza, parte quest'ultima soggetta a stigma e all'accusa di produrre zero economia e di non ottemperare mai ai regolamenti e alle leggi, nei quali peraltro si perdono a causa dell'impressionante burocrazia anche tanti cittadini autoctoni.

Ma ci siamo scontrati anche con un'indecente e nauseante rimpallo di responsabilità (dai tecnici ai politici, dai politici ai tecnici passando per gli assistenti sociali) come se le persone fossero numeri, conti da far tornare nei bilanci, soggetti passivi ai quali la carità e le risposte si devono dare solo a fronte di un'attivazione, di un segnale riscontrabile nei diktat del “manuale dell'assistenza”.

Viviamo in una città nella quale il problema della casa sta assumendo sempre più i connotati di una bomba ad orologeria, dove gli homeless continuano a morire nell'invisibilità; dove un patrimonio sfitto di 15.000 strutture viene lasciato in mano alla speculazione, alla rendita e all'abbandono; dove si lascia che persone con ISEE di 51.000 euro abitino dentro gli alloggi ERP e chi ne ha reale esigenza non vi può entrare; dove gli ufficiali giudiziari hanno le agende piene di appuntamenti per l'esecuzione degli sfratti e il Comune non dispone di una struttura pubblica da destinare alle circostanze di grave emergenza.

Se vogliamo cambiare questa rotta occorre avere coraggio ed è questo che chiediamo agli amministratori di questa città. Vogliamo che la garanzia e la sicurezza di una casa sia garantita a tutti: chiediamo allora che il fondo per gli inquilini morosi incolpevoli venga triplicato, che si proceda con l'abbassamento del tetto dei redditi ISEE per il rinnovo delle convenzioni negli alloggi ERP, che il Comune inizi ad aggredire l'abuso della proprietà privata e della rendita finanziaria recuperando le innumerevoli strutture abbandonate e sfitte esistenti.

Ma sappiamo anche bene che il coraggio nulla può senza una volontà politica chiara e forte: quella di scegliere se continuare a tutelare i privilegi di pochi o investire affinché questi privilegi siano estesi a tutti, iniziandoli a chiamare diritti.

Le dichiarazioni di intenti in questa fase non sono più sufficienti. Occorrono risposte incisive e se queste non vengono messe in atto non ci resta che asserire come sia l'amministrazione comunale a spingere i suoi cittadini all'illegalità, ad una guerra tra poveri, ad una lotta tra inquilini e proprietari e continuare ad agire concretamente il diritto all'abitare.

Casa, dignità, reddito per tutte e tutti!
Sportello Casa Associazione Diritti Lavoratori (ADL Cobas) - Campagna #UnaCasaPerTutti

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Rimini - 27.02.2015 Azione assessorato politiche abitative