Riflettori riaccesi sul Tav: strumentalizzazioni e nuovi interessi in gioco a pochi giorni dal Festival Alta Felicità

22 / 7 / 2019

Sono bastate alcune passeggiate al cantiere dell’Alta Velocità di Chiomonte per riaccendere i riflettori sul Tav. Come sempre è accaduto nella narrazione mainstream, il dibattito appare subito drogato; tutti i media nazionali hanno aperto nei giorni scorsi parlando di incendi al cantiere, di 70 denunciati, di “nemici pubblici”. Il tutto a pochi giorni dall’inizio del Festival Alta Felicità, giunto alla quarta edizione, che vedrà giungere a Venaus persone da ogni parte d’Italia, attiviste e attivisti di tutte le lotte territoriali sparse sulla penisola.

«Dobbiamo anche sentire queste balle sugli incendi provocati dai No Tav (?!?!) in un territorio che solo l’estate scorsa è stato messo in ginocchio da uno dei più grandi incendi nell’arco alpino della storia» si legge in un articolo apparso su Notav.info, «ignorato dai media, dovuto alla mancanza di messa in sicurezza del territorio come corollario inevitabile di una scelta scellerata nell’uso delle risorse pubbliche, che ha le sue priorità in faraoniche opere inutili invece che nella preservazione della risorsa più importante che abbiamo, l’habitat in cui viviamo e i suoi abitanti».

Probabilmente, chi della lotta No Tav non conosce che gli aspetti più mediatizzati, è abituato a strumentalizzare qualsiasi episodio. Lo scorso week-end sono state decine e decine le persone che hanno attaccato le reti di un cantiere fantasma, attraversando i boschi di Venaus e Chiomonte. 

Ma la strumentalizzazione, si sa, è sempre funzionale ai grandi interessi che si muovono attorno all’opera, ma che non entra mai nel merito di un cantiere, quello della Maddalena, che è chiuso dal 2017, ossia da quando ha concluso la sua missione di costruire il tunnel esplorativo. Del tunnel di base ancora non c’è traccia, nonostante l’arco delle forze politiche favorevoli al Tav – dalla Lega al Pd – non perda occasione per evocare la prosecuzione dei lavori.

Cantiere fermo, progetto fermo, ma l’uso politico della questione è sempre in agguato. Matteo Salvini, dopo l’exploit delle scorse europee, ha messo proprio la questione Tav, e delle grandi opere in generale, sul piatto dei nuovi rapporti di forza maturati con l’alleato di governo. Per quanto riguarda il Pd, l’Alta Velocità è un cruccio storico, che Zingaretti ha ribadito il giorno stesso della sua elezione a segretario del partito. Guarda caso i due Mattei – Salvini e Renzi – commentano le ultime vicende con dei tweet talmente simili da sembrare quasi studiati apposta.

No Tav

Dall’altro lato continuano le ambiguità del MoVimento 5 Stelle. È di oggi la notizia che Luigi Di Maio si appresterebbe a recidere ufficialmente e definitivamente il legame con le radici No Tav del movimento, isolando quegli amministratori locali che ancora sostengono in qualche forma la battaglia, Appendino compresa. Al di là delle letture mediatiche, è plausibile che proprio il Tav possa essere la merce di scambio con l’autonomia differenziata all’interno dell’ormai estenuante gioco delle parti che si consuma nella compagine governativa . Uno scambio che non costerà poi così tanta fatica ai 5 Stelle, visto che sui temi “ambientali” non hanno mai segnato quella discontinuità annunciata nella campagna elettorale (vedi questione Tap e trivelle).

La trama si infittisce se inserita nel quadro europeo. Se la Francia non è mai stata disposta a mollare l’osso, i vari tasselli della “nuova” governance europea iniziano a muoversi  in continuità con quella strategia che, dal Piano Junker in avanti, ha messo le grandi opere al centro degli investimenti continentali post-crisi. Alla fine di giugno, la coordinatrice europea del Corridoio Mediterraneo Iveta Radicova ha annunciato durante il Cda della Telt – l’azienda italo-francese nata proprio con lo scopo di progettare, realizzare e successivamente gestire la sezione transfrontaliera della Torino-Lione – che l’Unione Europea garantirebbe il 5% in più del finanziamento previsto nell’opera; in termini monetari l’Italia avrebbe uno sconto ulteriore di 1,6 miliardi di euro. Per accelerare i tempi, lo stesso consiglio di amministrazione di Telt ha autorizzato, poco dopo, la pubblicazione degli avvisi di gara per la tratta italiana del tunnel di base; appalti che valgono oltre 1 miliardo di euro.

La torta diventa più golosa e Matteo Salvini è uno di quelli che sui soldi non ci sputa mai sopra, che vengano da Bruxelles o da Mosca poco importa. Tutto questo – però – non tiene conto di una resistenza di massa che da ormai 25 anni ha fatto venire grattacapi a chiunque avesse deciso di forzare i modi e i tempi.  

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