Berlino

Riflettere sui movimenti contro la crisi in Europa

Report del Workshop alla Fondazione Rosa Luxemburg

16 / 12 / 2012

Arrancando sotto la neve verso la sede della Fondazione Rosa Luxemburg è possibile provare un certo disagio psicogeografico. Sarà Berlino Est, sarà la monolitica presenza dell’enorme (e ovviamente fané) parallelepipedo che ospita la Fondazione (un vero gigante di vetro e cemento), comunque sia il visitatore non avvezzo potrebbe provare una certa deferenza. Fortunatamente questa sensazione si attenua all’interno, non appena, tra abbondanti tazze di caffè e succo di mela, si dà inizio al workshop.

Ci siamo anche noi, invitati come Global Project, a prendere parte a questa tavola rotonda intitolata “Reflecting and Evaluating the Protest-Movements Against the Crisis in Europe” . Partecipano una quarantina di persone, in maggioranza tedesche, militanti di Die Linke, ma anche attivisti di Blockupy Frankfurt e di FelS. Nutrite le delegazioni dai paesi mediterranei, oltre a noi, esponenti di Syriza dalla Grecia, del 15M dalla Spagna e del Left Bolck portoghese.
L’incontro vede dunque una partecipazione mista, attorno al tavolo si esprimono visioni differenti, culture politiche della rappresentanza e dell’autonomia, ma la non omogeneità di questa assemblea è il punto forte: perlomeno qui e oggi, il dibattito non prevede chiusure identitarie. Per tutti è molto chiara la necessità di discutere attorno alle potenzialità e ai limiti di ognuno per trovare strumenti politici efficaci da opporre alla governance finanziaria europea.
L’apertura spetta a Tasos Koronakis, membro del board di Syiriza, la narrazione delle drammatiche condizioni in cui larga parte della società greca versa è nota. In questo scenario Syriza si conferma come un’anomalia interessante, un partito di sinistra che, in barba ad un vocabolario politico spesso ancora novecentesco, esprime una “modernità” di contenuti e di pratiche: un convinto Europeismo, una chiara aspirazione maggioritaria, una preoccupazione sincera per il radicamento sociale e (almeno per ora) l’assenza dell’ansia da rappresentanza.
E' il turno di un’attivista del 15M che descrive lo stato attuale del movimento spagnolo con una metafora spaziale. Gli indignados, sostiene, sono passati dalle piazze ai quartieri, con una maggiore possibilità di accumulazione, ma con la perdita di quella massa critica che aveva fatto breccia nei media e nella società iberica.
Dal canto nostro tentiamo di porre alcuni punti che ci paiono cruciali nell’affrontare il tema dello spazio politico europeo:

1) La crisi della rappresentanza, sfortunatamente, non è qualcosa che procede solo dal basso verso l’alto (grazie alla critica radicale dei movimenti), essa è aggravata da un processo top-down, dalle modalità della governance fianziaria europea che di fatto, stanno producendo una vera e propria minaccia alla sovranità nazionale, svuotando di senso i tradizionali meccanismi della democrazia rappresentativa. Certo la risposta non è nella restaurazione di questa sovranità, piuttosto va cercata nella costruzione di uno spazio europeo che sia Europa dei movimenti e dei diritti. Processo difficile e incerto? Certamente, ma allo stesso tempo ineludibile. Per noi la prossima importante tappa sarà la mobilitazione di marzo a Bruxelles.

2) Vi è uno squilibrio tra il livello di mobilitazione nel Sud e nel Nord Europa. Tutte le delegazioni mediterranee hanno sottolineato l’importanza di superare (sul piano transnazionale) la categoria di solidarietà. Abbiamo bisogno di mobilitazioni (anche al nord) che non esprimano una accondiscendente (e un po’colonialistica) solidarietà verso i “poveretti” del sud, ma di campagne politiche in grado di rovesciare i pesanti processi di precarizzazione che, anche in Germania, si sono sviluppati con la conseguente creazione di un’ingente fascia di working poors (vd. gli effetti della cosiddetta Agenda 2010).

3) Il ciclo di lotte contro l’austerity, che riconosciamo come unico, non è però omogeneo. Il “ritardo” italiano, ad esempio, è stato causato non solo da limiti soggettivi, ma dalla problematica transizione post-berlusconiana e dalla retorica montiana del tecnicismo.

4) La composizione sociale che si è recentemente espressa in Italia, conquistandosi la scena il giorno dello sciopero europeo del 14N (data assolutamente centrale per il rilancio dei movimenti in questo paese), si caratterizza per la giovanissima età. Sono gli studenti medi a riempire in quantità e in qualità i cortei, ad occupare le scuole. Si registra invece una certa fatica nella mobilitazione delle università e (soprattutto) di quella che potremmo indicare come la galassia precaria.

5) Insistiamo sulla necessità di quella che abbiamo definito "coalizione sociale". Uno strumento per l’organizzazione di frammenti diversi della composizione di classe, un’ipotesi perché, a fianco del tempo dell’evento, del Kairos che va senz’altro colto, si sviluppi una continuità organizzativa in grado di sperimentare l’alternativa qui e ora.

Questo, per sommi capi, è stato il contributo di Globalproject al workshop berlinese. Un breve report per una questione di una complessità enorme. Per ora, mentre fuori la temperatura scende e gli infissi metallici delle finestre della Stiftung inquadrano la neve che cade, siamo in molti a dirci “Arrivederci a Bruxelles”.

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