Reggio Emilia - Caso Realco, il nostro punto di vista

La cruda realtà sulle lotte della logistica nel settore emiliano

5 / 3 / 2013

- 2010, un salto nel recente passato -

Sigma-Realco s.c. decide di cedere il ramo d'azienda della logistica alla cooperativa multiservizi più importante di Reggio Emilia e provincia, Coopservice s.c.p.A..

Una scelta dettata dalla valutazione degli introiti del suddetto ramo, troppo bassi per la dirigenza della Sigma-Realco. Una scelta che mette però in pericolo il posto di 149 operai che, da un giorno all'altro, si sarebbero trovati senza più nessuna garanzia per il loro posto di lavoro ed il loro futuro.

Tramite presidi h24 e volantinaggi che andavano a ledere la faccia pulita dell'azienda ed un conseguente interessamento della politica istituzionale, intervenuta attraverso il consiglio comunale, i lavoratori riescono ad ottenere la garanzia che, nel caso la Coopservice non possa più mantenere il contratto, la Sigma-Realco avrebbe dovuto riassumerli.


- Febbraio 2013, ritorno al presente -

Coopservice s.c.p.A. si ritrova nella stessa condizione dell'azienda da cui aveva acquisito il ramo della logistica nel 2010: non può (o meglio, non vuole) mantenere attivo il cantiere in via Pertini in quanto non produttivo.

Questa volta gli operai coinvolti sono 155 a cui si ripropone il leitmotiv di tre anni prima: 95 sono ex dipendenti Sigma-Realco che hanno mantenuto il vecchio CCNL del commercio e 60 soci-lavoratori di Coopservice.

Entrano in gioco quindi altri due protagonisti: Flexilog s.r.l., categoriaservizio conto terzi, la quale funge da consorzio per un quarto attore della trattativa, L.C.T. s.c., che gestirà direttamente l'appalto.

A detta delle varie dirigenze, il passaggio alla nuova azienda sarà semplice ed indolore per gli operai, ovvero cambio appalto per i soci-lavoratori della Coopservice, mentre per gli ex dipendenti Sigma-Realco riassunzione presso la nuova cooperativa previa dimissione dal contratto vigente.

Questa volta le dirigenze vogliono aggirare il vincolo imposto nell'ultima trattativa: ad oltre metà dei lavoratori si impone un passaggio contrattuale decisamente al ribasso, ovvero dal CCNL Commercio a soci-lavoratori di una cooperativa, con l'alto rischio di perdere anzianità, TFR, ferie e garanzie.

Appare evidente come i tempi ristrettissimi imposti ai lavoratori per decidere del loro futuro (o il passaggio a nuova azienda entro le 18.00 del 28 febbraio o il licenziamento) abbiano giocato un ruolo fondamentale nella scelta finale degli operai, messi con le spalle al muro.

Per i lavoratori inoltre si apre anche lo scenario dei trasferimenti in altri cantieri, matematicamente certi, possibili a partire da luglio di quest'anno. In base alle esigenze della nuova cooperativa i lavoratori potranno essere destinati a svolgere lavori in cantieri a 50 km di distanza da casa; il vincolo chilometrico però sarà valido solo fino alla fine del 2013, dall'anno prossimo i cantieri potranno essere su tutto il territorio italiano. Questo "fattore distanza" molto probabilmente si abbasserà se i lavoratori si mostreranno disponibili ed adattabili alla nuova condizione di precario in cooperativa.

Il dubbio più forte che sorge alla luce di questo accordo inoltre è:come faranno a guadagnare quattro società dove prima non riuscivano a guadagnarci in due?

Chiaramente il guadagno dei quattro padroni sarà sulla pelle dei lavoratori, non ce lo insegna sicuramente per la prima volta questa vicenda.

Le modalità di questo guadagno sono invece più “interne”, vanno a scavare più a fondo nella figura attuale delle società cooperative all'interno del tessuto lavorativo, soprattutto per quanto riguarda il fulcro dello sfruttamento, ovvero il settore del facchinaggio.

Per questo il 26 febbraio, due giorni prima del cambio di contratto, i lavoratori hanno iniziato a presidiare il cantiere Sigma-Realco di via Pertini, un magazzino pieno di alimenti deperibili destinati ai supermercati Sigma e ai discount ECU, per avere la garanzia di un contratto equo rispetto a quello in vigore. Una prima giornata (e nottata) che rende evidente la volontà dei lavoratori di non scendere a compromessi per quanto riguarda il proprio futuro, uniti nelle proprie diversità sia di condizioni lavorative che etniche, ben coscienti che il nemico è seduto in poltrona e guida macchine aziendali da decine di migliaia di euro.

Il giorno dopo, 27 febbraio, la situazione inizia a cambiare e le problematiche – endogene ed esogene – iniziano ad affiorare. Il tempo stringe ed è ora di prendere delle decisioni, al termine imposto per firmare mancano poco più di 24 ore. Le scelte previste non sono molte, ma un aut-aut che impone solo due opzioni: firmare con la nuova cooperativa ed arrendersi o continuare a lottare pur con il conseguente licenziamento o la mobilità a zero ore.

Gli operai decidono di votare e la decisione è di continuare il presidio fino a quando non verranno rispettate le loro richieste. Ovviamente la dinamica del “voto a maggioranza” non corrisponde al volere di tutti, circa una quarantina di operai vorrebbe firmare e non correre rischi immediati.

Il presidio continua fino al giorno successivo, termine ultimo del passaggio di cooperativa. Le merci sono ancora in magazzino, una buona parte saranno da buttare, ma la fetta maggiore almeno un altro paio di giorni durerà.

Una parte degli operai decide di finirla lì e firma il nuovo contratto, mentre l'altra metà rimane fuori dai cancelli continuando la propria protesta e la propria lotta.

Ed è in questa fatidica ultima giornata di trattativa, in un susseguirsi di notizie confuse e frammentarie, che i sindacati si fanno notare per la loro totale inadeguatezza a sostenere le lotte dei lavoratori.

Dopo le prime due giornate in cui, sospinti dalla rabbia dei lavoratori, appoggiano il presidio ed incitano gli operai anche al picchetto notturno, disseminandolo di bandiere FILCAMS-CGIL, la mattina del 28 febbraio accadono degli episodi piuttosto gravi: in primo luogo dalla trattativa finale viene escluso il delegato sindacale, che viene lasciato fuori dalla sede di Realco con gli altri lavoratori, per lasciare spazio alle alte sfere del sindacato; ma il fatto più deprecabile è che gli stessi membri del sindacato, chiamati a difendere i lavoratori ed i loro diritti, cercano di convincere coloro che sono rimasti in presidio, a firmare senza fare troppo rumore.

Con argomenti subdoli spingono i lavoratori a "pensare alle proprie famiglie", a "come pagare il mutuo" ed a "cosa dare da mangiare ai figli se si rimane senza lavoro". Un comportamento inaccettabile per un sindacato, che decide di abbassare la testa di fronte al potere forte che le cooperative "rosse" sono riuscite ad imporre nella città di Reggio Emilia.

L'epilogo è breve quanto catastrofico: entro la fine della giornata firmano tutti i lavoratori, anche chi fino in ultimo è rimasto a lottare cosciente che quella firma è una condanna e non la salvezza, mentre il potere torna nelle mani del padrone che, anche questa volta, si tampona il sudore sulla fronte ringraziando ciò che è rimasto dei sindacati confederali.

A questo punto una cosa è chiara, e si evince anche dalla ricostruzione dei fatti di Ciro Maiocchi postata sul portale ReggioNelWeb, in questo caso (non il primo ma neanche l’ultimo) il sindacato ha letteralmente abdicato la sua funzione primaria, ovvero quella di unire i lavoratori e portare avanti una trattativa unitaria pur nelle mille difficoltà e nelle mille divisioni del momento. Maiocchi dice chiaro (ma al presidio lo abbiamo potuto constatare con i nostri occhi) che è stata lasciata scelta singola ai lavoratori, così che ognuno ha scelto in base alle proprie esigenze personali, esattamente tutto il contrario di quello che dovrebbe fare un sindacato dei lavoratori. Non solo, agendo in questo modo il sindacato ha per l’ennesima volta avallato la svendita del lavoro (o meglio della forza lavoro) in funzione della crisi, innestandosi a pieno titolo e, ancor peggio, legittimando il meccanismo con cui il ricatto della crisi è agito dai padroni e funzionale all’accettazione generale delle nuove forme di sfruttamento lavorativo legalizzato.

L’ultimo tassello di questa vicenda è rappresentato dai media cittadini e dal loro agire rispetto a questa vicenda. Da principio è stato dato risalto alla vertenza e alle rivendicazioni dei lavoratori, salvo il giorno seguente scomparire da tutte le tastate cittadine per poi rientrare nelle cronache a firma contrattuale avvenuta e con articoli che paiono scritti direttamente dalle dirigenze cooperative. In questi articoli ne viene esaltato il comportamento tutto teso al bene dei lavoratori e dei clienti, mentre vengono completamente demonizzate la lotta e le richieste dei lavoratori. Ovviamente senza però andare ad intaccare troppo il sindacato e la sua reputazione.

Quello che si è consumato ai cancelli della Realco esplicita una volta in più come funzionano le cose nel sistema Reggio Emilia e mette in luce la sempre più stretta contiguità tra potere politico, cooperative, sindacato confederale e media cittadini, il tutto orientato al mantenimento dello stato di cose attuali, e poco importa se a rimetterci sono i lavoratori e i diritti in generale, quello che conta è il mantenimento della propria specie, e per alcuni dei propri privilegi.

E’ ora di chiudere con questa stagione, è ora di mettere al centro i diritti dei lavoratori e di ricominciare ad agire la forza collettiva perché i diritti si conquistano. Non siamo più disposti a lasciarli per strada, tanto meno se a consigliarlo è chi, invece, sarebbe deputato ad agire per conquistarli.


Laboratorio Aq16

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