Reggio Emilia - #12D Finalmente sciopero generale

Concentramento ore 9.00 – Piazza del Tricolore angolo Viale Montegrappa

9 / 12 / 2014

l 12 dicembre ci sarà sciopero generale contro il #Jobsact e le politiche del governo Renzi. Uno sciopero voluto da Cgil e Uil ma che da subito ha rappresentato la reale possibilità di andare oltre le forme storiche di protesta e di rappresentanza sociale che le organizzazioni promotrici si sono date fino ad ora. Aldilà di chi ha convocato questo sciopero, ci interessa la reale possibilità di aggiungervi contenuti e modificare la forma, affinché non sia una giornata tranquilla ed indolore per la controparte come per tanti anni i confederali ci hanno abituato ad assistere in Italia.

Il 12 dicembre è un occasione di cambiamento perché la Cgil, la più grossa organizzazione sindacale italiana, si ritrova senza più sponda politica con cui barattare riduzione di garanzie contrattuali in cambio del mantenimento del lavoro. Senza sponda politica dato che l’esecutivo Renzi ha decretato la fine della concertazione e della tradizione laburista all’interno del PD e del governo.
Ora che la concertazione è (finalmente!) morta la Cgil è costretta a mettere in atto meccanismi conflittuali abbandonati da tempo, aprendo la possibilità di nuovi scenari. La sottrazione di diritti dei lavoratori oggi è rappresentato dal #Jobsact, ma sappiamo benissimo che il processo di smantellamento delle garanzie sul lavoro va avanti da decenni, riforma dopo riforma cui i confederali non hanno opposto resistenza, fino al silenzio sulla riforma Fornero, vera tomba dell’articolo 18.
Il 12 dicembre porterà in tutto il paese il dato politico della manifestazione romana del 25 ottobre e la grande giornata di sciopero sociale del 14 novembre che a macchia di leopardo ha portato in piazza il mondo del precariato non rappresentato dalle forme sindacali tradizionali. La sfida del 12 sarà quella di bloccare il flusso delle merci, dei capitali e della produzione per attaccare la vocazione padronale rappresentata da un governo che ha interiorizzati molto bene i diktat della troika.

Il 12 vogliamo dare un segnale chiaro all’esecutivo in un contesto di forte delegittimazione della democrazia rappresentativa, che segni l’incompatibilità della working class (tutta!) alla politica lacrime e sangue che la condizione psicologica che tendiamo a chiamare “crisi” ci ha fatto accettare fino ad ora. Ricomporre i vari settori del lavoro, quello storicamente sindacalizzato con precari e studenti fino al settore logistico può essere motore per una ricomposizione sociale che vede nell’allargamento della sfera dei diritti una maniera per affrontare un periodo storico che sempre di più si tinge delle tinte fosche della guerra tra poveri.
E’ evidente che le forti spinte nazionaliste, razziste e di estrema destra che si stagliano in tutta Europa trovano linfa dall’impoverimento della classe media che identifica i nemici negli immigrati e nei soggetti più poveri della scala sociale. E proprio oggi che forze populiste e di estrema destra fioriscono un po’ dappertutto, una ricomposizione di segno opposto è urgente riportando finalmente la direzione del conflitto, dal basso verso le alte sfere del comando capitalistico europeo.

Scioperare il 12 dicembre significa anche proiettarsi nell’anno dell’ EXPO ponendosi criticamente contro il modello da esso proposto fatto di debito, precarietà, cementificazione e “l’innovazione” del lavoro gratuito.
Uno sciopero che veda confluire non solo il mondo del lavoro contro il #Jobsact ma anche il mondo dell’educazione che si oppone al modello della “Buona scuola”, i movimenti che si battono contro la svendita del patrimonio pubblico contenuto nel decreto “Sblocca Italia” e i movimenti che denunciano l’ingiustizia del piano casa. Infatti sotto attacco è l’intera sfera dei diritti, dai diritti sul lavoro, al diritto all’abitare, al diritto alla salute, ai beni comuni come l’ acqua pubblica (vedi caso Iren e distaccamento delle utenze per morosi incolpevoli) fino al diritto a manifestare e all’espressione del conflitto sociale come avvenuto anche nella città di Reggio Emilia attraverso misure cautelari come obbligo di firma quotidiano fino agli arresti domiciliari per alcuni attivisti che lo scorso 25 aprile hanno manifestato contro la presenza in città di Matteo Salvini in città e contro la propaganda razzista e populista del suo partito.

COSTRUIAMO UNO SPEZZONE SOCIALE RICCO E DETERMINATO di chi quotidianamente lotta nei luoghi di lavoro, nelle scuole, manifesta per le piazze della città e costruisce giorno dopo giorno alternative e solidarietà riappropriandosi di diritti negati e agendo il conflitto sociale per un cambiamento radicale contro questo sistema capitalista.

Laboratorio Aq16 – Casa Bettola – Ass. Città Migrante – Studenti Autorganizzati – ADL Cobas

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