Martedì 2 marzo 2010 ore 18, presso aula 5a/5b Università degli studi di Modena e Reggio

Reddito minimo sociale - Un’ipotesi concreta per il futuro

Di fronte alla crisi economica e sociale che i territori emiliano-romagnoli stanno duramente subendo occorre collocarsi realisticamente dinnanzi al fatto che non bastano più gli ammortizzatori sociali. Occorre cioè una forma di sostegno al reddito che non sia rigidamente collegata al lavoro. Dobbiamo capire che i livelli occupazionali cui eravamo abituati non torneranno lasciando ampie fette della popolazione nella disoccupazione e nella precarietà. E’ urgente perciò iniziare una discussione sulle nuove forme di cittadinanza legate a forme di reddito garantito.

20 / 2 / 2010

Ne parliamo con:

-Andrea Fumagalli, professore associato di economia università di Pavia

Andrea Fumagalli è uno degli autori del libro “Reddito per Tutti, un utopia concreta per l’era globale” promosso dal BIN (Basic Income Network Italia), edizioni manifesto libri 2010

-Valerio Bondi, segretario provinciale FIOM-CGIL Reggio Emilia

Oggi, alla luce della crisi economica sfociata dal crack finanziario mondiale del 2007, diventa urgente aprire un dibattito su nuove forme di welfare per rispondere a una situazione che non può risolversi autonomamente. Tra i fattori con cui è possibile calcolare gli effetti dell’attuale crisi economica possiamo sicuramente includere: il tasso di disoccupazione e il numero di ricorsi a cassa integrazione. Solo nella Provincia di  Reggio Emilia i lavoratori in stato di cassa integrazione sono – dalle stime sindacali – circa 30.000. Una crisi che colpisce duramente un contesto industriale come quello reggiano particolarmente votato all’ export, quindi bruscamente rallentato negli ultimi due anni. Il livello degli ordini ha continuato a risentire della stretta che sta colpendo consumi ed investimenti: nella media del secondo trimestre 2009 gli ordini totali hanno registrato un calo del 36,1% e una flessione ancora più marcata per la componente estera (-36,9%) (fonte Assindustria)

Cifre che portano a riflettere su alcuni temi: cosa faranno le aziende una volta finita la cassa integrazione? come verranno riassorbiti dal mercato tutti coloro che non vedranno riaprire la propria azienda?

“Di fronte ad uno scenario di questo genere occorre collocarsi realisticamente dinnanzi al fatto che non bastano gli ammortizzatori sociali. Occorre cioè una forma di sostegno al reddito che non sia rigidamente collegata al lavoro” (Prof. Luciano Gallino)

Problematiche che nascono da un momento di crisi, ma che toccano altre tipologie di lavoro sempre più diffuse e in continua espansione:

  • i migliaia di precari ed interinali impiegati nei servizi, terziario e nell’industria che non vedono rinnovato il contratto;
  • i lavoratori senza ferie, malattia o maternità;
  • gli occupati nel settore della cura alla persona sempre più sottopagati;
  • i ricercatori universitari;
  • tutti coloro che non hanno potuto usufruire della cassa integrazione;
  • i lavoratori autonomi a partita iva ora disoccupati;

Ad oggi, oltre che mantenere gli ammortizzatori per tutti quelli che ne possono usufruire risulta fondamentale sviluppare dei tavoli di discussione sulle politiche economiche che prevedano delle misure che consentano un reddito sufficiente per poter vivere degnamente (reddito garantito o Basic Income).

In Italia,  nulla viene intrapreso per cambiare tale situazione tanto che il Bel Paese occupa - insieme a Grecia e Ungheria - gli ultimi posti in Europa per lo sviluppo delle politiche economiche di sostegno al reddito (Rapporto sullo Stato sociale 2010 pubblicato dall’ Academia Universa Press dell’Università Sapienza di Roma). Gli effetti positivi dell’applicazione del reddito base non sono misurabili solo nel momento di crisi, ma si riscontrano anche nella bassa percentuale di lavoro nero misurato nei paesi che sviluppano tali politiche.

Le politiche economiche basate sul Basic Income non possono però essere considerate come misure di emergenza perché in tal caso non risponderebbero alle necessità dei cittadini. Occorre cercare di sviluppare delle modalità costanti e sostenibili nel tempo. Nonostante la situazione italiana sia mediamente negativa, esistono delle buone pratiche: ad esempio i precari e i disoccupati residenti nella Regione Lazio potranno beneficiare di una misura di sostegno al reddito denominata “Reddito minimo garantito”, che garantirà agli aventi diritto quasi 600 euro al mese.

Davanti a queste sperimentazioni, occorre pensare come poter attuare tali piani anche in Emilia Romagna e confrontarsi con i soggetti istituzionali che possono contribuire e appoggiare un progetto di legge a favore dell’applicazione delle politiche di sostegno al reddito, in questo senso particolare attenzione cade sull’imminente congresso CGIL e sull'apertura al reddito minimo sociale portato dalla mozione “la CGIL che vogliamo”.

Rete per il reddito Reggio Emilia

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