Attualmente sono 750 i detenuti politici baschi nelle carceri speciali di Spagna e Francia.

Qui, Zapatero, ha un altro volto!

44.000 persone manifestano per i diritti umani insieme ai familiari e amici dell'associazione "Etxera"

4 / 1 / 2010

Il 2 gennaio più di quarantamila persone sono scese per le strade di Bilbao assieme all'associazione dei familiari e degli amici dei detenuti politici “Extera” per denunciare la politica carceraria e liberticida dello stato spagnolo. Una manifestazione che ha visto la partecipazione di una parte significativa e trasversale della società basca.

Negli ultimi anni nei Paesi Baschi i movimenti politici e sociali hanno visto restringersi ulteriormente gli spazi dell'agibilità politica e democratica grazie allo spauracchio del terrorismo. L'illegalizzazione del partito della sinistra indipendentista Batasuna e di quotidiani e periodici, con il conseguente arresto di decine di militanti che svolgono la loro attività politica alla luce del sole, ultimi dei quali 34 giovanissimi militanti del movimento giovanile Segi, ha l'obiettivo di delegittimare gli interlocutori politici e pubblici per uccidere  qualsiasi processo di pacificazione e indipendenza.

Questo clima ha investito anche la manifestazione annuale dei familiari con la proibizione di portare le foto dei detenuti e il divieto di manifestare da parte dell'Audiencia Nacional, aggirato grazie alla richiesta del percorso da parte dei sindacati e dei partiti indipendentisti ancora legali.

La manifestazione ha posto con forza, e in maniera moltitudinaria, la questione democratica legata ai diritti umani dei prigionieri politici baschi; 400 sono detenuti nelle carceri speciali spagnole mentre altri 350 sono detenuti nelle carceri francesi con una età media di 35 anni.

I detenuti politici baschi sono reclusi a non meno di 900 km dalle loro città di provenienza, questo con il chiaro obiettivo da parte del governo spagnolo di limitare le visite di familiari e amici già peraltro sottoposti a controlli inutili ed umilianti (come essere denudati prima di ogni visita) nonostante i metal detector e altri strumenti tecnologici per il controllo meno invasivi e lesivi della dignità umana.

7 familiari sono già morti nei viaggi settimanali a causa degli incidenti stradali dovuti alla stanchezza di percorrere 1800 km in un giorno per 40 minuti di visita (solo un familiare per volta).

La legge attuale vieta di esporre pubblicamente la foto del proprio figlio o amico incarcerato autorizzando di fatto la Guardia Civil e la Polizia Segreta Spagnola ad entrare nelle Herriko Taberna, i luoghi di aggregazione del movimento indipendentista e pro amnistia, per rimuoverle e perquisirle.

Inoltre è stato legalizzato un fermo di cinque giorni nel quale può essere proibito al detenuto perfino l'incontro con gli avvocati e i familiari; per questo nel 2007 Amnesty International, nel rapporto annuale ha dichiarato che il rispetto dei diritti umani nelle carceri spagnole e francesi non comprende la quasi totalità dei detenuti baschi che subiscono un regime carcerario completamente differente e irrispettoso di diritti consolidati a livello europeo (come lo sconto di pena per buona condotta).

Al di là della questione indipendentista dentro l'ultimo, di fatto, conflitto armato europeo la mancanza di diritti e la repressione poliziesca agita dalla social-democratica Spagna e dalla Francia garantista pone la questione della gestione dei conflitti sociali legati alle comunità territoriali e alla loro autodeterminazione rispetto ai governi centrali e ai potentati economici nella fortezza Europa.

La notizia dei telegiornali spagnoli sulla manifestazione del 2 gennaio recitava “in mille manifestano a favore di Eta” non leggendo in quella piazza un nuovo movimento politico basco poco attaccato all'idea di nazione ma molto determinato sul concetto di autodeterminazione popolare delle comunità territoriali (contro la tav e le centrali nucleari imposte dal governo spagnolo) e sul rispetto dei propri diritti fondamentali come il voto e la protesta.

“Indipendenza è autodeterminazione, contro processi politici ed economici presi sulla testa del nostro popolo e la creazione di confini e frontiere non è la nostra battaglia - dice una compagna fuori ad una herriko taberna di Bilbao dopo la manifestazione - Qui se distribuisci un volantino sulla libertà di voto rischi due anni di carcere preventivo oppure sei ostaggio della polizia segreta per cinque giorni e cinque notti durante le quali torture fisiche e psicologiche sono all'ordine del giorno, soprattutto sulle donne, e non possiamo denunciare nessuno perchè gli agenti hanno tutti il passamontagna. Vogliamo votare liberamente e questo non ci è permesso, se manifestiamo per l'autodeterminazione veniamo chiamati terroristi, non possiamo festeggiare pubblicamente nel nostro quartiere o nella herriko taberna la scarcerazione di un nostro compagno o una nostra compagna. Qui Zapatero ha un altro volto”.

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euskal presoak, etxera!


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