Quella mattina di un giorno di Regime

Alfonso Mandia

2 / 8 / 2009

Tarda mattinata di uno splendido giorno di sole a Roma, arrivo che il giardino della sede del consiglio regionale del Lazio è già pieno di compagni e compagne, famiglie che vivono in case occupate, militanti dell'ultim'ora, vecchie scorze ancora coriacee e combattive, cani sciolti, bambini e bambine, belli e belle come soltanto loro possono essere, che corrono dappertutto come lepri impazzite.

Alle porte d'ingresso degli uffici lo zoccolo duro di questo meraviglioso circo Barnum canta saltella scandisce slogan contro quella porcheria di piano edilizio regionale che Marrazzo e soci vorrebbero far passare. Due neri, grossi che messi uno accanto all'altro fanno un eclisse solare, cantano canzoni della loro terra tra un coro e l'altro, e quando latinos e romanideroma ripetono le frasi in africano ascolto perle di una tale purezza che neanche nella migliore delle edizioni di Sanremo. Siamo tutti qui a dir di no all'ennesimo impresentabile regalo dei nostri politicanti ai soliti quattro speculatori, che magari sono anche costruttori, che magari sono anche proprietari dei terreni che si comprano e si vendono a vicenda, neanche si trattasse di una partita a Monopoli.

Gironzolo beato con un sorriso un po' ebete un po' cannabis, sotto un cespuglione di nonsocosa si parla di case e di occupazioni e misonorottoicoglioni-dilavorareperpagarel'affitto. Fà un caldo boia e la fila al tubo dell'acqua è perenne. Due bambine africane scatenano un autentico delirio prima di riempire le loro bottigliette mentre tutto intorno si smadonna alla grande tra battute che fanno scoppiare risate fragorose, una gioia per gli occhi e per l'anima che esistano ancora esseri umani in questo paese che si sta facendo inghiottire dal più buio e profondo degli oscurantismi.

Quando si sparge la voce che alcuni compagni all'interno hanno occupato una sala consiliare o qualcosa di simile nascono immediatamente mini riunioni volanti itineranti. Forza ragazzi!, diamoci sotto, bisogna fargli sentire che ci siamo, manovra a tenaglia e giù a far casino. Cominciano a volare i primi schizzi d'acqua, di fronte a noi il pattuglione di sbirri in tenuta antisommossa, gomma da masticare d'ordinanza e sguardo cattivo, qualcuno digrigna i denti. Ma che pippano coca? E zitto, non ti far sentire che poi si incazzano. Qualcuno viene illuminato da un colpo di genio, prende il tubo dell'acqua e comincia ad annaffiare i celerini. Applausi. I bambini si stanno divertendo come pazzi.

Tarda mattinata di uno splendido giorno di sole a Roma, la prima manganellata parte a freddo, senza preavviso, scientifica, studiata, calcolata al centimetro, un colpo di fioretto dritto al centro della fronte. Stok!, fà il manganello, e un compagno a neanche due metri da me cade giù secco come una pigna, il cancelletto delle transenne si apre, parte la carica, scoppia il panico, anfibi caschi scudi e manganelli macinano tutto quello che si muove, senza distinzione.

Hanno sciolto i dobermann, adesso sono cazzi.

VIAVIAFUORIVIAFUORIV-IAVIAVIA!!! urlano i celerini come ossessi, gli occhi che paiono volergli esplodere, chè con la sentenza sulle torture di Bolzaneto il Regime gli ha dato nero su bianco l'autorizzazione a procedere, dormissero pure sonni tranquilli.

Quando siamo fuori iniziano le ricerche, chi c'è e chi non c'è, qualcuno ha visto mia sorella?, ma i bambini sono dentro?, chi ha soldi nel cellulare per fare una chiamata?, tranquillo ci parlo io con radio popolare.

Intanto abbiamo bloccato via della Pisana, qualche camionista bestemmia, ci manda a fare in culo, si becca la sua bella sventagliata di fischi e insulti, i più spengono il motore e con aria rassegnata si guardano il casino. Iniziano le trattative per non lasciare chi è dentro in ostaggio della piesse. Uno dei due neri giganteschi, che ha sua moglie incinta e la sua bambina piccola aldilà del cancello parte come un toro e ingaggia un corpo a corpo con sei guardioni, è una furia, i manganelli quando lo colpiscono gli chiedono scusa e si ritirano in buon ordine. I feriti sono due, no quattro, forse ci sono anche donne, alla fine verrà fuori che sono dieci, più due fermati, uno dei quali non riesce a parlare perchè l'han pestato due volte, durante la carica e dopo l'arresto. Abbiam tirato acqua, c'hanno restituito manganelli. Arrivano le ambulanze ed ogni ferito che esce viene coperto di applausi e urla di incoraggiamento.

Primo pomeriggio di uno splendido giorno di sole a Roma, me ne torno verso casa, lo scooter pigramente inchiodato a velocità di crociera, negli occhi e nel cuore l'immagine di noi che dopo lunghe trattative rientriamo in regione per continuare la protesta cantando a pieni polmoni la gente come noi non molla mai, sudati, allegri, magari un po' ammaccati ma vittoriosi.

Me ne torno verso casa e son felice perchè oggi mi son sentito meno solo, perchè la forza del nostro desiderio di giustizia li ha spaventati, ammutoliti, cancellati, tutti, celerini e commissari, portaborse e politicanti, indifferenti e democristianidentro.

Primo pomeriggio di uno splendido assolato giorno di Regime, lo scooter borbotta tranquillo senza risentire minimamente di questo maledetto caldo boia, sorrido, abbiamo vinto.

Oggi abbiamo vinto.

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