Prima giornata della conferenza nazionale "Sulle orme di don Gallo. Droghe ripartiamo da Genova"

Report dei tavoli di lavoro

28 / 2 / 2014

Ripartiamo da Genova. Ripartiamo con un dato di straordinaria partecipazione all’assemblea plenaria introduttiva e dei successivi tavoli tematici. Cinquecento persone provenienti da ogni parte d’Italia dimostrano che la questione delle sostanze sta suscitando un dibattito inatteso ed appassionato che coinvolge istituzioni, operatori sociali, associazioni di base e movimenti.

A quattordici anni dalla prima conferenza nazionale sulle droghe, organizzata sempre qui a Genova dalla Comunità di San Benedetto al porto, la figura di don Gallo risulta ancora una volta centrale. “Nel solco di don Gallo” rappresenta infatti qualcosa in più di un semplice omaggio: è l’apertura di una strada che guarda al cambiamento vero. 

I tavoli odierni vertevano sulle tematiche dell’argomento più bisognose di un’evoluzione in tempi brevi. Il tavolo sulla legge ad esempio ha visto, tra gli altri, la partecipazione di Magistratura Democratica, a testimonianza di quanto fosse estesa e diversificata la partecipazione. Seppure non sia stato affrontato in maniera precisa e completa il nodo dell’amnistia selettiva per i reati senza vittime, come strumento risolutivo della drammatica situazione delle strutture detentive, si è avuto un riscontro favorevole unanime riguardo al riconoscimento del diritto all’autoproduzione di cannabis. Quest’ultima, oltre a costituirsi come valido strumento per la lotta al narcocapitalismo, restituirebbe dignità alla coltivazione di una pianta esistente in natura, da troppo tempo vittima di proibizione per ragioni economico-culturali ormai obsolete nel nostro presente.

La questione del sovraffollamento carcerario è stata il fattore che ha determinato il dibattito sulla depenalizzazione del consumo di sostanze. E’ stata inoltre rilevata l’esigenza di una regolamentazione chiara ed esaustiva riguardo il trattamento sanitario per problemi relativi alle sostanze, che vengono ora risolti con gli strumenti della vigente legge sulle droghe.

Nel tavolo denominato “I drogati senza cure” dedicato ai servizi socio-sanitari la questione che ha assunto centralità è stata lo spostamento dell’attenzione dalla sostanza al consumatore. In un mercato sempre più fluido e dinamico, che rispecchia l’andamento del mercato globale, i consumatori e gli stili di consumo sono cambiati radicalmente e le strutture e gli operatori dell’accompagnamento e cura del consumatore si sono trovate d’accordo nel riscontrare la necessità di riadattarsi alle nuove tendenze: da una parte c’è il bisogno di modificare un’archeologia istituzionale dall’approccio medico e giudicante, dall’altra sviluppare la capacità di guardare alle reali esigenze e non a quelle che vengono solamente espresse, le quali si costituiscono ovviamente come una minima parte.

Il tavolo “Le città e i drogati” è stato partecipato e rispetto ad altri appuntamenti passati è stato non scontato negli interventi. E’ emersa fortemente la volontà degli operatori di affrontare il tema delle dipendenze cambiando paradigma di riferimento. Dall’ intervento circoscritto al soggetto marginale si sta passando ad una visione complessiva e problematica del contesto nel quale egli è immerso. La città, con tutte le declinazioni che essa inevitabilmente porta con sé, ci interroga sulla necessità di attualizzare il problema dei consumi, partendo dal presupposto che viviamo dentro una crisi che è endemica ed ha cambiato i parametri della formulazione di un concetto di diritto alla città realmente adiacente alla complessità dell’attuale.

L’amnistia selettiva per i reati senza vittime e l’autoproduzione non possono che essere punti di partenza imprescindibili al fine di costruire una prospettiva futura di inclusione e sicurezza, concetti che come quelle messe in atto dalla Fini-Giovanardi, ma che parlano di tutela del consumatore e del ripristino di un sistema di welfare volutamente eliminato negli anni trascorsi.

Come Centri Sociali del Nord-Est, Marche ed Emilia Romagna siamo intervenuti ponendo due questioni: la prima è rimettere al centro della pratica politica l’autoproduzione e la distribuzione di cannabis; nel tempo delle narcomafie e del controllo violento da parte dello stato. Autoproduzione  è ora più che mai anticapitalismo, libertà e democrazia.  Non ci preoccupa l’illegalità della pratica, perché ciò ha a che fare con i diritti di milioni di persone.  E per questo che praticheremo illegalità di massa.

La seconda questione riguarda l'amnistia selettiva per i reati senza vittime proposta dalla comunità di San Benedetto.   Non è l’amnistia che sognamo, ma sappiamo che insieme ad altri è possibile ottenerla.

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