Fonte: Corriere.it 23.12.09

Precari Ispra, anche Natale sul tetto

Occupazione / I ricercatori, iniziata un mese fa, potrebbe proseguire anche a Capodanno: «Aspettiamo la Prestigiacomo»

23 / 12 / 2009

ROMA - Passeranno sul tetto anche la notte di Natale. E se non avranno risposte, anche a Capodanno stapperanno una bottiglia al freddo e al gelo. Tutti insieme, fino in fondo. I precari dell’Ispra «festeggiano» oggi i trenta giorni sul tetto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Hanno piantato tende, montato un gazebo in legno e portato stufe che non possono nulla contro il vento ghiacciato della notte (si è arrivati anche a -4 gradi, ndr). Protestano contro i 500 licenziamenti (“camuffati da un semplice mancato rinnovo di un contratto a termine”) che i tre commissari dell’ente di ricerca ritengono necessari per la riorganizzazione dell’Istituto che si troverebbe così ad avere il 40 per cento della forza lavoro in meno.

INCONTRO DELUDENTE – Se i lavoratori della Yamaha hanno portato a casa un successo, quelli dell'Ispra devono lottare ancora. Da quando è iniziata la loro battaglia, di passi avanti purtroppo ce ne sono stati ben pochi. L’ultima delusione è arrivata dall’incontro al Ministero dell’Ambiente che i precari avevano ottenuto con un blitz: l’occupazione del quinto piano della sede di via Cristoforo Colombo. «Ora più che mai siamo convinti che il ministro Stefania Prestigiacomo non sia informata di quello che sta succedendo all’Ispra. Forse chi la consiglia ha omesso qualche verità. Per questo le chiediamo ancora una volta: ministro ci venga a trovare in cima al tetto!» dice Michela Mannozzi, del coordinamento precari Ispra dell'Usi-Rdb Ricerca. Nell’incontro di lunedì 21 dicembre, infatti, i lavoratori sul tetto non hanno notato alcuna apertura. «Manca la volontà politica di risolvere al più presto la situazione – spiega la Mannozzi -. La vicecapo di gabinetto del Ministero ha iniziato subito dicendo che i soldi per i nuovi contratti non ci sono. Ma la stabilizzazione dei precari potrebbe essere risolta in maniera interna, senza bisogno di risorse aggiuntive. Costerebbe solo 4 milioni di euro, di cui 3 sono già nelle casse dell’Istituto».

«IL MINISTERO SORDO ALLE NOSTRE RICHIESTE» - Le istituzioni, quindi, sembrano essere sorde alle richieste dei lavoratori. «Basti pensare che la rappresentante del Ministero non era a conoscenza di nessuna delle nostre proposte – aggiunge la Micozzi -. E che non aveva con sé nemmeno un foglio per scrivere appunti. Ci ha detto che gli uffici sono molto impegnati e che è potremo rivederci non prima di febbraio. L’impressione è negativa, molto negativa: come se non volessero proprio ascoltarci. Noi crediamo che manchi l’interesse politico a risolvere la nostra vertenza». Eppure i precari, dicono, si stanno battendo anche per il rilancio dell’Istituto: «“Senza tutti noi – spiega ancora - sarebbero smantellate tutte le attività di ricerca in un settore delicato come quello del dissesto idrogeologico e della protezione ambientale».

VOCI DI SGOMBERO – E nel tam tam di notizie che si rincorrono, ai lavoratori è arrivata anche una voce preoccupante. «Qualcuno ha detto che ci vogliono sgomberare dal tetto – afferma la Micozzi –. Ma se lo faranno noi protesteremo in strada, sempre pacificamente. Siamo qui, al freddo di questi giorni per rivendicare il nostro diritto al lavoro. Le voci di sgombero erano state aspramente criticate dall’Idv e il segretario Antonio Di Pietro ha fatto sapere che sarà sul tetto con i precari il giorno di Santo Stefano.

I NUMERI - L’Ispra nasce circa due anni fa dall’unione di tre Enti pubblici di ricerca (Apat, Icram e Infs) con la finalità di razionalizzare le competenze tecnico scientifiche presenti. «Finora però – afferma ancora Emma Persia, coordinatrice dell'Usi-RdB dell'Ispra – abbiamo avuto solo licenziamenti. Nel dicembre dello scorso anno sono andati via i primi 50. Lo scorso giugno, invece, non è stato rinnovato il contratto ad altri 200 ricercatori e altri 200 rischiano di fare la stessa fine a dicembre 2009. Si potrebbe arrivare ben presto a 500 licenziamenti, ovvero il 40 per cento del personale in meno. Persone mandate via solo perché hanno un contratto a termine: io, che ho il posto fisso, posso garantire che questi colleghi che rischiano svolgono il mio stesso lavoro con la stessa professionalità».

Carlotta De Leo

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