a cura del Laboratorio sui Generis, TijuanaProject

Pisa - RU486: i molteplici aspetti di una pillola controversa. Seminario di autoformazione (valido 1cfu)

Martedì 11 Maggio, h 14.30, aula D2 polo Fibonacci (ex Marzotto)

7 / 5 / 2010

Il seminario andrà a trattare l'introduzione e l'utilizzo della pillola Ru 486 con riguardo all'esperienza italiana ed europea, e si articolerà attraverso un percorso che toccherà i seguenti argomenti:

  • analisi delle previsioni normative inerenti l'introduzione e la regolamentazione della pillola abortiva
  • aspetti farmacologici del mifepristone (principio attivo della Ru486)
  • aspetti medico-clinici, in relazione all'assunzione del farmaco.
  • storia del farmaco e della sua sperimentazione
  • aspetti sociologici legati all'introduzione del farmaco nella pratica clinica ospedaliera italiana, inseriti in una prospettiva comparatistica.

RELATORI :

  • Prof.ssa M.Cristina Breschi, docente ordinario presso la Facoltà di Farmacia;
  • Dott.Massimo Srebot, direttore di ostetricia e ginecologia Asl 5 di Pisa,tra i primi in Italia a sperimentare la ru486;
  • Prof.Pierluigi Consorti ,professore associato presso la Facoltà di Giurisprudenza.

VALUTAZIONE FINALE E RICONOSCIMENTO CFU:
L'acquisizione del credito sarà subordinata a una prova di verifica scritta, consistente in un breve questionario. In seguito il cfu verrà inserito nella carriera dello studente. Per gli studenti della Facoltà di Farmacia il riconoscimento è automatico; per gli studenti dell'ordinamento 509 il riconoscimento è automatico fra i crediti liberi; gli studenti delle altre facoltà dovranno informarsi presso le proprie segreterie didattiche.

ISCRIZIONE ALL'ESAME: 

E' consigliabile per questioni organizzative, anche se non vincolante, l'iscrizione all'esame. Per gli iscritti alla facoltà di farmacia l'iscrizione può essere effettuata direttamente sul sito della facoltà. Per tutti gli altri, è posibile mandare un'email a suigeneris@tijuanaproject.it

ULTERIORI INFO: 

  • suigeneris@tijuanaproject.it

 


leggi anche: Discorsi pubblici sul corpo delle donne


Le donne sono state soggetto di sistemi di controllo che da sempre hanno invaso la sfera più privata ed intima della vita. I comportamenti, gli affetti, l'amore, la cura, l'aiuto reciproco, la condivisione sono da sempre oggetto di controllo pubblico. La sperimentazione degli svariati dispositivi di controllo esistenti ha storicamente avuto come terreno il corpo delle donne, soprattutto nella sfera privata, soprattutto nei campi della sessualità e della riproduzione. Esemplari in questo senso sono le questioni legate all'aborto, in particolare all'introduzione dei sistemi abortivi chimici, ovvero della RU486 o Mifegyne.

Cronistoria

Scoperta e sperimentata all'inizio degli anni ottanta come un'alternativa all'aborto chirurgico,sola tecnica abortiva allora possibile, la RU486  provocò appena nata polemiche, soprattutto negli ambienti ostili all'aborto volontario. Ciononostante, il mifepristone venne posto sul mercato in Francia nel 1988, per l'uso in combinazione con prostaglandine. Attualmente è utilizzato nel 30% delle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG).  Fu approvato in altri paesi Europei negli anni novanta, e negli Stati Uniti nel settembre 2000. A dimostrazione dell’importanza del suo ruolo, nel 2005 l’OMS  la inserisce nella lista dei farmaci essenziali, raccomandandone l'uso combinato e sotto stretta osservazione medica. Il fine è offrire un'alternativa ai metodi chirurgici utilizzati nei paesi in via di sviluppo.

A circa vent’anni dalla sua scoperta rieccoci di fronte a molteplici attacchi a questo farmaco: dopo la decisione dell’AIFA del 30 luglio che annuncia l’approvazione, si ha una fase di stop dovuta all’intento da parte del ministero di rallentare l’iter, con lo scopo di creare una commissione di “indagine conoscitiva”, fino ad arrivare al 19 ottobre, in cui viene confermata la delibera del 30 luglio, dando il via libera alla fase finale dell'iter approvativo che entro 20-30 giorni porta alla pubblicazione in Gazzetta e alla disponibilità' della pillola negli ospedali.  L'Aifa stabilisce le modalità di erogazione dopodiché  il 25 novembre2009 , dopo un'inchiesta conoscitiva, la commissione Sanità del Senato approva con i voti dei partiti di centro-destra un documento che chiede al governo di fermare la commercializzazione della RU-486 in attesa di un parere tecnico del ministero della Salute circa la compatibilità con la legge 194, per poter stabilire profili di utilizzo coerenti con la stessa (in particolare il ricovero obbligato in ospedale durante tutto il ciclo di assunzione del farmaco). La pillola abortiva RU486 sarà' definitivamente approvata e utilizzabile nel nostro paese 10 dicembre, quando viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale la delibera dell'Agenzia del Farmaco che approva la commercializzazione della pillola.

Appena partita la distribuzione in Italia è subito polemica. Nonostante le numerose richiesta di ASL e farmacie ospedaliere la distribuzione inizia solo nei primi giorni di aprile. Intanto, i due neo governatori leghisti, Cota in Piemonte e Zaia in Veneto, prendono la prima decisione «politica» della loro amministrazione: da entrambi arriva un netto no alla distribuzione della pillola.

Ovviamente, visto che le competenze effettive delle Regioni in materia non sono ampie, sono costretti a rimangiarsi gran parte delle loro affermazioni entro pochi giorni.

Il farmaco [fonte:Wikipedia]

Il mifepristone, principio attivo del farmaco in questione, è uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l'aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza, da non confondere con la pillola del giorno dopo (contraccettivo d’emergenza post-coitale). Quest’ormone steroideo è un  anti-progestinico derivato dal noretindrone, che agisce direttamente sui recettori progestinici, inibendone l'azione particolarmente sull'utero. Il progesterone  è l'ormone che assicura il mantenimento della gravidanza per le sue diverse azioni sulle strutture uterine. Il mifepristone blocca l'azione progestinica sui recettori inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che accade durante le mestruazioni. L'azione del mifepristone necessita a volte di essere completata in un secondo tempo, solitamente due giorni dopo la prima assunzione, con la somministrazione di una prostaglandina (di solito il misoprostol) che provoca delle contrazioni uterine e favorisce l'eliminazione della mucosa e dell'embrione, solitamente entro mezza giornata.
Il metodo che prevede le due somministrazioni è efficace tra il 92% e il 99% dei casi, mentre    l'RU-486 da solo ha un'efficacia pari a circa l'80%.
Ad alte dosi, il mifepristone ha anche lievi effetti antiglucocorticoidi e antiandrogeni.

La molecola è utilizzata in:

  • Interruzione volontaria di gravidanza (IVG);
  • interruzione clinica di gravidanza in caso di morte fetale in utero per ridurre la dose di prostaglandine necessaria all'espulsione.

Accertato con una ecografia che la gravidanza sia all'interno dell'utero e di età inferiore a sette settimane di gestazione, il medico somministra da una a tre compresse da 200 mg di mifepristone. Il farmaco blocca i recettori del progesterone sulla mucosa e sulla muscolatura dell'utero favorendo il distacco dell'embrione e la dilatazione del collo dell'utero.
Due giorni dopo, se non si è verificata l'espulsione del materiale gravidico, viene somministrata una prostaglandina che la induce nel giro di pochissime ore.
Dopo circa dieci giorni, la paziente torna in ospedale per la verifica ecografica dell'avvenuta interruzione. La procedura può fallire in meno dell'1% dei casi, e in circa il 5% dei casi è necessaria la revisione chirurgica della cavità uterina per completarla, o per bloccare eventuali emorragie che possono verificarsi.

I vantaggi di questo metodo vanno dalla possibilità di utilizzarlo sin dalle prime settimane di gravidanza (l'aspirazione infatti non è possibile fino verso la 6° settimana). Inoltre il metodo non richiede né intervento chirurgico  né anestesia e non ha gli stessi rischi dell'aspirazione. Permette dunque l'interruzione volontaria di gravidanza in quei casi in cui l'aborto chirurgico non può essere praticato.

La procedura si potrebbe sviluppare in privato perché avviene come un aborto spontaneo. Il metodo è anche meno costoso e più accessibile, e nel 95% dei casi non necessiterebbe di ricovero e di un intervento chirurgico specializzato. E’ qui che nascono ulteriori problemi nell’utilizzo in Italia. Infatti l’AIFA, contrariamente a quanto avviene in altri paesi europei, prevede nelle sue linee guida, il ricovero ospedaliero fino al completamento dell’aborto, che avviene in 2 o 3 giorni.

Considerazioni

I movimenti per la vita contestano l'uso del mifepristone, considerandolo un modo per abbandonare la donna nel momento in cui deve affrontare una scelta difficile. Da più parti inoltre si sostiene che la semplicità della procedura con cui può essere interrotta la gravidanza potrebbe portare le donne a sottovalutare l'importanza del gesto incrementando cosi’ il numero degli aborti. Tuttavia nei paesi in cui questa procedura è ormai in uso da molti anni, la scelta della donna  si e’ orientata solo verso lo strumento più sicuro e meno invasivo, più adatto alla tutela della salute dell’individuo, senza che ciò comportasse un incremento delle IGV.

Prendendo atto di ciò ci chiediamo: quale potrebbe essere l'interesse di un ginecologo, favorevole alla l. 194,  a peggiorare la situazione delle sue pazienti solo per sostenere quello che lui considera un “diritto”? Come si può sostenere che un metodo qualsiasi possa interferire con la scelta della donna,che in casi del genere necessita di mettere in campo tutta la sua capacità di decidere, di autodeterminarsi?

Il ricovero ospedaliero può, invece di accompagnare la donna, essere sentito come una forzatura,una violazione alla propria privacy  resa ancora piu’ pressante dalla costante presenza nelle strutture pubbliche sanitarie dei movimenti per la vita. Non si prende in considerazione infatti l'esigenza personale della paziente, che può sia essere quella di aprirsi, ma anche quella di vivere la sua scelta da sola, magari lontana da reparti dove le nascite sono di casa più degli aborti (fortunatamente) e potrebbero solo avere l'effetto di rendere pesante la decisione intrapresa.

Negli ospedali oggi la donna affronta l'aborto chirurgico in solitudine e data la procedura dell'intervento viene subito dimessa. Paradossalmente con l'aborto farmacologico la donna non sarà più sola perché avrà un rapporto più continuativo col medico e l'equipe.

Con le linee guida applicate all'uso del mifepristone, le donne non possono decidere per se stesse, non possono decidere insieme al medico il percorso più adatto, ma devono sempre essere “tutelate”.
Devono sempre subire le scelte “migliori” di qualcun altro! 

Gli avvenimenti recenti sulla RU486, a parte le questioni tecniche non di certo ignorabili, mostrano come una questione profondamente intima come l'aborto, diventi un tentativo di controllo pubblico che utilizza le controversie strettamente normative a proprio vantaggio.
Un sistema che permette l'IVG e lo permette nelle migliori condizioni è preferibile a quei sistemi in cui l'aborto è rigettato o accettato con un senso di colpa o di disvalore generale, magari destinando chi vuole compiere questa scelta a finire nella mani delle cosiddette “mammane”,con il serio pericolo di complicazioni date dalle totalmente inadeguate condizioni dovute alla clandestinità.

L'aborto è una scelta, e come tale ha un valore, che può essere anche un disvalore, ma che comunque ogni donna deve poter decidere se applicare o no al proprio corpo.
Questo ci permette di individuare il vero terreno dello scontro, che deve essere politico più che normativo. La necessità è quella di sottrarre il corpo delle donne alla sperimentazione di modelli di controllo. Questa sottrazione, se nell'immediato è fondamentale per le donne, diviene un'azione di prospettiva a tutela della vita privata di tutti gli individui.

 


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