Pisa - Il Progetto Tijuana riparte da Palazzo Mastiani

Occupato stamattina un edificio in disuso dell'università

29 / 3 / 2011

Siamo un gruppo di studenti e precari, siamo giovani nel tempo della crisi, stretti tra un'università in dismissione, la disoccupazione, il ricatto continuo sul posto di lavoro, un sistema di welfare che produce un attaccamento opprimente al contesto familiare, l'unico da cui è possibile ricavare reddito nel contesto odierno.

Pisa è una città universitaria, una città che vive e produce grazie alla generazione precaria. Eppure, questa città sembra non accorgersi di noi, sembra relegarci a figure di passaggio, dei quasi-cittadini visto che per lo più pisani non siamo. Noi dobbiamo studiare, accontentarci di lavoretti in nero a basso costo quando ci sono, protestare non eccessivamente (una pacca sulla spalla contro la riforma non costa niente), e, soprattutto, scomparire la notte, o quantomeno fare quello che vogliamo, ma solo in spazi normati, funzionali al consumo e non alla libera espressione.

Già da tempo ci siamo alquanto stancati di questa condizione, e lo dimostra la straordinaria insorgenza di questo autunno, che è riuscita finalmente a far emergere dal buio il blocco del futuro e del presente che già da tempo viviamo, certo non abbiamo ancora vinto, ma oggi nessuno dubita, come fino allo scorso anno, che esiste una “questione giovanile”, che tornerà ancora a farsi sentire.

Così, come progetto Tijuana, abbiamo deciso di restituire alla nostra generazione un pezzo del centro cittadino, Palazzo Mastiani in Corso Italia, proprietà dell'università di Pisa, da anni ridotto al degrado e all'abbandono. Vogliamo utilizzare questo spazio per costruire la nostra indipendenza, quella che la crisi e la precarietà pervasiva che viviamo ci impediscono di realizzare. Un palazzo storico, nel quale Leopardi ha concepito i suoi canti pisani, che vogliamo riempire di iniziative artistiche, culturali e politiche indipendenti, nonché trasformare in un laboratorio capace di pensare nuove forme di welfare e di riappropriazione della ricchezza che ogni giorno ci viene sottratta.

Ma non vogliamo certo che la nostra generazione lo utilizzi in modo esclusivo. Invitiamo quindi tutta la cittadinanza, tutti i passanti di corso Italia, e in particolar modo chi, della nostra generazione o meno, non ne può più di una vita da precario, ad attraversare e vivere questo spazio.

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pisa-intervista agli attivisti di tijuana

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