Art Lab - Atelier precario occupato

Parma - Vivere il comune: un'alternativa sociale ed abitativa

Report dell'assemblea sull'autorecupero di Art Lab

9 / 5 / 2011

Domenica 8 maggio, all'interno del cortile di Art Lab, si è tenuta un'assemblea pubblica, che ha visto la partecipazione di oltre 60 persone, allo scopo di dialogare e confrontarsi con i diversi ospiti, in merito all'autorecupero dello stabile, sia in senso archietettonico-edilizio, sia in senso sociale-culturale.

Hanno partecipato all'assemblea, come relatori, i rappresentanti di due associazioni che hanno avviato, già da tempo, progetti di questo tipo sul patrimonio pubblico abbandonato: l'associazione Senza Frontiere, titolare del progetto di autorecupero della Casa Cantoniera di Parma, e il collettivo Sottotetto e l'associazione Animali Sociali, impegnate nell'autorecupero di una casa cantoniera di Reggio Emilia (Progetto Casa Bettola).

L'introduzione al dibattito

Art Lab vuole parlare di autorecupero perchè pensiamo che sia necessario pensare e costruire insieme un'alternativa che non puo' essere solo evocata ma ha bisogno di essere agita quotidianamente, partendo dai vari aspetti della vita quotidiana, posta sistematicamente sotto ricatto e quindi precarizzata, all'interno del mondo del lavoro, dello studio, della mobilità, e soprattutto del diritto all'abitare. E' da questo presupposto che nasce la "riconquista" di Art Lab.

Ci piace parlare di "riconquista" e non di occupazione perchè è dentro questa parola che si leggono i significati che stanno alla base della nostra azione: la riconquista di un bene comune, la riconquista della possibilità, seppur parziale, di scegliere una vita migliore, la riconquista di un bene che gli enti pubblici hanno deciso di lasciare al degrado e all'abbandono. Ci riapprpriamo collettivamente di Art Lab prima che qualcun altro, attraverso la speculazione privata e in presenza di un mal governo pubblico, possa appropriarsene per fare profitto, ai danni della collettività, specialmente in un quartiere come l'Oltretorrente, che sta già subendo i tratti più feroci di tale processo (la privatizzazione delle piazze pubbliche, dell'Ospedale Vecchio e della biblioteca Civica).

E' proprio alla domanda "Quale alternativa?" che Art Lab ha deciso di rispondere, assumendosi la responsabilità di aprire uno spazio dopo tanti anni di inutilizzo. Ma la responsabilità non sta tanto nell'atto, quanto nell'idea e nella prassi della costruzione di un'alternativa.

L'alternativa sociale e abitativa che può nascere qui è per noi il Comune: un bene liberato dall'abbandono, dai tagli e dalla dismissione del Pubblico e non assoggettato all'interesse Privato. Riconquistato per essere gestito collettivamente.

Il senso di questa scommessa è insita nel termine "auto-recupero" che non significa "recuperare ciò che è vecchio" bensì creare idee e pratiche nuove. L'autorecupero di Art Lab prevederà una modalità di gestione che riguarda direttamente le persone, senza mediazioni e senza deleghe. Non si agirà solo sulla struttura fisica dello stabile, ma sulle relazioni sociali, sui saperi e sulle conoscenze che verranno messe in comune per trasformare lo status quo.

Katia Torri, associazione Senza Frontiere, ha parlato dell'esperienza della Casa Cantoniera di via Mantova 24. In questo caso, il progetto nasce da un'occupazione, inizialmente a scopo abitativo per 4 famiglie, nel dicembre 2003. Lo stabile aveva appena registrato un cambio di proprietà, dall'Anas alla Provincia di Parma che, al momento dell'occupazione non sapeva neppure di essere la diretta proprietaria. Sintomo di come gli enti pubblici, spesso, gestiscono il proprio patrimonio. A seguito della presentazione del progetto di autorecupero, redatto con l'ausilio di archiettti e associazioni che tutt'ora partecipano alle attività dello spazio sociale, il Progetto Cantoniera ottenne un riconoscimento anche istituzionale, attraverso un contratto di comodato d'uso gratuito di nove anni, rinnovabile per altri nove, a partire dall'aprile 2005. Per la Casa Cantoniera, l'autorecupero è un progetto di vita, inteso come progetto a lungo termine che coinvolge un'intera generazione e quelle successive, ma anche nel senso in cui si generano partecipazione, attività culturali, teatro, assemblee e progetti, dalle macerie di uno spazio che rishiava la morte.

Silvio (collettivo Sottotetto) e l'architetto Chiara Valli (associazione Animali Sociali) hanno raccontato l'esperienza dell'autorecupero della casa cantoniera di Reggio Emilia, iniziato un anno fa, a seguito dell'occupazione e del successivo coinvolgimento di diverse realtà cittadine (i Cobas Scuola, gli architetti, i designer, gli urbanisti dell'associazione Animali Sociali, l'associazioneYa Basta, il Gas ...), attivi nella collaborazione per la gestione di molti progetti: la scuola di italiano per donne migranti, l'orto collettivo, l'atelier dei bambini. Questo ha trasformato il valore economico dello stabile (stimato sui 150-200 mila euro dalla Provincia di Reggio Emilia, proprietaria dello stabile, che ha tentato più volte di venderlo ad asta a privati)  in valore sociale, ben più prezioso, anche se non riconosciuto dalle istituzioni che continuano ad ignorare tale progetto, solo perchè neto da un atto illegale.

Se le istituzioni capissero che dare più fiducia ai propri cittadini, significherebbe una gestione partecipata e collettiva del patrimonio pubblico a costo quasi nullo, attraverso la pratica dell'autorecupero, si avrebbe la possibilità di conservare gran parte degli edifici di valore artistico che oggi versano in stato di abbandono nei centri storici delle nostre città d'arte. E' criminoso lasciar marcire edifici pubblici e non tornare ad utilizzarli in modo collettivo!

Marco (Rete per l'autocostruzione dei pannelli solari) ha raccontato l'esperienza del villaggio ecologico di Granara, autocostruito ad impatto zero sull'ambiente e sulla salute. Anche qesta suggestione rapresenta un importante esempio per ripensare l'autorecupero dello stabile i termini di sostenibilità ambientale e indipendenza energetica.

Lucia (Art Lab) ha posto l'attenzione, invece, sull'importanza di considerare e rispettare, durante il processo di restauro e autorecupero,  i vincoli architettonici, propri di un posto con elevato valore storico e culturale come questo (nonostante le istituzioni lo abbiano trascurato in modo criminoso fino ad ora). Un utile esempio da seguire, potrebbe essere rappresentato da il S.a.L.E. Docks, nato dal'occupazione dei Magazzini del Sale di Venezia. Lo scopo, seguendo i consigli dell'architetto di Reggio Emilia,  sarà dunque di ridurre al minimo i lavori struturali (visto che l'edificio è già in buone condizioni) e di coinvolgere nel restauro specialisti e docenti della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali.

L'assemblea si è conclusa, infine, con l'intervento di un abitante del quartiere, che vive con la compagna e il loro figlio, a pochi metri da Art Lab. Siamo stati piacevolmente accolti con un caloroso benvenuto da parte di entrambi, con l'invito ad organizzare una cena di quartiere per conoscerci meglio e per presentare i nostri progetti. Saremo felici di farlo al più presto!

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ART LAB

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Borgo Tanzi 26

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