Fonte: ParmaSera.it

Parma - Viaggio dentro la casa occupata Art Lab, dove si realizzano i sogni

Testo di Emerico Trifirò. Reportage fotografico di Federico Picciani

13 / 5 / 2011

Non esiste formula migliore che rimboccarsi le maniche, mettere a nuovo qualcosa che non serviva più e farlo diventare qualcosa di utile. Dal 6 Maggio in borgo Tanzi, in pieno Oltretorrente, c’è una struttura che rispetta a pieno questi canoni e che nasce dall’entusiasmo di un gruppo di studenti dell’Università che hanno deciso di "prendere possesso" di un stabile di proprietà dell’Ateneo. Quattro piani praticamente abbandonati che, nei progetti degli occupanti, verrebbero diventare qualcosa di diverso e aperto alla città. Stiamo parlando di ART LAB, uno spazio sociale autogestito aperto a chi vive la città.Lo spazio è enorme: quattro piani e decine di appartamenti. Il primo passo dei ragazzi è stato quello di prendere in mano spugne, scope e palette e cercare di rendere vivibile quello che per decenni è stato territorio incontrastato dei piccioni. Un lavoro non facile che necessità di tempo e tanta fatica. Ma un lavoro che da anche soddisfazioni. Nel frattempo però si pensa anche al futuro. Si progetta quello che sarà e come arrivarci. Naturalmente molto dipende dall’Università che deve dare il permesso per utilizzare la struttura. Si pensa alla realizzazione di eventi, attività e per dare un’alternativa atta a contrastare la precarietà. “L’esposizioni, i mercatini GAS, le cene e i cineforum” si sente proporre alla ruonione quotidiana di fine lavori “potrebbero essere organizzati a pian terreno”. Si mettono nero su bianco importanti progetti: la creazione di un ufficio stampa, corsi, aule studio, programmi post pomeridiani per bambini e condivisone dei saperi e dei sapori (una mensa alternativa più “a buon mercato”). Obiettivi grandi, certo, ma perchè non si dovrebbe sognare? Tanto più che la dirigenza dell’Ateneo parmigiano sembra pronto ad assecondare le volontà di questi ragazzi che ci mettono la voglia e l’impegno, che si tirano su le maniche e che vogliono rendere concreti i loro sogni.Energie, risorse e volontà non mancano. Un'esperienza che non vive solo forza lavoro degli studenti, ma anche e sopratutto del sostegno del vicinato: sono stati donati mobili, soldi e tanti hanno dato pieno appoggio a questa iniziativa. L’accoglienza non è il fenomeno più eclatante: vedere collaborare tre generazioni con la finalità d’aumentare il proprio benessere e la propria partecipazione attiva nel tessuto sociale della città è quello che colpisce di più.

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