9 aprile - La giornata nazionale del precario

Parma - Precarity Circus verso il 6 maggio: lo sciopero di una generazione

Appuntamento in via Gramsci davanti al supermercato Primo alle ore 16

8 / 4 / 2011

Co co pro e lavoratori interinali, lavoratori dello spettacolo, studenti, immigrati, lavoratori in nero, popolo delle partite iva , disoccupati e più in generale tutti quelli a cui hanno negato il futuro.
Funamboli sulla corda della precarietà, tesa tra speculazione ed esproprio. Il circo del precario continua ad inglobare categorie al suo interno: la precarietà è oggi è un elemento trasversale, una questione esistenziale, un’impostazione mentale.
Precarietà è erosione dei diritti (all’abitazione, ai trasporti, al lavoro, alla cultura, all’ambiente). E’ la violenza esercitata sulle nostre coscienze, per cui inconsapevolmente siamo catapultati in una società del consumo fine a se stesso (innalzato a stendardo del soddisfacimento dei propri desideri) in cui i cicli produttivi si esercitano in ogni momento della giornata, senza più distinzione netta tra produzione negli orari lavorativi e al di fuori di essi. Precarietà è essere costantemente sedati sul piano della formazione delle coscienze critiche e dell’intelligenza collettiva, mediante la legittimazione del concetto di proprietà intellettuale. Precarietà è l’esproprio messo in atto sul piano della cultura e dell’arte. Precarietà è essere obbligati a sottostare al ricatto degli stages non retribuiti, della mancanza di ammortizzatori sociali, della malattia non pagata, delle false politiche di accoglienza, dell’impossibilità di potersi gestire i propri tempi e costruire i propri desideri.

Vogliamo e dobbiamo rompere questa normalità grottesca, che ci viene raccontata come l’unica possibile, che si manifesta con l’attuazione di sistemi medievali e gerarchici, amplificando il divario tra i centri del verticismo decisionale e il mare sempre più grande di sfruttati.

Sono state tracciate le frontiere della schiavitù postmoderna. Il ricatto esercitato sulle nostre vite si è fatto più subdolo, proiettandoci direttamente in una dimensione surreale in cui il tempo, gli spazi, i desideri sono prigionieri al servizio del profitto. Ogni aspirazione è stritolata dal vortice a spirale della mercificazione nel paradigma di un sistema produttivo in cui siamo attori non protagonisti di un dramma consumistico.
Dobbiamo ricominciare a chiederci cosa significhi vivere al giorno d’oggi. Non possiamo più accettare passivamente il fatto che vivere equivalga ad accontentarsi, a porgersi come unico obiettivo un riscatto economico. Che le nostre energie siano tutte assorbite dalla frenesia compulsiva di una normalità che non ci appartiene. E’ la nostra vita ed è sporca di cose che non ci rappresentano.
Riprendiamoci i nostri sogni, i nostri spazi, la nostra autonomia, la nostra capacità critica, il nostro tempo.

Vogliamo tutto e lo vogliamo subito!
L’affitto, le tasse universitarie, le spese per le bollette, il carovita, il rischio costante di perdere il posto di lavoro, i contratti a progetto, le morti bianche, l’impossibilità di accedere alla cultura e all’arte, la mancanza di ammortizzatori sociali, di borse di studio, un welfare famigliare che non è più sufficiente… La vita, l’unica che abbiamo, con le sue responsabilità si riduce ad una serie di atti vuoti e forzati che ci permettono a malapena di sopravvivere. E in questa asfissiante giungla , in questo paradigma della precarietà, in questo sistema padronale che ci espropria del diritto decisionale sulla nostra vita, noi vogliamo essere tumulto creativo e al tempo stesso conflitto metropolitano con l’obiettivo di rientrare in possesso della nostra soggettività politica. Rivendichiamo la nostra esistenza in quanto precari in ogni declinazione del bios con l’obiettivo di tornare ad essere protagonisti della nostra vita. E dunque rimettiamo in gioco le nostre esistenze. In questo enorme circo della precarietà riprendiamoci luoghi e tempi, costruendo un percorso che parli di reddito di esistenza in forma diretta e indiretta, da affiancare alle pratiche di autoreddito, di auto recupero e alla costruzione di una coscienza collettiva.


Per tutte queste ragioni, il 9 Aprile saremo presenti nelle strade della nostra città per aprire uno squarcio nel muro dell’indifferenza e dare ossigeno a tutt@ i non garantit@, prima tappa di un percorso che ci porti tutti uniti verso la grande giornata dello sciopero generale del 6 Maggio.

9 APRILE ORE 16:00 VIA GRAMSCI, DAVANTI AL SUPERMERCATO PRIMO

GIORNATA NAZIONALE DEL PRECARIO

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