Parma - Mascherarsi per smascherarsi

Brevi riflessioni di ritorno dall'Euro Pride

20 / 6 / 2011

Arcobaleni disegnati su tutte le parti del corpo, bandiere, maglie, gonne, scarpe arcobaleno.

Se non sbaglio l’arcobaleno è ciò che ci si aspetta dopo un gran temporale, ciò che rasserena e fa sorridere dopo lo spavento di una pioggia violenta. E’ il massimo del colore che ci si può immaginare.

Questo è il pride.

Brillantini accecanti, teste di nylon cangianti, seni prorompenti stretti in completini minimi, labbra gonfie, tacchi altissimi su cui fare chilometri. Tu le guardi, guardi queste donne, non più uomini, ridere, provocare, urlare, ballare e per un attimo ti chiedi perché, ti chiedi come mai fino a quel punto. Osservi quei seni, quelle labbra, quegli zigomi, quei capelli, quel trucco, quei culi, quei vestiti e sei rapit@, lobotomizzat@, non riesci più a pensare lucidamente a cosa si nasconde sotto tanta euforia, a cosa ha costruito tale enfatizzazione.

Poi arrivano gli striscioni, i cartelli, le scritte. Aggressive, offese, offensive, sognanti, ingenue e desiderose. Chi attacca senza pietà il vaticano e il governo, chi chiede riconoscimento e legittimazione del proprio amore, chi avvisa che esistono mille modi di creare una famiglia e che non ce n’è uno più giusto dell’altro, chi proclama la propria libertà di essere ciò che vuole, chi denuncia provvedimenti repressivi ancora in atto in tanti stati del mondo. Sessantanove associazioni e diciannove partiti partecipanti, centri sociali, collettivi, tante singole persone e poi, a metà corteo, uno splendido trenino fucsia, carico di famiglie arcobaleno. Allora piano piano, metro dopo metro dentro questo immenso e solare corteo, la domanda nella tua testa ritorna quella di sempre: perché no? cosa c’e che non và? cosa deve essere accettato? da chi ? perché?

Ti chiedi quanto deve essere insopportabile e incomprensibile dover essere legittimati, riconosciuti, accettati, perché si è nati uomini e si è diventati donne, si è nati donne e si è diventati uomini, si è donne che amano le donne, uomini che amano gli uomini e desiderare una famiglia o addirittura un matrimonio. Non si può perché qualcun altro non vuole. Non si può perché lo Stato ha legiferato sulla scelta libera dello stile di vita ponendone uno come unico e assoluto, una verità data e mai messa in discussione. Tutto ciò che è fuori da questo “pacchetto normalità” è il diverso, marginalizzato, minoritario, con meno diritto d’esistere e di essere supportato.

Quasi tutta Europa ha riconosciuto i diritti fondamentali e civili delle coppie omosessuali, permettendo il matrimonio ed in alcuni Paesi anche l’adozione.  In Italia siamo ancora a discutere se una persona che ha gusti sessuali differenti dalla maggioranza della popolazione sia normale, siamo ancora al punto in cui, per ferire la virilità di un uomo, lo si connota come omosessuale, siamo ancora al livello in cui scoprire l’omosessualità di una persona conosciuta è fonte di pettegolezzo sfrenato, ci si è fermati al mancato riconoscimento di un semplice sentimento. In Italia il welfare famigliare è previsto solo per un tipo di famiglia, quello mononucleare, composto da marito-moglie-figli/o, escludendo qualsiasi altra forma di relazione (convivenza, famiglie arcobaleno, famiglie allargate…).

Ed è qui che il pride prende significato. E’ qui che lo si deve guardare non come una semplice “carnevalata” ma come un giorno in cui si manifesta la fierezza per quello che si è, quello che in tutti gli altri giorni dell’anno si fa fatica ad esprimere, chiedendosi da chi si verrà presi in giro, a chi si dovrà inventare una storia diversa dalla propria, davanti a chi si dovrà fingere di essere altro per convenienza o per paura. Il pride è uno dei tanti modi di manifestare, unisce persone di tutte le estrazioni sociali, politiche, di tutte le provenienze ed il suo significato è intrinseco e così chiaro, non dovrebbe necessitare di parole; invece sappiamo che difficilmente raggiunge tutt@, che spesso disarma e lascia perplesso chi non ha le basi per capire o chi non s’è mai posto l’obiettivo di approfondire questo tema.

Le “parate della fierezza “ vengono da un percorso lungo di battaglie, rivendicazioni, movimenti, lotte, con il desiderio comune di vedere riconosciuti i propri diritti. Sono stati raggiunti tanti obiettivi e ora è arrivato il momento di trovare il modo di sbloccare la stasi italiana rispetto al raggiungimento di quelli che mancano. Non può più essere un discorso che passa sulle labbra delle persone lasciandole indifferenti, non creando indignazione come, invece, la si ha per tante altre tematiche. Perchè se l’indignazione genera rabbia e la rabbia è della moltitudine, questa genera forza e fa si che vengano abbattuti dei muri.

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Roma Euro Pride 2011 - Foto di Sandra Martorano