Parma - “La Paz!”: Solidarità ad Alessio e alla polisportiva “Assata Shakur”

Siamo tutti Assata Shakur

12 / 11 / 2011

Da circa un anno a questa parte, stiamo assistendo a due eventi storici opposti ma purtroppo correlati: uno che vede la nascita di un nuovo movimento, diverso da tutti gli altri visti in precedenza, che parla un nuovo linguaggio, quello dei beni comuni e dei diritti sociali, e che, attraverso queste parole d’ordine, è stato capace, già dalla sua nascita, di unire ambiti di lotta apparentemente differenti. Un movimento che vede protagonisti comitati in difesa dei beni comuni ambientali, centri sociali, collettivi e anche semplici cittadini, studenti, lavoratori precari, migranti, ai quali costantemente vengono sottratti i propri diritti e che ogni giorno si indignano e si organizzano dal basso per riappropriarsi di questi e cercare di costruire un’alternativa reale e concreta contro questa crisi e questo sistema capitalistico.

Un movimento che, di questa crisi, ha ben chiaro sia i colpevoli sia i modi per uscirne ed esprimendo così una forza incredibile (che fa paura a qualcuno), e che ci ha visto, nella giornata del 15 ottobre, in quasi mille città in tutto il mondo,  riprendere il diritto all’indignazione e scendere nelle piazze e strade che troppo spesso ci sono state sottratte.

Insomma un movimento fatto di persone vere. Appunto, persone che riescono a combattere e andare oltre la disgregazione sociale e il ricatto imposti da una precarietà diffusa, creata ad hoc per il profitto di pochi.

Questo primo evento è legato ad un secondo a dir poco scandaloso: una repressione vile, ingiustificata, volta a soffocare qualsiasi spazio di creazione di sapere critico e di pratiche conflittuali, solo (e non vediamo altre spiegazioni logiche) per gli interessi di una casta ristretta di banchieri e politici corrotti. Una repressione che è sia mediatica, quando si parla di cattivi manifestanti-blackbloc o di troppi migranti-invasori, sia fisica, come ad esempio il lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo, manganellate sul volto, perquisizioni notturne in casa dei/lle compagni/e, arresti e pestaggi, come successo in Val di Susa, Chiaiano, Roma, L’Aquila, Bologna, e ultimo, in ordine di tempo, ad Ancona, dove hanno arrestato Alessio, compagno e “presidente” della polisportiva antirazzista “Assata Shakur”, durante una partita di campionato per la quale aveva un regolare permesso. Dopo l’arresto per violazione del “DASPO” (forma incredibile di repressione dei tifosi cosiddetti “violenti” che Maroni vorrebbe estendere a tutte le manifestazioni), il processo per direttissima e la scarcerazione per le deboli accuse, e` arrivata la decisione del comitato regionale della Figc Marche di sospendere la squadra dal campionato di terza categoria, impedendole così di disputare le partite in programma, tutto cio` dopo che la questura ha inviato un informativa alla federazione sul nome della squadra: Assata Shakur, secondo informazioni provenienti dall’Fbi statunitense, è catalogata come terrorista, quindi solo il nome istigherebbe alla violenza.

Noi sappiamo bene che le cose non stanno così. Nel territorio italiano ci sono tante polisportive che stanno sviluppando un concetto di sport inteso non come agonismo estremo o mezzo di lucro, ma come mezzo di aggregazione sociale, integrazione e coinvolgimento. Lo sport come bene comune. Le polisportive antirazziste affrontano i temi delle migrazioni, dell’accoglienza, del diritto alla libertà di circolazione delle persone che pongono tutte le proprie risorse e speranze in viaggi che molto spesso non arrivano a termine. Tematiche che il governo affronta a suon di politiche razziste e criminali.

L’esperienza della polisportiva Assata Shakur, che da 10 anni pratica al contempo inclusione e conflitto sociale, vive in pratiche quotidiane che sono anche le nostre, per questo va il nostro più forte sostegno e solidarietà ad Alessio e ai compagni dell’Assata Shakur da cui la nostra neonata squadra antirazzista ha molto da apprendere.

Per questo oggi, i giocatori di La Paz! sono scesi in campo con lo striscione "Siamo tutti Assata Shakur" consapevoli del fatto che non ci sarà mai una repressione tanto forte da contrastare quello che i nostri discorsi e pratiche portano avanti.

La Paz! Antirazzista

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